Al femminile

Il matrimonio è come un cocomero maturo

Qualcosa, nella pancia della società, è cambiato. Il nuovo costume matrimoniale si consolida nei sentimenti, nella cura e nell’assistenza reciproca, nella condivisione dei sacrifici per acquistare una casa o, quando si è pronti, nel mettere in cantiere un bambino
Augusta Amolini

Augusta Amolini

Commentatrice

Fedi nuziali
Fedi nuziali

Nascondere un anello nel sacchetto del pane è un modo delizioso per promettersi il futuro. Anche in una società come la nostra, sfilacciata e disubbidiente, ci sono ancora uomini romantici che regalano un prezioso diamante alla loro compagna e le chiedono di diventare una moglie. Un gesto che oggi appare quasi fuori tempo, dal momento che la compatibilità dei caratteri si sperimenta attraverso la convivenza e le spose che lasciano la casa dei genitori per andare all’altare sono rare come le mosche bianche.

Qualcosa, nella pancia della società, è cambiato. Nessuno storce il naso quando l’appartamento dei vicini è abitato da una coppia di fatto; nessuno trova da ridire se una relazione non sortisce l’esito sperato. Dopo secoli in cui le donne sono state marchiate dal pregiudizio, l’espressione latina «more uxorio» è quasi caduta in disuso. Ora chi vive come marito e moglie è libero di farlo ed è riconosciuto dalle leggi che tutelano i conviventi. Il nuovo costume matrimoniale si consolida nei sentimenti, nella cura e nell’assistenza reciproca, nella condivisione dei sacrifici per acquistare una casa o, quando si è pronti, nel mettere in cantiere un bambino.

Formalizzare quei sentimenti, però, ha un prezzo. Costa fatica accumulare il denaro necessario; ci vuole tempo per cogliere l’attimo fuggente e, talvolta, diventa impossibile. Perfino l’Albo Pretorio è cambiato. Nei Comuni, la classica bacheca è stata sostituita da una versione digitale: i nomi dei nubendi vengono pubblicati online per otto giorni. E se, in attesa della cerimonia nuziale, i vip mostrano l’amore misurato nei carati di una pietra preziosa, anche per la gente comune è buona regola suggellare un impegno per la vita con un dono adeguato.

Il vecchio bon ton suggeriva che l’anello di fidanzamento dovesse avere un valore corrispondente a due stipendi. Per fortuna i precetti lasciano il tempo che trovano e ciascuno si regola in base al proprio portafoglio. Se i chiari di luna persistono, resta sempre l’elegante soluzione di ripiegare su un gioiello di famiglia che, oltre a possedere un alto valore simbolico, rappresenta un ponte di affetto e continuità verso le future generazioni. Un impegno inatteso per la vita è sempre apprezzato; se poi si viene sorpresi dal modo in cui lo si riceve, è già una mezza garanzia che il matrimonio possa rivelarsi come un cocomero maturo: rosso, dolce e succoso.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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