Salute e benessere

Il morbillo preoccupa Europa e Usa, pochi casi nel Bresciano

Delle 14 persone infettate dal gennaio 2024 12 non erano vaccinate. Altre 20 hanno avuto la pertosse. Per entrambe le malattie nel territorio di Ats Brescia la copertura vaccinale è molto alta, ma non bisogna abbassare la guardia
I puntini sulla cute sono il segno più evidente del morbillo
I puntini sulla cute sono il segno più evidente del morbillo

In Europa il traguardo dell’eliminazione del morbillo appare ancora lontano. A lanciare l’allarme è stato, nelle scorse settimane, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), che ha segnalato una nuova crescita dei casi tra il 2025 e il 2026: oltre seimila i contagi registrati, con Italia, Romania e Spagna tra gli Stati più colpiti. La situazione preoccupa anche gli Stati Uniti, dove nel 2025 i casi sono raddoppiati rispetto al 2024 e i Mondiali di calcio fanno temere una rapida diffusione del virus.

Numeri in Italia

Nel nostro Paese, secondo il bollettino dell’Istituto superiore di sanità (Iss), nel 2024 sono stati registrati 1.055 casi. Dopo il picco di aprile, con 182 contagi, il morbillo aveva rallentato: 35 casi a ottobre, 53 a novembre, 54 a dicembre. Nel 2025, però, i casi hanno ripreso a crescere, con un primo aumento a marzo, quando le segnalazioni sono state 85, e un secondo a maggio, con 71 contagi.

Nell’intero anno i casi registrati sono stati 532. Anche il 2026 si è aperto con un nuovo incremento: a gennaio sono stati notificati 84 casi. Per 77 di questi lo stato vaccinale è noto: 70 persone, pari al 90,9%, non erano vaccinate al momento del contagio, e cinque avevano ricevuto una sola dose di vaccino.

Il ruolo del vaccino

Il dato conferma il ruolo centrale della vaccinazione nella prevenzione del morbillo e mostra come il virus continui a colpire le persone non protette. Lo si legge anche nel bollettino dell’Iss: «Poiché il morbillo è altamente contagioso e si diffonde facilmente per via aerea, solo un’immunità sufficiente in gran parte della popolazione può prevenire la trasmissione da persona a persona. Per prevenire focolai di morbillo e proteggere le persone particolarmente vulnerabili, come i bambini troppo piccoli per essere vaccinati e coloro che non possono essere vaccinati per motivi medici, almeno il 95% della popolazione idonea dovrebbe essere vaccinato con due dosi del vaccino contro il morbillo, seguendo le raccomandazioni nazionali».

Il vaccino contro il morbillo prevede due dosi
Il vaccino contro il morbillo prevede due dosi

La vaccinazione è «l’unico strumento efficace per proteggersi dal morbillo e dalle sue complicanze». Tuttavia, in Italia, «la copertura per due dosi nei bambini di 5-6 anni di età è pari all’84,8% (dati 2023), e nessuna Regione ha raggiunto la copertura del 95% per la seconda dose». Come va da noi?

La situazione nel Bresciano

Come spiegano Anna Caruana, responsabile della Struttura semplice di Malattie infettive di Ats Brescia, e la collega Cinzia Gasparotti, dirigente medico della Struttura semplice dipartimentale di Epidemiologia, dal primo gennaio 2024 alla fine dell’aprile 2026 ci sono stati 14 casi di morbillo nel territorio di riferimento, che comprende tutta la provincia, esclusa la Valcamonica.

Dodici persone che hanno contratto il virus non erano vaccinate; le altre due avevano ricevuto la somministrazione meno di un mese prima del contagio. L’età media è 41 anni.

Il ciclo vaccinale

Il vaccino in questione - ricordiamo - protegge da morbillo, parotite e rosolia, malattie infettive che possono avere complicazioni importanti. Il ciclo di base dell’infanzia prevede due dosi: la prima a 12-15 mesi di vita e la seconda a 5-6 anni di età.

Nell’adulto le due dosi sono a distanza di almeno 4 settimane. La copertura vaccinale resta molto alta: alla prima dose supera il 96%. Un leggero calo si registra alla seconda dose: nel 2025, per la coorte di nascita 2018, la percentuale è del 95,6%.

Ats raccomanda, quindi, di non sottovalutare l’importanza di completare il ciclo vaccinale e, per chi non lo avesse ancora fatto, di provvedere anche in età adulta. L’obiettivo è garantire una protezione efficace e duratura per tutta la popolazione. Interessante è anche la situazione della pertosse, altra malattia per la quale in Italia il vaccino è obbligatorio.

Pertosse, quanti casi 

Nel territorio di Ats Brescia tra gennaio 2024 e dicembre 2026 sono stati segnalati 20 casi: 12 nel 2024, 6 nel 2025 e 2 nel 2026. Sei pazienti avevano meno di un anno, 11 tra uno e 12 anni e 3 erano adulti. Tra questi, 11 non erano vaccinati, 3 avevano ricevuto una sola dose e 6 erano vaccinati.

Il ciclo vaccinale contro la pertosse prevede 5 dosi: tre nel primo anno di vita (comprese nella vaccinazione esavalente), la quarta a 5 anni e la quinta a 11. Successivamente è previsto un richiamo ogni 10 anni e in occasione di ogni gravidanza. Questo affinché la mamma trasmetta gli anticorpi al bambino, proteggendolo nei primi due mesi di vita, prima dell’inizio del ciclo vaccinale. È bene, inoltre, che anche chi è a stretto contatto con un neonato sia in regola con il richiamo.

La copertura vaccinale nel territorio di riferimento è alta: alla terza dose arriva anche a superare il 97%. Le somministrazioni vengono effettuate nelle sedi vaccinali delle Asst.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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