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Lettere al Direttore
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Scrivo per raccontare un episodio che ha profondamente colpito persone a me vicine e che credo possa essere utile condividere con i lettori, affinché tutti siano più attenti e prudenti. I vicini di casa dei miei genitori, persone non così anziane - hanno circa 70/75 anni - sono stati vittime di una truffa studiata nei minimi dettagli. Una persona li ha contattati al telefono fisso, spacciandosi per un questore, riuscendo a farsi fornire dati personali, documenti e informazioni sensibili. Nel frattempo, altri complici chiamavano sui cellulari dei signori, creando confusione e pressione. Purtroppo sappiamo bene come possono concludersi queste situazioni: con persone oneste, spesso colte di sorpresa e spaventate, che finiscono per fidarsi di chi invece sta approfittando della loro buona fede. Vorrei quindi lanciare un appello semplice ma importante: prima di agire, prima di fornire documenti o informazioni, prima di aprire la porta a chiunque, chiamate sempre le Forze dell’ordine. Non bisogna avere paura di verificare. Se chi si presenta o telefona è davvero un agente, un carabiniere, un poliziotto o un pubblico ufficiale, non si offenderà certo se chiedete conferma o se dite: «Vi seguo in caserma» oppure :«Prima chiamo il 112». Non fate entrare nessuno in casa senza essere certi della sua identità. Non consegnate denaro, gioielli, documenti o dati personali. E soprattutto non lasciatevi mettere fretta: la fretta e la paura sono proprio gli strumenti che i truffatori usano per ingannare le persone. Questo messaggio non riguarda solo gli anziani. Può capitare a chiunque, a qualsiasi età, perché queste truffe sono sempre più organizzate e credibili. Ringrazio il Giornale di Brescia per l’attenzione e spero che questa testimonianza possa servire ad avvisare più persone possibile. Lettera firmata Carissimo, quando parliamo di «essere comunità» qualcuno potrà pensare a un disco rotto oppure a della retorica a buon mercato. Noi invece intendiamo proprio questo, un atteggiamento concreto: mettere in guardia, vigilare l’un l’altro, darsi una mano. E ha proprio ragione: può capitare a chiunque. Ecco perché la ringraziamo per la sua testimonianza, a cui diamo valore e insieme eco.
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