Tutte le carte sono sul tavolo e ora, con l’ok dell’Antitrust Usa all’operazione, Paramount Skydance è pronta ad acquisire Warner Bros Discovery. Per il mondo dell’intrattenimento a stelle e strisce si tratta di un sisma destinato a cambiare radicalmente il volto del settore, con evidenti conseguenze anche sul resto del mondo.
Parliamo di un affare da 111 miliardi di dollari, circa cinque volte il valore dell’ultima legge di Bilancio italiana (22 miliardi di euro) giusto per capire l’ordine di grandezza. Perché se l’adagio dice che negli Stati Uniti tutto è più grande, è vero che in questo caso si scomodano cifre astronomiche. Soprattutto se parliamo del mondo della tv e del cinema, essendoci in ballo non solo serie e film, ma anche merchandising e diritti di marchi come Harry Potter, la struttura delle reti via cavo statunitensi e via dicendo.
Un record che però quasi non stupisce più, di fronte a «eventi» economici recenti quali la Ipo di SpaceX, la capitalizzazione di Nvidia o una qualsiasi operazione nel campo dell’intelligenza artificiale solo per citare alcuni casi. Qui si ragiona in decine e centinaia di miliardi, rendendo ancor più palese quello che è un dato di fatto dinanzi agli occhi di tutti: il totale scollamento di questo tipo di economia da quella reale.
E non si parla di un acquisto al supermercato o persino di una casa: con economia reale si intende quella delle imprese nostrane, dove l’ordine di misura degli investimenti si calcola in milioni. Il rischio in questo caso è scadere nel qualunquismo, nella faciloneria del dire «altri decidono per noi, loro sono i padroni del mondo».
Una semplificazione un po’ grezza ma con un fondo di verità: in un mondo dove gli Stati fanno fatica a chiudere i bilanci e la finanza ragiona fuori scala, dove si colloca l’epicentro decisionale? Dove quello del controllo? Ognuno tragga le sue conclusioni ma spesso le cifre non mentono.





