In estate potrebbero esserci un Brescia di Pasini e uno di Cellino

Union Brescia targato Giuseppe Pasini e Brescia Calcio targato Massimo Cellino. Oggi al tavolo delle trattative per il marchio storico e la V sul petto, ma nella prossima stagione protagoniste entrambe nel calcio italiano. Iscritte in campionati diversi. Union in Serie B se va bene in C se va male, Brescia calcio dal gradino più basso, la Terza categoria.
Il quadro generale
L’ipotesi di due squadre della città è più realistica di quanto si immagini. E anzi, la presenza del Brescia di Cellino sulla scena calcistica è condizione necessaria per evitare il crac dell’imprenditore sardo.
È quanto emerge dagli atti depositati in tribunale dove l’imprenditore della Sardegna ha incassato nei giorni scorsi una proroga di altri 120 giorni delle misure protettive. Fino al 13 luglio può cioè godere di uno scudo rispetto ai creditori per «ricostituire le condizioni di equilibrio patrimoniale».

Andiamo con ordine. Il piano di Cellino per evitare il fallimento passa inevitabilmente dalla continuità aziendale e quindi dall’iscrizione del club entro il 30 giugno 2026 ad un campionato minore della Lega nazionale dilettanti «al fine di poter preservare la matricola e continuare a beneficiare dell’incasso dei crediti maturati e maturandi relativi al contributo di solidarietà di Sandro Tonali e di altri calciatori che hanno militato nel Brescia» scrive l’esperto in una relazione depositata al giudice del tribunale Alessandro Pernigotto che a luglio dovrà decidere sul futuro del Brescia di Cellino: farlo fallire come chiesto dalla Procura e da un creditore – l’avvocato Grassani già collaboratore del club – o mantenerlo in vita a fronte del patron di un impegno a proseguire l’attività.
Massimo Cellino ha assicurato di essere pronto a versare di tasca sua 2,5 milioni di euro per il buon esito dell’operazione, ma sul punto l’esperto che si interfaccia con il giudice ha scritto che «tale impegno non è assistito da alcuna garanzia sulla presenza di tali fondi». E comunque l’iscrizione del Brescia calcio alla prossima stagione non sarebbe gratis. Devono essere prima obbligatoriamente saldati i sei milioni e mezzo di debito sportivo collegati alla matricola e che rientrano nei 19 complessivi della società che rappresentano un capitolo a parte di gestione.
Pacchetto storia
E qui entra in campo Union Brescia di Pasini che può portare denaro fresco all’uomo di Cagliari. Lo scorso 3 aprile Union ha presentato una nuova offerta di poco superiore ai 630 mila euro per l’acquisto del ramo di azienda che prevede «le attrezzature sportive, i trofei e le maglie di proprietà di Brescia Calcio, i canali social, i diritti audiovisivi sul materiale di repertorio, i diritti di proprietà intellettuale e l’utilizzo della V sulla maglia».

Pasini ha inoltre proposto centomila euro per l’acquisto del marchio storico dal fallimento della Brescia service, la controllante del club nell’epoca Corioni. Un doppio incrocio che supererebbe i 700mila euro.
Termine ultimo per chiudere l’operazione è stato fissato per il 31 maggio, ma l’esperto nominato per la gestione della vicenda ha già fatto sapere al tribunale che «si tratta di una data incompatibile con i tempi di cessione» e che quindi dovrà essere spostata più avanti.
Il nodo centro sportivo

E il centro sportivo di Torbole? È sempre rientrato in una una trattativa a parte e peraltro registrato un brusco stop. A fine marzo infatti Pasini ha esercitato il proprio recesso dalla proposta di acquisto dopo il mancato accordo in merito al prezzo di vendita.
Le prossime saranno dunque settimane di movimenti fino al 13 luglio quando scadranno i termini di protezione dai creditori concessi dal tribunale per «raggiungere l’obiettivo ultimo del Brescia Calcio, ovvero la ricostituzione delle condizioni di equilibrio patrimoniale, economico e finanziario che ne consentano la permanenza sul mercato».
Altri soggetti tra manifestazioni d’interesse e dietrofront
L’Union di Pasini ma non solo. Nelle scorse settimane ci sono state altri soggetti interessati all’acquisto del ramo di azienda del Brescia di Cellino. In tribunale aveva infatti depositato un’offerta Essezeta, la società riconducibile a Massimiliano Lanzani, lo stesso che in poche settimane ha acquistato e poi rivenduto il Palazzolo calcio. Il 28 marzo Essezeta ha però informato il Tribunale di non essere più interessato all’acquisto della matricola del Brescia priva di qualsiasi debito in tempo per l’iscrizione al campionato 2026 27. Sempre a fine marzo l’avvocato Eugenio Bissocoli, esperto nominato per la composizione negoziata del Brescia calcio, avrebbe ricevuto via mail manifestazioni di interesse da parte di una società di diritto olandese e di un’altra di diritto inglese pronte ad avviare una trattativa. A tal proposito non è escluso che possa essere indetto un bando di gara per la cessione del ramo di azienda.
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