Prima in Italia e con un’esclusiva nazionale che non ammette repliche, la biotech Emita ha inaugurato a Vobarno il proprio stabilimento destinato alla produzione dei microrganismi effettivi, una tecnologia sviluppata in Giappone che promette di rivoluzionare il modo di coltivare i terreni agricoli arrivando ad eliminare il ricorso alla chimica.
La Srl è nata dall’iniziativa di tre soci: l’agronomo perugino Vanni Ficola, che da quindici anni lavora per introdurre questa tecnologia nel nostro Paese, Francesco Biscaro, trasferitosi una decina di anni fa dal Veneto a Rezzato e responsabile del marketing, e il valsabbino Ilario Niboli, principale finanziatore del progetto.
Il nome stesso dell’azienda racconta la sua missione: Emita, dove Em richiama gli «Effective Microorganisms», mentre Ita identifica l’Italia. In Europa esistono realtà analoghe soltanto in Polonia, Svizzera, Olanda e Germania.
I protagonisti
Alla presentazione hanno partecipato anche i vertici della casa madre giapponese, proprietaria della matrice del prodotto attraverso la onlus nipponica Emro: il direttore generale Keita Cojima e Yun Matsumoto, responsabile della divisione europea.
Per Vanni Ficola si è trattato della realizzazione di un sogno coltivato per quindici anni. «Ce la siamo conquistata sul campo, con lo studio e con le applicazioni. Non è una cosa che danno a chiunque», ha raccontato visibilmente emozionato. La tecnologia Em, sviluppata negli anni Ottanta grazie agli studi del professor Teruo Higa, si basa su una miscela in simbiosi di 13-18 ceppi benefici non geneticamente modificati, costituiti da batteri, funghi e lieviti.
Emita riceve direttamente dal Giappone la matrice di base e ha il compito di completarne la fermentazione, trasformandola in un prodotto utilizzabile in agricoltura e successivamente diluito al 5% con acqua prima dell’impiego nei campi. Si stanno studiando anche altre applicazioni. Secondo i promotori, l’utilizzo di questi consorzi microbiologici naturali consentirebbe ai terreni impoveriti da decenni di trattamenti chimici di rigenerarsi più rapidamente, senza impatti ambientali negativi e con costi inferiori rispetto alle pratiche tradizionali.
I benefici
«Mi piace definirli i caschi blu della natura», ha spiegato Ficola, facendo riferimento alla capacità dei microrganismi benefici di prevalere su quelli dannosi e favorire il ripristino dell’equilibrio biologico. Da quarantacinque anni questa tecnologia viene impiegata in numerosi Paesi e, secondo i sostenitori, ha dimostrato risultati positivi in qualsiasi clima e latitudine. A supportare le prospettive della nuova frontiera agricola ci sono anche gli studi universitari.
Il professor Cardinali dell’Università di Perugia, pur mantenendo il necessario approccio prudente imposto dal metodo scientifico, ha ricordato come siano attualmente aperti dodici campi sperimentali e due progetti finanziati dalla Regione Umbria. «Lo scienziato è scettico per metodo, ma se i risultati vengono misurati ripetutamente lo scetticismo lascia spazio alle evidenze», ha spiegato, aggiungendo che nei casi studiati finora il tasso di successo supera l’85-90 per cento. «C’è ancora un mondo da scoprire», ha concluso.
Alla serata erano presenti numerosi agricoltori che da anni sperimentano i prodotti Em ottenendo risultati che definiscono significativi. Fra gli ospiti anche Silver Giorgini, direttore Qualità e innovazione prodotti del Gruppo Orogel, che ha messo a disposizione i laboratori di analisi dell’azienda e ha spiegato come le prime verifiche abbiano iniziato a evidenziare anche una maggiore densità nutrizionale delle produzioni agricole. Una prospettiva che, se confermata dagli studi in corso, potrebbe rappresentare uno degli aspetti più interessanti di quella che i promotori definiscono una vera rivoluzione verde.



