La prima violenta grandinata che mi sovviene alla mente è datata anni Novanta, a quel tempo avevo una Regata Mare (azzurro mare ovviamente). Ricordo che quel sabato sera avevamo deciso di darci alla pazza gioia e quindi da Roncadelle andammo in birreria fino a Castel Mella.
Facemmo le ore piccole, verso le undici partimmo per tornare a casa. Iniziò, appunto, a grandinare. La strada da percorrere era significativa, fortunatamente arrivati in zona Onzato la furia temporalesca si placò, ma ormai il danno era fatto. La carrozzeria era irrimediabilmente compromessa. Non fu mai sistemata perché da lì a poco la Regata Mare prese fuoco nel parcheggio delle Rondinelle.
Avendo io sempre guidato auto di mediocre qualità, la grandine non mi ha mai particolarmente angosciato. Fino a quando non ho deciso di dedicarmi all’orticoltura, diventando così un coltivatore diretto a tempo perso. Ora quei maledetti chicchi ghiacciati mi infastidiscono eccome (per usare un eufemismo). Quest’anno c’è poi un particolare accanimento. Prima ne hanno fatte le spese le zucchine, poi i pomodori, nei giorni scorsi il cicorione pan di zucchero. E qui si smette di ridere. Perché quando viene colpito il re dell’ortaglia si deve correre subito ai ripari.
Vedere quelle maestose foglie pronte ad attorcigliarsi ridotte a brandelli mi ha commosso financo alle lacrime. Ma non ci arrenderemo nemmeno stavolta caro cicorione, ne abbiamo viste tante, e tante ne vedremo. Cadremo e ci rialzeremo, con più entusiasmo di prima.




