Politica

Da Sirmione alla Lombardia: perché Vannacci agita il centrodestra

Futuro Nazionale è già entrato al Pirellone, cresce nei territori e prova ad entrare nel fortino leghista mettendo radici a Brescia con 17 comitati e 1800 tesserati
Il generale Roberto Vannacci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il generale Roberto Vannacci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Per capire quanto Roberto Vannacci sia diventato un problema per la Lega non serve andare a Roma: basta fermarsi sul lago di Garda. A Sirmione un assessore perde le deleghe pochi giorni dopo aver preso la tessera di Futuro Nazionale. La sindaca Luisa Lavelli respinge qualsiasi collegamento e parla di un rapporto fiduciario venuto meno. Massimo Padovan, storico amministratore locale, racconta invece un’altra storia e collega la revoca alla sua adesione al partito del generale.

Forse la vicenda finirà confinata nelle cronache comunali. Eppure quel piccolo caso affacciato sul Benaco racconta qualcosa di più grande. Perché mentre Matteo Salvini prova a rimettere ordine nel dopo-scissione, Vannacci sta facendo una cosa che fino a pochi mesi fa sembrava improbabile: mettere radici nelle province che per trent’anni hanno rappresentato il cuore politico e sentimentale della Lega. La Lombardia, soprattutto.

La mappa dei comitati

È proprio in Lombardia che Futuro Nazionale sta crescendo con maggiore velocità. Sono oltre diecimila gli iscritti secondo i dati diffusi dal partito in occasione dell’Assemblea nazionale che si è consumata a Roma il 13 e il 14 giugno. È qui, nella regione fortino della Lega, che sono già arrivati i primi due consiglieri regionali approdati sotto il logo del generale. Si tratta di Pietro Macconi e Luca Ferrazzi, anche se formalmente non esiste ancora un vero gruppo consiliare: per formarlo, infatti, servono almeno tre consiglieri e non si esclude che – da qui alle prossime settimane – ci possano essere altri ingressi.

Uno dei nomi «made in Brescia» che nei giorni scorsi circolava con insistenza è quello di Carlo Bravo (oggi seduto in casa Fratelli d’Italia), ma dallo stesso Futuro Nazionale relegano per ora questa ipotesi a mero chiacchiericcio: «Sono solo voci di corridoio, per il momento non abbiamo alcun riscontro e sicuramente non è tra i tesserati». Stesso sorytelling per l’altro «nome eccellente» della politica che ha occupato lo spazio del toto transfughi: quello dell’ex eurodeputata Stefania Zambelli. «Anche in questo caso – precisa Daiana Rizzardini, l’unica bresciana tra i primi cento membri dell’Assemblea nazionale, nominata in Lombardia – non ci sono conferme da fare. Non per il momento, almeno» assicura.

Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale - © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale - © www.giornaledibrescia.it

Ed è sempre qui, in Lombardia, che l’operazione viene osservata con particolare attenzione, perché il terreno sul quale Vannacci avanza assomiglia a una costellazione che segue le vecchie rotte della destra e della Lega delle origini, quelle sulle quali il Carroccio ha costruito la propria storia.

Brescia è uno degli esempi più evidenti. La mappa provinciale di Futuro Nazionale «si sta infittendo settimana dopo settimana». Diciassette comitati autorizzati, circa 1800 tesserati, una presenza che attraversa il territorio quasi seguendo la geografia della vecchia Lega dei territori. Sul Garda ci sono Sirmione, Lonato, Manerba e Gardone Riviera: in alcuni Comuni i comitati sono addirittura tre (come a Desenzano, ad esempio). Poi Brescia città, Cellatica, Erbusco, Montichiari, Manerbio, Lumezzane, Polaveno, Darfo, Montichiari. 

«Le aree della Valsabbia e del Basso Lago sono quelle in cui al momento si è riscontrata una larga adesione, ma anche il comitato di Pisogne, in Valcamonica, sta tesserando molto e sta andando bene, così come Lumezzane e Manerba» racconta Rizzardini. Che annuncia: «A breve verrà realizzata una suddivisione territoriale per strutturarsi anche a livello provinciale». Nomi di territori che, letti uno dopo l’altro, raccontano molto più di un semplice elenco. Raccontano il lago, la piccola impresa, l’artigianato, le valli produttive: quel blocco sociale che per decenni ha rappresentato la spina dorsale del consenso leghista

L’identikit dei tesserati

Non è un caso che molti aderenti arrivino proprio da quell’universo. Ex militanti del Carroccio delle origini, amministratori locali, simpatizzanti che non si sono mai riconosciuti fino in fondo nella trasformazione nazionale impressa da Salvini. Ci sono anche ex elettori di Fratelli d’Italia, qualche provenienza da Forza Italia e una componente legata ai movimenti di protesta nati durante la pandemia. Ma il serbatoio principale resta quello. E questo spiega il nervosismo che serpeggia nella Lega.

