Sarebbe riduttivo dire che Corinna Guana colleziona ortensie. Così come non si può dire che le venda e basta. Nel giardino di Gardone Val Trompia – un luogo fuori dal tempo incastrato tra le colline ripide dalla vetta tondeggiante che sembrano dune d’erba dove ancora «si fa il fieno» – ci sono castagni imponenti, una casa in pietra e un torrente che si gonfia solo dopo le piogge. E qui crescono 200 varietà di ortensie. Alcune in piena terra, altre in vaso. Per un totale di almeno mille piante.
Collezione
Ce ne sono di particolarissime con il gambo scuro, paniculate, quercifoglie, con la foglia variegata, teller e globose e perfino rampicanti. Ma Corinna, come si diceva, non è solo una collezionista, per avere una sua ortensia «bisogna meritarsela» come dice scherzando (ma neppure troppo).
Prima di vendere un esemplare dei suoi chiede al potenziale compratore dove la vuole piantare, in che zona vive, se avrà abbastanza ombra e acqua. E non è raro che vada sul posto per un sopralluogo, per assicurarsene: «Devo vedere dove le metteranno» dice.
Quando tutto iniziò
Una passione nata agli inizi degli anni Novanta quando acquistò quella che allora era una seconda casa (col marito Oscar abitavano in città anche se lei è valtrumplina doc): «Mia madre ha sempre avuto ortensie, ma qui, nell’orto, ne vidi per la prima volta una bianca e me ne innamorai».
Allora organizzava eventi e creava composizioni floreali modernissime e lussureggianti. Un tocco che si nota ancora oggi visitando la sua casa dove ha disseminato vasi con le prime ortensie fiorite.

Il rispetto di Corinna verso queste piante è tale che non le forza per portarle fiorite alle mostre-mercato primaverili: ci arrivano in vaso mettendo in bella mostra lo stelo senza foglie e fiori. Per vedere come saranno c’è un «librone» fotografico dimostrativo.
Da chi allora, se non da lei, farsi raccontare i segreti di queste straordinarie piante che quasi tutte le nostre nonne avevano («Le rose all’ingresso – ricorda – e le ortensie dietro, nell’orto»).
Corinna, cominciamo dalle basi. Di cosa ha bisogno un’ortensia?
Di acqua prima di tutto, e infatti il nome botanico è Hydrangea, che già dice che ama l’acqua. Per questo voglio vedere dove la mettono. Negli ultimi anni ho notato che non bisogna andare oltre le due ore e mezza di sole.
E questo perché? Un tempo non era così?
Le temperature si sono alzate, soprattutto in città. È il cambiamento climatico. E le ortensie soffrono.
L’irrigazione deve essere abbondante?
Bastano 10 minuti la mattina e 10 la sera quando fa molto caldo, ma qui ci sono almeno sei gradi in meno della città.
Dove piantarle?
L’ideale è lontano dalle radiazioni del sole, quindi sarebbe meglio al riparo delle fronde di un albero, ma non troppo vicino alle sue radici. Se quell’albero sarà un castagno i tannini rilasciati faranno diventare i fiori azzurri. Comunque mai in pieno sole, come detto, va messa a dimora in luoghi ombreggiati.
Quali ortensie le piacciono?
Preferisco quelle vecchie, hanno più movimento, sono più disordinate. E io le lascio andare dove vogliono.
Le nuove?
Ogni anno spingono per crearne di nuove, adesso vanno di moda quelle con fiori di due colori o con petali non più tondi, ma a forma di stella, ma a me non piacciono molto quelle con i colori forti. Sono «smargiassone».
Le sue preferite?
L’Involucrata Hortensis, la macrophylla Domotoi, ha una bellezza strana, e la Frillibet, leggera, cappata e dai colori tenui.
Le ortensie però non hanno profumo, non le piacerebbe lo avessero?
Qualche paniculata ce l’ha. Per me non è un difetto: sono perfette così nella loro bellezza. E poi quando i fiori sono molto profumati arrivano anche molte api che sciupano il fiore. Alle api comunque piacciono le teller, sono attratte dalla parte fertile del fiore.
A proposito di fiori, lei ha un segreto per farle durare a lungo nei vasi in casa o nelle composizioni?
L’ortensia va raccolta la sera, poi va messa in un secchio con acqua fredda, anche aggiungendo ghiaccio, e così va tenuta in cantina un giorno e una notte. Solo allora la si può lavorare. Questo trattamento evita che cadano i boccioli, che appassisca. Durerà anche 10 giorni in vasi e composizioni.




