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L’articolo di Egidio Bonomi sul miracolo del vino gazzosa apparso sul giornale suscita una serie di ricordi. Col suo solito tono amabile e scherzoso, ma intriso di malinconia, Bonomi rievoca l’usanza di farsi il vino in casa con l’uva comperata da fuori. In tempi passati non era affatto una rarità ed esistevano addirittura delle compagnie di brentatori (così chiamate evidentemente dalla brenta, cioè dalla gerla di cui si servivano per il trasporto) i quali appunto portavano l’uva a quelli che volevano farsi il vino da soli. Certe elementari cognizioni enologiche erano diffuse fra la gente e quindi, anche se un bevitore odierno inorridirebbe di fronte alle bevande di allora, la pratica risultava abbastanza diffusa. Del pari diffusa era l’usanza di aggiungere bevande frizzanti al vino: di solito gazzosa o spuma, delle quali esistevano già sin da allora le bottigliette tenute in ghiacciaia (non c’erano i frigoriferi neanche nelle osterie). Nei campi di bocce della provincia, complemento immancabile di tutte le osterie, si sentiva risonare l’ordinazione abituale: «Mes liter e ’na gazosa» che serviva per dissetare i giocatori durante le lunghe partite di bocce. Il liquido che usciva da questa mescolanza era un po’ meno scuro del vino di origine (che non a caso si chiamava «vì negher») ed era amministrato dal «Sior », figura tipica che svolgeva il ruolo di arbitro, misurava la distanza fra boccia e pallino con un apposito righello che portava nel taschino e risolveva eventuali contestazioni tra le coppie di giocatori (normalmente a bocce si giocava in quattro, con due coppie). Dal bell’articolo di Bonomi qualcuno potrebbe trarre argomenti per sostenere l’antica vocazione spumantistica della Franciacorta, da cui arrivava l’uva a Lumezzane, poiché il vinello ottenuto dalla spremitura dei graspi rimasti, dopo il primo passaggio coi piedi dei membri della famiglia, diventava una sorta di spumantino dopo una serie di passaggi esattamente indicati come oggi si fa con le fasi del metodo Champenois. È divertente sapere il fatto che, al termine della partita di bocce, spettava al Sior di stabilire chi doveva pagare il mes liter e la gazosa. Marcello Berlucchi Caro Marcello, della cultura ci piace tutto, sia l’alto, sia il basso, anche perché è una questione di punti di vista, del lato da cui si guarda. Premessa corta, per una chiosa altrettanto asciutta: è vero, l’articolo di Bonomi era spassoso e ha solleticato le nostre corde più sensibili, quelle del ricordo e della nostalgia. Il carico da novanta però l’ha aggiunto lei, con l’annotazione enologica. D’altra parte, con un cognome così, c’era d’aspettarselo. Un abbraccio. Anzi, un brindisi. E in alto i calici.
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