Cronaca

Costi, cantieri, polemiche e pregi: la Ciclovia del Garda punto per punto

Il progetto per i 145 chilometri di percorso ciclopedonale tra Lombardia, Veneto e Trentino è al centro del dibattito tra sostenitori e critici
Nicolò Rizzardi
Uno dei tratti più famosi della ciclovia del Garda
Uno dei tratti più famosi della ciclovia del Garda

Con l’avvicinarsi dell’estate e con l’inizio della stagione turistica sul lago di Garda, come spesso accade tornano ad accendersi polemiche che coinvolgono le diverse criticità che si registrano con il massiccio afflusso di visitatori nel territorio gardesano. Tra luci e ombre, particolare rilevanza sta assumendo il tema della ciclovia del Garda.

Progetto di primaria importanza, destinato a produrre un impatto effettivo sul comparto turistico gardesano come affermato dagli uni, o buco nero in cui saranno risucchiate ingenti risorse pubbliche secondo altri? Non esiste una risposta univoca alla domanda, che varia sulla base delle diverse sensibilità individuali. Di certo si tratta della più grande opera infrastrutturale realizzata in questo territorio da decenni, che dovrebbe prevedere la realizzazione di un percorso ciclopedonale ininterrotto che si svilupperà lungo i 145 chilometri di coste delle tre provincie gardesane: Brescia, Verona e Trento.

Com’è nata

Come talvolta accade, il percorso che ha portato all’avvio dei cantieri per realizzare l’opera pubblica è stato lungo, complesso e travagliato. Per comprendere la materia, è quindi importante ripercorrere le principali tappe di questa lunga procedura. L’idea di un tracciato ciclabile capace di unire tutti i comuni gardesani risale ai primi anni Duemila, e origina da una progressiva diffusione del cicloturismo in Italia e in Europa. Risalgono invece al 2012 i primi studi di fattibilità dell’opera e le prime progettazioni, ed è in questa fase che – attraverso un cofinanziamento di Regione Lombardia e Provincia di Brescia – venne realizzato il primo tratto di ciclopedonale, collegando l’abitato di Limone sul Garda con Capo Reamol.

Persone lungo un tratto della ciclovia del Garda - © www.giornaledibrescia.it
Persone lungo un tratto della ciclovia del Garda - © www.giornaledibrescia.it

Nel triennio 2016-2018 seguì un’ulteriore fase riguardante il territorio limonese. Nel 2016 venne infatti firmato il primo Protocollo d’intesa tra le Regioni Veneto e Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento per la realizzazione di un anello ciclabile – denominato «Garda by bike» – sulle sponde gardesane. È in questo periodo che, nel 2018, fu realizzato il famoso tratto di ciclopedonale a sbalzo sulle acque del lago, connettendo il tratto compreso tra Capo Reamol e il confine tra Lombardia e Trentino.

Nel 2017 il tracciato della ciclopedonale venne incluso all’interno del sistema nazionale delle ciclovie turistiche (Snct) del Ministero dei Trasporti e, nel 2019, con la firma di un nuovo Protocollo d’intesa tra il Ministero coinvolto, le due Regioni e la Provincia di Trento (quest’ultima in qualità di Ente capofila del progetto) vennero anche sbloccati appositi contributi economici. In questa fase, il progetto per la realizzazione di quella che era ora ufficialmente definita «Ciclovia del Garda», prevedeva un costo complessivo di realizzazione pari a circa 344 milioni di euro.

Progetto esecutivo e tracciati

La definizione del progetto esecutivo e dei tracciati definitivi sono stati poi resi pubblici a metà 2023. Nel tratto bresciano, il progetto elaborato da Regione Lombardia ha previsto la divisione del tracciato in tre lotti differenti: il primo a coprire il tratto Sirmione-Padenghe s/G; il secondo, tra Padenghe e Salò; e il terzo, a cavallo tra Salò e Gardone Riviera. La restante parte del tracciato nel bresciano, quella compresa tra Gardone Riviera e la ciclopedonale di Limone, è stata rimandata ad una successiva progettazione. È notizia del dicembre 2025 che Regione Lombardia – tramite apposita Delibera di Giunta – ha implicitamente rinunciato alla realizzazione di quest’ultimo tratto, preferendo stipulare un accordo con Provincia di Brescia e Navigazione Laghi, Agenzia che gestisce il trasporto pubblico sul Garda, per la progettazione e la realizzazione di appositi natanti adatti al trasporto di biciclette, che verranno impiegati nella tratta Gardone Riviera-Limone.

