Economia

Pensioni: in 20 anni in provincia gli importi cresciuti meno del carovita

Dal 2006 si contano quasi 76mila prestazioni previdenziali in più. Aumenta il valore dell’assegno, ma meno del tasso di inflazione
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

Oggi le pensioni nel Bresciano costano in totale 7,2 miliardi di euro
Oggi le pensioni nel Bresciano costano in totale 7,2 miliardi di euro

Il numero delle pensioni aumenta, il costo della vita corre di più. Sul sistema previdenziale bresciano si fa sentire l’invecchiamento della popolazione e lievita il peso della spesa sui conti pubblici. Il quadro emerge dai dati dell’Osservatorio statistico dell’Inps: ad oggi le pensioni erogate nel Bresciano sono 413.176, il 5% in più del 2019 (l’ultimo anno prima del Covid) quando erano 392.839. Ma, soprattutto, sono il 22,5% in più rispetto a vent’anni fa: nel 2006 in provincia le prestazioni previdenziali complessive erano 337.216.

Gli assegni

L’importo medio mensile degli assegni erogati è cresciuto, ma il loro valore assoluto va ponderato tenendo conto dell’aumento del costo della vita. Dal punto di vista nominale, l’assegno medio sembra essere cresciuto di molto. Nel 2006, secondo i dati dell’Inps, l’importo di una pensione di vecchiaia era di 872,91 euro. Nel 2025 la stessa prestazione valeva 1.642,92 euro. Nominalmente, insomma, l’aumento è stato intorno all’88%.

Tuttavia, la somma del 2006 va attualizzato al costo della vita attuale: utilizzando il calcolatore delle rivalutazioni monetarie dell’Istat (basato sull’Indice dei prezzi al consumo per famiglie, operai e impiegati: il Foi) si evince come una pensione del 2006 sarebbe equivalsa a un importo di 1.219 euro. Di conseguenza, l’aumento reale in vent’anni è stato del 35%, ma da allora il costo della vita secondo l’Istat è cresciuto di oltre il 40%.

Nemmeno l’importo medio totale delle pensioni supera l’aumento del costo della vita negli ultimi venti anni. Nel 2025 in media una pensione valeva 1.316,6 euro al mese. Nel 2006 l’importo era di 697,95 euro: oggi questa cifra varrebbe 975 euro, con un aumento del 35%.

I numeri

Il conto delle pensioni, invece, è salito davvero. I dati dell’Inps sulle «pensioni vigenti» nel 2026 includono tutti i tipi di assegni pensionistici e assistenziali (che non coincidono con il numero di pensionati, che possono cumulare più pensioni): vecchiaia, di reversibilità (cioè erogate ai superstiti di una persona defunta), invalidità e assegni sociali. Se si guarda alle pensioni di vecchiaia, dal 2006 a oggi le prestazioni sono passate da 190.979 a 267.053: oggi rappresentano la parte più cospicua (il 64%) delle prestazioni erogate dall’Inps in provincia. Le prestazioni di invalidità e sociali sono invece il 16,1 per cento.

Rispetto a vent’anni fa, l’incidenza delle pensioni di vecchiaia è cresciuta: nel 2006 erano infatti il 56,6% del totale, mentre le prestazioni assistenziali, sommate, erano il 20,5 per cento. Le pensioni ai superstiti invece sono oggi 79.539 e costituiscono il tipo di prestazione più diffuso dopo la pensione di vecchiaia.

Gli importi medi delle pensioni sono cresciuti meno del costo della vita
Gli importi medi delle pensioni sono cresciuti meno del costo della vita

Con più pensioni erogate, è aumentato di conseguenza il costo della previdenza nel Bresciano. Nella nostra provincia per quest’anno è stimato nel complesso, secondo i dati dell’Inps, in oltre 7,2 miliardi di euro, di cui 5,8 per le sole pensioni di vecchiaia. Seguono le pensioni ai superstiti (897 milioni di euro all’anno), quelle per gli invalidi civili (303 milioni) e di invalidità (140 milioni) e gli assegni sociali (67 milioni). Rispetto al 2022, l’aumento è stato dell’81,4 per cento.

Il confronto

E rispetto al resto d’Italia come si collocano le pensioni bresciane? Quelle lombarde sono oltre 3,5 milioni: quelle bresciane sono dunque l’11,6%. In totale, ad oggi, le pensioni lombarde costano più di 65 miliardi. Se si guardano gli importi mensili, il valore dell’assegno in provincia di Brescia è più basso della media lombarda, sia per quanto riguarda il totale delle pensioni (l’importo medio al mese in Lombardia è di 1.427 euro) sia per quanto riguarda quelle di vecchiaia (1.787 euro). I cedolini delle pensioni di vecchiaia bresciane hanno importo più basso anche rispetto alla media italiana (1.717,51 euro).

I sindacati

«Vediamo sempre meno pensioni anticipate e sempre più pensioni di vecchiaia», dice Mauro Paris, segretario del Sindacato pensionati italiani (Spi) della Cgil di Brescia. «Un tema è quello del cosiddetto tasso di sostituzione, cioè il rapporto percentuale tra l’ultimo stipendio e la prima pensione: chi è andato in pensione fino a dieci o quindici anni fa e aveva il calcolo completamente retributivo registrava tassi di sostituzione superiori al 70%. Oggi invece i lavoratori non chiedono più quando potranno andare in pensione, ma quanto prenderanno».

Roberto Bocchio, segretario della Federazione nazionale pensionati (Fnp) Cisl di Brescia, sottolinea le conseguenze della modifica del meccanismo della rivalutazione inserita nel testo della Manovra: «Chiediamo al legislatore di ripristinare completamente la rivalutazione, almeno quest'anno. Capisco che sia tanto, ma non è coi soldi dei pensionati che si deve fare la flat tax fino a 100mila euro agli autonomi – dice –. Siamo sempre stati il bancomat felice delle nostre famiglie, se dobbiamo diventare il bancomat dello Stato lo siamo di meno».

Il futuro si prospetta complicato, spiega Angelo Zanelli, segretario regionale Uil pensionati: «Abbiamo davanti un percorso previdenziale difficile, perché aumentano sempre di più le persone che vanno in pensione. Inoltre la vita si allunga e quindi la pensione viene erogata per più tempo. In più, i posti di lavoro appetibili sono pochi e quindi diminuiscono anche le contribuzioni che sostengono le pensioni. Il problema – aggiunge – lo si affronta aumentando gli stipendi, per compensare la diminuzione dei posti di lavoro».

Se questo non avverrà, «potranno esserci situazioni di incompatibilità tra entrate e uscite. Senza considerare le pensioni dei giovani, che saranno più basse per il fatto che il sistema contributivo inciderà fra vent’anni in maniera molto più pesante».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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