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Lettere al Direttore
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Vi è mai capitato che al supermercato l’addetto alla cassa vi chieda di ispezionare le buste portate per riporre la spesa? Che le prenda in mano per controllarne il contenuto? Che vi tocchi la borsa o lo zaino per controllare eventuali furti? A me sono successi tutti e tre i casi al punto vendita IperTosano di Mazzano. Si potrebbe pensare che io sia un soggetto noto al negozio per precedenti di furto e che si aggirava per gli scaffali con aria sospetta. Niente affatto. Sono un cliente abituale del supermercato che si trovava alla cassa con un carrello pieno di acquisti e ovviamente in nessuna delle ispezioni sono emersi articoli rubati. Nell’ultimo caso, datato 7 aprile 2026, al passaggio in cassa l’addetta ha afferrato il mio zaino e l’ha compresso per verificare il contenuto. Lo zaino era riposto nel vano sottostante al carrello e precedentemente sigillato in una busta di plastica dal servizio security all’ingresso. Alla mia obiezione, in questo e nei casi precedenti, mi è stato risposto che questa è la politica del supermercato e che se non mi piace posso andare a servirmi altrove. Molti penseranno che la mia è stata una reazione eccessiva e immotivata, in fondo se non hai nulla da nascondere che problema c’è? Inoltre perché questo mio episodio personale al supermercato dovrebbe essere di interesse per gli altri tanto da scriverne? Ebbene la questione è innanzitutto di diritto. L’ispezione e la perquisizione sono azioni che possono compiere esclusivamente i pubblici ufficiali, seguendo precisi regolamenti e iter che definiscono perché e come devono avvenire tali procedure e che si dovrebbero concludere con un verbale. Niente di nuovo quindi. Sappiamo tutti che quando un privato vuole accertare un furto deve chiamare le autorità che procederanno come opportuno. Infatti di norma i supermercati gestiscono tale problematica con «finti clienti», che si aggirano nel punto vendita per osservare gli avventori e segnalare prontamente i taccheggiatori alle forze dell’ordine. Certo che questo costa l’ assunzione di personale extra per la sorveglianza; posso quindi immaginare che si voglia risparmiare delegando agli addetti alla cassa poteri da «sceriffo della città» con ispezioni e perquisizioni arbitrarie. Ma cosa succederebbe se altri negozi decidessero di adottare la stessa politica? Sarebbe vivibile un mondo in cui possiamo essere ispezionati e perquisiti all’uscita di qualsiasi punto vendita? E fino a dove si può controllare? Zaino? Tasche e oltre? Il confine posto dal diritto è chiaro e scavalcandolo si entra in un terreno molto scivoloso. Concludo con una considerazione di tipo culturale: sarà pur vero che l’ occasione rende l’uomo ladro, ma è altrettanto vero che ci sono tante persone che non rubano anche quando hanno l’occasione e c’è addirittura chi ti riporta il portafoglio smarrito con dentro i soldi. La cultura e le pratiche del sospetto preventivo, oltre a offendere e non rendere giustizia alla gente onesta, hanno l’effetto di deteriorare il clima sociale equiparando preventivamente tutti al peggiore. Alessandro Ficetola Caro Alessandro, lo ammettiamo: più che al dito (gli episodi specifici del singolo supermercato), siamo interessati alla luna, cioè alle domande che pone. Quesiti non banali, riguardanti argomenti sensibili: la convivenza civile, una cultura della cittadinanza, la filosofia del diritto... Mica paglia, insomma. Di nostro diciamo questo: in un tempo in cui il paradigma della sicurezza ha preso il sopravvento, è interesse di tutti prestare attenzione affinché non travalichi in eccesso.
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