Una vacanza in barca a vela è sempre molto ambita. Peccato che nello scafo si insinui sempre una sorta di maledizione capace di colpire anche le amicizie più navigate. Sono pochi quelli che riescono a resistere ai marosi che agitano il ponte e le cabine sottocoperta. Anche Giovanni e Salvatore, alla fine, hanno fatto una gran litigata e da mesi non si rivolgono più la parola. Uniti dalla medesima passione, Giovanni, dentista, e Salvatore, ferroviere, si erano conosciuti tramite amici comuni. Per oltre dieci anni hanno navigato insieme durante i periodi di ferie. In barca, però, uno indossava il cappello del comandante, l’altro quello del marinaio. Gratis.
Per Salvatore, che ama in modo viscerale il mare e le barche, la vacanza sul 16 metri dell’amico facoltoso esercitava un certo fascino. In cambio dell’ospitalità dava volentieri una mano per le pulizie di inizio stagione e prima del rimessaggio. Durante l’anno aiutava anche nella manutenzione: ripassava il flatting, lucidava gli ottoni e controllava l’efficienza delle pompe di sentina. Giovanni, naturalmente, era lo skipper: seguiva il Portolano, leggeva le carte nautiche e stabiliva la rotta. Ma non si limitava a quello. Sceglieva anche i porti dove attraccare, decideva quando scendere e perfino il ristorante dove cenare. E, guarda caso, quasi sempre dimenticava il portafoglio.
Come certi nobili d’altri tempi, non aveva l’abitudine di portare con sé il «vil denaro». Di conseguenza, il conto finiva sulle spalle degli ospiti. Il rapporto fra i due, più che un legame autentico e disinteressato, sembrava fondato su una reciproca convenienza. Salvatore gli era comunque grato e, quando dalle Tremiti facevano rotta verso Corfù o da Malta navigavano senza soste fino alla Corsica, indossava la sua maglietta bianca e lavorava come un mozzo.
La maledizione dell’insofferenza da barca si è materializzata durante una vacanza ai Caraibi. In quell’occasione, insieme ad altri cinque amici, avevano preso in affitto un catamarano dividendo le spese in parti uguali. Tant’è che Giovanni, sentendosi forse un ammiraglio, non puliva, non cucinava né lavava i piatti, dimenticando che quando la cassa è comune non esistono né armatori né ciurma. Su un natante noleggiato le gerarchie sociali e il censo non contano. Ciò che conta davvero è la dimestichezza con le regole di bordo e la capacità di convivere in pochi metri quadrati, soprattutto quando la tracotanza di qualcuno supera le dimensioni di una nave da crociera.




