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Ho visto l’articolo del bravo Egidio Bonomi (i cui scritti leggo sempre molto volentieri) a proposito del suo esame di maturità, nel quale viene citata «La lingua pulita», rubrica pubblicata ogni lunedì sul nostro Giornale. A questo proposito vorrei condividere con voi un aneddoto. Da sempre amo la lingua italiana e questa rubrica mi dava l’occasione di approfondirne alcuni aspetti, non sempre così noti. Per lavoro viaggiavo molto all’estero e, in occasione di alcune trasferte in Russia, feci la conoscenza di una signora che ci faceva da interprete e insegnava italiano all’università di S. Pietroburgo. Tra le altre cose, lei era una persona di grandissima cultura ed era guida ufficiale dell’Ermitage: a lei devo la fortuna di aver potuto visitare quel museo in diverse occasioni. Una volta, parlandole, le raccontai de «La lingua pulita» e lei, altrettanto amante dell’italiano, mi chiese se potevo condividere con lei questi articoli mandandoglieli. E così ogni settimana mio papà (era lui l’abbonato al Giornale cartaceo, il digitale non esisteva ancora) me lo ritagliava dalla terza pagina e io, quando ne avevo un numero discreto, li mettevo in una busta e li spedivo a S. Pietroburgo. La cara amica Marcova (questo il suo nome) me ne era grata e apprezzava la possibilità di scoprire sfumature anche a lei sconosciute della nostra lingua. Ormai, purtroppo, lei è morta ma leggere la citazione nell’articolo di Bonomi mi ha riportato negli occhi la sua felicità quando riceveva questi ritagli e la bellezza del poterne discutere insieme! E per questo motivo ringrazio anche a suo nome, sia pur tardivamente, chi a suo tempo ne curò la pubblicazione. Piergiorgio Bonardi Corte Franca Caro Piergiorgio, «La lingua pulita» era un bel titolo e resta un buon auspicio, tuttora. Anche se, prima della lingua, avremmo necessità di tener «pulita» la mente, sgombrandola da pregiudizi, superficialità, false certezze che la condizionano e impediscono sia l’elaborazione limpida dei concetti, sia un confronto serio, sviluppando invece un dialogo tra sordi nel quale prevale la ripetizione ottusa, che al confronto era un gioco da ragazzi intendersi in russo con l’amica Marcova.
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