Attilio Fontana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Attilio Fontana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Rizzardini lo conferma: «Gli ex leghisti sono davvero tantissimi, direi la gran parte: si presentano già al tesseramento come ex del Carroccio, perché sono delusi. Ci sono poi anche tante persone che non vanno a votare da anni e che si affacciano ora alla politica proprio grazie a Roberto Vannacci e al progetto di Futuro Nazionale». Non è del resto un caso che le parole più dure contro il generale non sono arrivate tanto dagli avversari politici quanto da Attilio Fontana, uno che la Lega l’ha attraversata praticamente tutta. Il governatore ha parlato apertamente di incompatibilità politica e nei mesi scorsi aveva liquidato con una frase destinata a restare negli archivi del movimento il timore di una deriva interna: «Col cavolo che vannaccizzano la Lega». Più che una battuta, una dichiarazione di confine.

Campo largo o campo stretto

Il punto di caduta politico non è soltanto quanti voti riuscirà a raccogliere Futuro Nazionale, ma dove li prenderà. Un primo segnale è arrivato da Vigevano, dove il candidato sostenuto dal movimento ha superato il 14%, oltre che Lega e Fratelli d’Italia. Troppo poco per cambiare da solo gli equilibri regionali, ma di certo abbastanza per attirare l’attenzione di chi vive di proiezioni elettorali. La domanda che oggi attraversa il centrodestra lombardo è semplice: che cosa succederà se Vannacci deciderà di correre da solo alle prossime regionali?

In quel caso il rischio principale sarebbe certamente per la Lega, ma non solo. Una parte dei voti potrebbe arrivare anche dall’elettorato del partito della premier. Il risultato sarebbe una frammentazione del consenso che potrebbe ridurre il vantaggio storico del centrodestra e rendere molto più aperta una partita che negli ultimi anni è sempre apparsa saldamente nelle mani della coalizione. Attenzione: non è ancora il momento di parlare di Lombardia contendibile. Ma per la prima volta dopo molti anni qualcuno, anche nel centrosinistra, potrebbe iniziare a guardare la partita con meno rassegnazione e più interesse.

Il generale Vannacci insieme a Daiana Rizzardini - © www.giornaledibrescia.it
Il generale Vannacci insieme a Daiana Rizzardini - © www.giornaledibrescia.it

Esiste però un secondo scenario, che oggi pare lievemente più sfocato e lontano ma non ancora impossibile: Futuro Nazionale entra nella coalizione. In quel caso il centrodestra lombardo si ritroverebbe davanti a una sorta di «campo largo» costruito sul versante opposto della politica: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e il partito del generale. Spiega Rizzardini: «Su stare oppure no all’interno della coalizione di centrodestra si sta riflettendo con attenzione: da un lato, lo preferiremmo semplicemente perché non si vuole favorire la sinistra. Ma tutto dipende strettamente dalle linee programmatiche: ci sono alcuni temi su cui non abbiamo alcuna intenzione di scendere a compromessi». 

Il «campo largo» di centrodestra sarebbe una coalizione potenzialmente fortissima sul piano elettorale, ma molto più complicata da gestire negli equilibri interni. Perché Vannacci non sarebbe un alleato qualsiasi, sarebbe un alleato che parla allo stesso elettorato dei suoi partner: un concorrente seduto allo stesso tavolo.

Insomma, se il generale correrà da solo, potrebbe togliere voti alla coalizione. Se invece un giorno dovesse entrarci, potrebbe trasformarsi nel socio più ingombrante del tavolo. È il paradosso che agita il centrodestra lombardo: Vannacci viene considerato troppo forte per essere ignorato e troppo divisivo per essere accolto senza conseguenze. Per ora i suoi uomini e le sue donne continuano a organizzare comitati e congressi. E nelle province dove una volta bastava il simbolo della Lega per vincere una riunione di sezione, qualcuno ha ricominciato a fare i conti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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