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Lettere al Direttore
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Sono una ragazza nata nell’aprile del 1980, e forse proprio per questo appartengo a quella generazione che ha imparato a misurare il tempo guardando in alto. Negli ultimi mesi, passando da una delle piazze più centrali della mia città, mi sono accorta con un certo dispiacere che non ci sono più l’orario e i gradi a scandire le mie giornate. E mi è sembrato strano. Quasi come se qualcuno avesse tolto una piccola certezza dalla mia amata Brescia. Perché quel display fatto di numeri rossi, per me, non è mai stato soltanto un display. È stato un compagno silenzioso di tanti momenti della mia vita. Lo ricordo quando da bambina attraversavo la piazza seduta sul sedile posteriore dell’auto di mia madre, diretta alle mie lezioni di danza classica. Bastava uno sguardo verso l’alto per sapere se ero in anticipo o in ritardo. Poi sono cresciuta. E quella stessa piazza è diventata una tappa delle mie giornate da adulta, recandomi ogni mattina al lavoro passandoci accanto. L’orario mi diceva che giornata sarebbe stata: «Bene, sei in anticipo!», oppure «Corri!», mentre i gradi mi davano già qualche indicazione su come affrontare il mondo là fuori. Era una cosa semplice, quasi banale, ma faceva parte del ritmo della mia vita. Quell’indicazione dell’ora e della temperatura era una piccola bussola quotidiana, un appuntamento fisso. Mi manca quel gesto automatico. Alzare gli occhi. E mi manca anche l’idea che una città possa prendersi la briga di dirti: «Sono le 8.18 e fuori ci sono 6 gradi». Una piccola gentilezza urbana che, senza che me ne accorgessi, è diventata un pezzo dei miei ricordi. Oggi, la piazza è lì, ma mi sembra un po’ più muta. Forse è la nostalgia che parla. Quella nostalgia un po’ buffa che arriva quando ci accorgiamo che alcune cose che pensavamo sarebbero rimaste per sempre, invece erano soltanto lì ad accompagnarci per un tratto di strada. Per questo, se mai si decidesse di rimetterli, sappia che almeno una ragazza bresciana del 1980 sarebbe felicissima di tornare ad alzare gli occhi e trovarvi ciò che l’ha da sempre accompagnata. C.Z. Carissima, lei è assai gentile e, forse per non causarci imbarazzo, omette di precisare che quella piazza centrale è piazza Repubblica e il tabellone guasto è il nostro, del Giornale di Brescia. Pretendendo però trasparenza quando i problemi sono degli altri, non possiamo far finta di nulla se riguardano noi. È vero dunque, ha ragione, e del resto se ne accorgono migliaia di persone che passano di lì: tranne il display con le notizie che scorrono, la grande insegna luminosa con la testata del quotidiano è spenta, compresa la parte dell’ora e dei gradi centigradi. La causa è il deterioramento dell’impianto elettrico, ma essendo assai vetusto ripararlo ci dicono sia impossibile, dunque occorrerà rimuoverlo o sostituirlo, con i costi e sopratutto le lungaggini che comporta. Intanto grazie davvero per l’interessamento.
Qualità, contenuti, relazioni, territorio. GdB+ il valore di esserci.
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