A Brescia c’è uno dei maggiori tesori tennistici al mondo, ed è a una mail di distanza. È il Fondo Clerici, ed è in possesso dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. È custodito nella sede di via Garzetta, a Brescia Nord. Lo compongono libri, faldoni, articoli rilegati, riviste, bozze, romanzi, poesie, negativi di fotografie, vhs e manifesti appartenuti, appunto, a Gianni Clerici. Comasco, nato il 24 luglio 1930 e scomparso il 6 giugno 2022, fu tennista, ma soprattutto giornalista, scrittore e cronista, nonché drammaturgo e poeta. Il tennis è stato al centro della sua vita e, come narratore di questo sport, ha avuto pochi eguali. Di certo, nessuno è stato come lui in Italia.

Visitare gli spazi dell’Unicatt in cui sono custoditi ed esposti in bell’ordine riviste, libri, articoli, diari, manoscritti, carteggi è un po’ come aggirarsi in un dannunziano Vittoriale, ma dedicato alla racchetta. Perché forse, più che scriba, Clerici (che ha scritto per La Gazzetta dello Sport, Il Mondo, Il Giorno, L’Espresso e La Repubblica) è stato un autentico esteta del tennis. Un uomo che ha trasformato la propria vita in un’opera d’arte. Un’opera d’arte multimediale, della quale rimangono scritti, registrazioni, fotografie, manifesti, ma anche quadri (che però non fanno parte del Fondo della Cattolica). Materiale prodotto in prima persona e collezionato.
Come visitarlo, innanzitutto
Per organizzare una visita alla costellazione di documenti, come si diceva, basta mandare una mail. L’indirizzo è raccolte.storiche-bs@unicatt.it. In alternativa si può telefonare al numero 030.2406251. Qui, infine, il portale che sviluppa alcuni dei filoni più interessanti attraverso i quali il Fondo può essere letto ed esplorato.
Perché a Brescia
Clerici è stato unico, si diceva. Per eleganza di scrittura, senso estetico nell’organizzazione del pensiero, pulizia e fantasia d’espressione, anche irriverenza. Spesso era in grado di pareggiare in bellezza i colpi degli atleti di cui scriveva. Si deve l’approdo di questo tesoro nella nostra città a Francesco Rognoni, docente di Letteratura Inglese, sessantaseienne pavese di casa a Milano.
Gli oltre cento scatoloni contenenti gli innumerevoli pezzi del Fondo erano arrivati a Brescia al limitare dell’estate del 2023. Raccontava all’epoca Rognoni: «Una delle ragioni per le quali la famiglia di Clerici ha scelto l’Università Cattolica di Brescia è legata al fatto che siamo in possesso del “Trattato del giuoco della palla”, scritto dall’abate Antonio Scaino e risalente al 1555, il primo documento sull’antenato del tennis».
Il tennis, sì, ma non solo
Negli spazi dedicati della Cattolica, come si diceva, si trova di tutto e si può consultare di tutto. Un elenco sarebbe infinito. Ci sono, ad esempio, tutte le annate della rivista Tennis – la più risalente è del 1929 –, poi divenuta Il Tennis Italiano.

Dentro, c’è il primo articolo della carriera di Clerici (numero dell’agosto del 1948). Lo «scriba» aveva 18 anni ed era ancora un tennista che sognava di diventare grande. Non sarebbe accaduto, non sul campo da tennis, per lo meno. Si possono consultare, però, anche riviste internazionali, come Lawn Tennis (prima uscita risalente al 1896), o Tennis De France. Fin da subito, il comasco ebbe l’abitudine di ritagliare e conservare il cartaceo degli articoli che scriveva e che venivano pubblicati. Tutti, dagli inizi della carriera fino alla fine della sua vita, sono conservati in Università.

Meravigliose e anche commoventi le pagine del diario che Clerici iniziò a tenere quattordicenne, nel 1944. Un quadernetto che il giovane «congedò», rivolgendosi al diario stesso, quattro anni dopo. Tra i documenti a penna, un carteggio con Vittorio Gassman. Clerici proponeva un proprio scritto, affinché venisse messo in scena. L’attore, regista e sceneggiatore rispondeva con garbo, lodando il giornalista, ma affermando di avere – in quel frangente – altri progetti ai quali lavorare.
In Cattolica si trovano anche materiali inediti. Bozze (alcune delle quali corrette da grandi autori italiani, come Giorgio Bassani), progetti, poesie, fotografie (in fase di digitalizzazione). Ci sono pure le stesure delle tre commedie scritte insieme al collega e mentore Gianni Brera. E più di trecento manifesti raccolti in giro per il mondo. Particolarmente iconici quelli promozionali del torneo di Wimbledon, negli anni. Non mancano disegni e caricature, come quella di Stefano Tartarotti, che ha disegnato Clerici intento a pigiare tasti sulla macchina da scrivere, accanto a un letto nel quale è sdraiata – con le coperte rimboccate – una racchetta da tennis.

Un'esperienza da fare
Visitare il Fondo guidati da Pierangelo Goffi, responsabile della biblioteca dell’Università, o consultarlo in autonomia, è attività consigliata non solo a chi è appassionato di questo sport, oppure di giornalismo. La passione rappresenta soltanto la prima traiettoria, la più logica, per avvicinarsi a questo tesoro. Perdersi nel corpus custodito in Cattolica, infatti, permette anche un vero e proprio viaggio nel costume, nell’estetica e nella cultura popolare dell’Italia e del mondo, dagli albori del secolo scorso fino al giorno d’oggi. E può far specie, ad esempio, leggere certe frasi dai primi articoli di Clerici, che oggi sarebbero impubblicabili, in quanto ritenute – a ragion veduta – non «politically correct».
Goffi fa notare come una visita al Fondo sia tappa imprescindibile per chiunque si accinga a scrivere di avvenimenti storici del tennis. Alla fonte bresciana, ad esempio, si è recentemente abbeverata anche Eliana Di Caro, che quest’anno ha pubblicato il libro «L’anno della Davis - Il 1976 e l’Italia che cambia». Anche per il lavoro della giornalista e scrittrice, il Fondo Clerici è stato imprescindibile. Come lo è stato per chi ha deciso di scrivere tesi universitarie sul tennis o sul giornalismo sportivo (sia studenti Unicatt, sia laureandi arrivati da fuori).
Iniziative
Detto che questo tesoro è «a una mail di distanza», va sottolineato che attorno al Fondo si sviluppano da sempre una serie di iniziative. Le principali sono i Clerici Day. Si tratta di giornate di convegni internazionali, nel corso dei quali la figura dello «scriba» è da un lato celebrata, e dall’altro funge da punto di partenza per allargare il ragionamento ai vari ambiti della comunicazione e della cultura.

Così, se nel dicembre del 2024 l’iniziativa era stata più che altro propedeutica alla narrazione di cosa fosse il Fondo, nell’aprile del 2025 e nell’aprile del 2026 si finì per parlare, rispettivamente, di letteratura e cinema. Nel 2027 la Cattolica punta ad allargare il discorso al mondo della telecronaca, arte della quale il lariano fu sopraffino maestro.
Tra i progetti in cantiere, adesso, c’è anche una mostra degli oltre trecento manifesti che compongo o il Fondo. Potrebbe vedere la luce nel 2027 o nel 2028.