Stato dei lavori e criticità

Ad oggi, ampie porzioni del tracciato della ciclovia risultano essere state realizzate. Anche i tratti bresciani sono in fase di approntamento, con opere in corso nei comuni dell’Alto Garda. Emergono tuttavia alcune criticità in merito all’infrastruttura nel suo complesso.

Da un lato, nel tempo si è constatato che i costi preventivati per il completamento dell’opera risultavano ampiamente sottostimati. Nel maggio 2024, una deliberazione della Corte dei conti ha evidenziato che il costo sostenuto da Regione Lombardia per la realizzazione dei tracciati di propria competenza ammonta a circa 1,6 milioni di euro al chilometro, spingendosi a definire l’importo «un valore decisamente spropositato», cinque volte superiore alla media nazionale di 320 mila euro al chilometro.

Secondo le più recenti stime, tenendo anche conto dei bandi delle gare d’appalto che le amministrazioni coinvolte hanno pubblicato, il costo totale per la realizzazione della Ciclovia del Garda potrebbe ampiamente superare il miliardo di euro. Emblematico è il caso riguardante la Provincia Autonoma di Trento: se nel 2023 il costo stimato per il trentino ammontava a circa 81,5 milioni, tale cifra è incrementata nel 2026 a 95,5 milioni di euro per 5 chilometri e mezzo di ciclopedonale, attestandosi quindi a oltre 17mila euro al metro.

Altri problemi

Problematica anche la scelta del tracciato in cui realizzare la ciclovia, soprattutto sulle sponde dell’Alto Garda e del Trentino. In queste aree, la mancanza di spazi in cui ricavare le corsie ciclabili ha imposto soluzioni progettuali non sempre felici: da un lato, è emersa la necessità di realizzare infrastrutture complesse e ad alto impatto ambientale, come gallerie e passerelle semi-sospese fissate nella roccia. Dall’altro, in molti casi è stato necessario ricavare i percorsi ciclabili sulle carreggiate stradali, congestionando ulteriormente delle arterie che nel periodo estivo sono già sature di veicoli e – soprattutto – aumentando i pericoli per i ciclisti.

Un terzo elemento di criticità emerge in relazione alla manutenzione costante che il tracciato della ciclovia richiederà. Il rischio legato ad una mancanza di manutenzione è il rapido deterioramento dei tracciati ciclabili, soprattutto in quei punti in cui si rileva un’ampia presenza di segnaletica orizzontale e verticale. Anche nelle aree montuose, lì dove le caratteristiche dei luoghi hanno imposto di realizzare il tracciato della ciclovia in galleria o in strutture a sbalzo sul lago, sarà richiesta una sorveglianza costante – e onerosa – delle complesse opere approntate per limitare il rischio di frane o di caduta di altri detriti.

La manutenzione

In questo senso, nel progetto esecutivo dei tratti lombardi del percorso si propone di affidare la manutenzione del percorso agli enti gestori delle strade interessate, in altre parole, i Comuni e Anas. Muovendosi in questa direzione, è stato predisposto un Accordo quadro sottoscritto da Regione Lombardia, Provincia di Brescia e i comuni rivieraschi attraversati della ciclovia (ovvero Desenzano, Lonato, Padenghe, Moniga, Manerba, Puegnago, Salò e Gardone Riviera). Sulla base di questo documento, già firmato da tutti gli Enti interessati, il ruolo della Regione sarà legato alla semplice promozione turistica dell’infrastruttura; la Provincia avrà invece un ruolo di coordinamento, sovrintendendo agli interventi di manutenzione straordinaria ed esprimendo un parere obbligatorio sulle opere che riguardano la ciclovia. I comuni avranno invece concretamente in carico la gestione, la vigilanza e la manutenzione dell’infrastruttura: spetterà a loro provvedere a tutti le esigenze di mantenimento della ciclovia, impiegando il personale degli uffici tecnici e con spese a carico dei bilanci comunali.

Il quadro finale che emerge è quindi quello di un’opera impatta sul piano ambientale, estremamente costosa nella realizzazione e, con ogni probabilità, nel mantenimento futuro. Un’infrastruttura che – tuttavia – dato il crescente interesse per una fruizione lenta e sostenibile dei luoghi di vacanza potrebbe rappresentare un motore turistico non secondario e, se implementata nel tempo, un asset importante di mobilità a disposizione anche dei cittadini residenti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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