Strada facendo

A Provaglio d’Iseo tengono banco le polemiche scolastiche

Una volta tanto ci si sposterebbe dal capoluogo alla frazione. Ma la razionale ipotesi non piace a tutti. E non mancano perplessità sul mezzo milione di euro speso senza risolvere la situazione
Adriano Baffelli

Adriano Baffelli

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A Provaglio tengono banco le polemiche scolastiche. Non parliamo dell'omonimo paese della Valsabbia, bensì il centro franciacortino, accompagnato dall'indicazione d'Iseo, invero non da tutti gli abitanti gradita, giacché taluni gradirebbero una nuova denominazione, Provaglio Franciacorta, ad esempio. Ed ancora, tra il serio e il faceto, c'è pure chi teorizza un'inversione nel nome del vicino borgo a lago, ipotizzando il cambio in «Iseo di Provaglio». Schermaglie sui nomi propri di paesi confinanti, e pertanto mai pronti a riconoscere presunte posizioni di sudditanza, legata a una denominazione che richiama un «legame da dipendenza» dal limitrofo abitato, riprendiamo qui le schermaglie accese dalla questione trasferimento delle scuole dal capoluogo Provaglio all'orgogliosa frazione di Provezze.

Tema che da mesi tiene comprensibilmente banco nel centro affacciato sulle Torbiere, con accese posizioni contrarie alle decisioni della maggioranza che siede a Palazzo Francesconi, sede municipale. Come evidenzia il primo cittadino in una lettera distribuita alla cittadinanza: «Negli ultimi mesi il futuro delle nostre scuole è stato al centro di un dibattito acceso e carico di preoccupazioni. È un segnale importante, che testimonia quanto la scuola sia un bene comune essenziale e quanto ciascuno di noi abbia a cuore il presente e il futuro dei nostri bambini». Il messaggio contiene le motivazioni delle decisioni dell'amministrazione comunale, richiamando anzitutto la sicurezza, quale priorità assoluta. Aspetto questo, non garantito dagli edifici scolastici esistenti, come emergerebbe dagli approfondimenti tecnici sulle strutture di via Roma, «che hanno evidenziato limiti strutturali – scrive il sindaco – che non consentono di rimandare ulteriormente scelte importanti».

Al di là dell'aggettivo importante, quotidianamente usato ed abusato, che rischia di dire tutto e niente – e pensare che la ricchezza della nostra lingua consentirebbe una vasta scelta di termini appropriati, nel caso, ad esempio, scelte indifferibili, o fondamentali, oppure improcrastinabili se preferite – c'è un aspetto della lettera commentato con preoccupazione da più di un cittadino. Si tratta del passaggio che evidenzia come «la struttura è ritenuta agibile; tuttavia, l'obsolescenza degli impianti e lo stato dell'edificio impongono oggi un investimento strutturale non più rimandabile (stiamo parlando di una somma spesa per manutenzioni straordinarie, dal 2023 a fine 2025, di circa 500mila euro)».

Si sono chiesti in molti, stupiti: «Come è possibile impiegare una così ingente somma di denaro pubblico, mezzo milione di euro, un miliardo di lire, su un edificio non considerato comunque utilizzabile? Probabilmente è mancata nel tempo e a più di un sindaco, la capacità di programmare e di decidere, perdendo anche il treno dei fondi Pnrr». Altri commentatori sono parimenti stupiti per le metaforiche barricate alzate da chi non accetta il trasferimento, temporaneo o definitivo, vedremo, nella frazione Provezze. «Come non comprendere – dicono – che la crisi demografica è una realtà e che un breve trasferimento, peraltro gratuito garantisce l'amministrazione, all'interno dei confini comunali possa rappresentare un così grande disagio?». Già, ma è notorio l'italico legame ai campanili.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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