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Lettere al Direttore
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Forse sarebbe il caso di darsi una calmata con l’Union Brescia. Capisco l’entusiasmo, capisco la necessità di raccontare il calcio bresciano, capisco perfino che un progetto sostenuto da importanti imprenditori del territorio possa essere motivo di interesse. Ma da lettori, a un certo punto, viene il sospetto che più che informazione si stia facendo ufficio stampa. Ogni volta sembra di assistere alla presentazione della nuova grande epopea del calcio bresciano: il progetto, gli imprenditori, le ambizioni, la città, il futuro. Poi arriva il campo e, puntualmente, ci ricorda che tra una narrazione e una squadra di calcio c’è una differenza piuttosto sostanziale. L’anno scorso l’Union ha perso la finale playoff con un sonoro 3-0 ad Ascoli. Quest’anno, alla prima occasione ufficiale della nuova stagione, è uscita immediatamente dalla Coppa Italia contro l’Arezzo. Forse, quindi, qualche aggettivo in meno e qualche domanda in più non guasterebbero. Non è necessario trasformare ogni comunicato societario in un capitolo dell’epopea risorgimentale del calcio bresciano. E soprattutto non è necessario convincere continuamente i lettori che il progetto sia magnifico: se lo è davvero sarà il campo a dimostrarlo. Il Giornale di Brescia ha una storia e una tradizione che meriterebbero un giornalismo un po’ più autonomo dai racconti dei potenti di turno, siano essi politici, imprenditori o proprietari di società sportive. Si dia una calmata, direttore. E lasci che sia il campo, questa volta, a raccontarci quanto vale, davvero, questo grande progetto. Luca Bassi Andreasi Brescia Caro Luca, mi ha fatto sorridere chiedendomi «una calmata», perché semmai il mio difetto è opposto, cioè quello di non conoscere entusiasmi, men che meno per il calcio, essendo davvero rispetto alla vita reale un mondo a parte. Proprio per questo anche il linguaggio ha uno stile tutto suo, utilizzando «a piede libero» l’enfasi e l’iperbole (ahimè, lo ammetto, tra l’eccesso di leggerezza e quello di seriosità, preferisco di gran lunga il primo, specialmente riguardo allo sport). In ogni caso, se ha da ridire su come scriviamo noi, evidentemente legge poco altro, poiché a confronto di articoli e post social di sedicenti colleghi noi sembriamo il New York Times. Capitolo Union Brescia. Sulla bontà del progetto ho pochi dubbi, ma soltanto perché ho lavorato in città nelle quali da un fallimento non ci si è più ripresi, mentre qui c’è un’idea, una visione, oltre a chi mette i soldi. Su un punto invece una ragione, caro Luca, ce l’ha: soltanto il campo può giudicare il lavoro svolto, dunque attenderemo cosa il campo dirà. Non scordando che il Vicenza, realtà ambiziosa quanto quella bresciana, ci ha messo tre anni prima di esser promosso. Niente illusioni, dunque, le chiacchiere stanno a zero. Al più esse rendono frizzanti le pagine delle lettere sui giornali.
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