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Lettere al Direttore
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Ogni paese democratico ha ormai al governo una quota importante di demagoghi. Inoltre, più alto è l’astensionismo alle elezioni più alta è questa cifra. Chiariamo in primis cos’è la demagogia. La demagogia è promettere in campagna elettorale azioni e comportamenti politici irrealizzabili, ma al tempo stesso in grado di colpire l’immaginario collettivo degli elettori, guadagnandone il consenso. Promettere un mondo senza tasse è demagogia; promettere il blocco navale per impedire agli immigrati di approdare nel Belpaese è demagogia; promettere l’abolizione delle accise sui carburanti è demagogia; ecc, ecc. Spesso chi vince le elezioni grazie a slogan palesemente demagogici è costretto, una volta al governo del paese, a modificare almeno di 180°, se non di 360° i propri proclami politici. Ed è esattamente ciò che è successo a Giorgia Meloni. Lei è stata capace di mettere rapidamente nel cassetto le sparate demagogiche della campagna elettorale e cercare una via «pragmatica» alla gestione del potere politico. Ma adesso si porrà un problema agli elettori. Qual è la vera Giorgia Meloni? Quella delle sparate demagogiche alla Vannacci, quella del premio Nobel a Trump o quella del rigoroso controllo sulla spesa pubblica? La cosa più interessante della imminente campagna elettorale sarà proprio questa, saprà Giorgia Meloni rinascere dalle ceneri della demagogia, sapendo che alla sua destra ha come agguerritissimo nemico un generale dell’esercito che ha già predisposto un vocabolario demagogico di altissimo livello? Dagli amici mi salvi Dio che dai nemici mi salvo io, recita un famosissimo adagio popolare che fa proprio al caso nostro. Ecco l’abilità della Premier starà proprio nel riuscire a mantenere il suo status di statista conquistato e contrastare Vannacci che si è impadronito del suo status demagogo-populista. A meno che la maggioranza degli italiani, nonostante si trovi in una situazione di ulteriore impoverimento rispetto agli altri cittadini europei, trovi un’alternativa concreta e non demagogica. Ludovico Guarneri Ghedi Caro Ludovico, è una volata lunga quella a cui assistiamo, con le votazioni previste l’anno prossimo, ma la campagna elettorale è già iniziata. «Male», verrebbe da pensare, poiché in verità molti sono i problemi aperti e ci sarebbe tantissimo da lavorare senza accapigliarsi per qualche punto decimale. Avendo però una sensibilità particolare per il bicchiere mezzo pieno sottolineiamo che non possiamo sempre lamentarci: l’attuale è uno dei rari governi senza cambi al vertice né ribaltoni di legislatura da ottant’anni a questa parte, non è che possiamo avere tutto dalla vita. Per quanto invece riguarda il giudizio sulla Meloni, ovunque si getti l’amo si rischiano pesci in faccia. Se la si critica: strali e contumelie dalla destra. Se la si loda: stridore di denti e vesti stracciate dalla sinistra. Noi, che consideriamo il centro non un luogo politico, bensì un buon punto di vista, non possiamo che notare intrecciati demeriti e meriti. Tra quest’ultimi ciò a cui abbiamo accennato: aver tenuto insieme la maggioranza, sopportando spine interne ben peggiori degli avversari politici. E non ci sorprende che ad aver preso un compito e averlo portato alla fine sia stata la prima premier donna.
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