Territori
Le notizie più recenti dalla città e provincia
Lettere al Direttore
La tua voce conta. Condividi la tua opinione e leggi le risposte personali del nostro direttore

Abbiamo letto con rammarico l’intervento di un vostro lettore in merito al lavoro del personale sanitario impegnato ogni giorno in Pronto Soccorso. Siamo da sempre in prima linea con campagne di sensibilizzazione e azioni concrete contro gli atti di violenza ai danni di medici e infermieri; nonostante questo, siamo costretti a leggere ancora oggi parole che giustificano coloro che «perdono la tramontana e spaccano tutto». Sebbene la lettera non fosse rivolta direttamente al Pronto Soccorso degli Spedali Civili, ogni cittadino bresciano sa quanto il nostro ospedale sia un punto di riferimento fondamentale per tutto il territorio. I Pronto Soccorso della Asst Spedali Civili accolgono circa 150.000 pazienti ogni anno: in media 410 persone al giorno, ognuna con le proprie problematiche di salute, paure e insicurezze. Il nostro personale cerca di assistere chiunque si presenti, con umanità, empatia e competenza anche nei momenti di maggiore afflusso e di estrema pressione. Riteniamo pertanto che definire gli operatori sanitari come «sconosciuti padroni» intenti a «lucrare gloria» sia profondamente ingiusto e offensivo nei confronti di chi dedica la propria vita professionale alla cura degli altri. Ci auguriamo che la lettera da voi pubblicata sia solo lo sfogo isolato di un momento e non lo specchio di un sentimento diffuso, poiché la fiducia e il rispetto reciproci tra cittadini e operatori sono la base stessa della nostra comunità. Direzione Strategica Scrivo questa lettera con un profondo senso di amarezza e delusione per quanto accaduto ieri presso il Pronto Soccorso degli Spedali Civili di Brescia, una struttura che conoscevo già per motivi ben più complessi e nei confronti della quale nutrivo immensa stima. A febbraio e a giugno di quest’anno sono stata operata presso questo stesso ospedale per la sindrome dello stretto toracico arterioso e venoso bilaterale. In quell’occasione ho trovato un reparto straordinario e un chirurgo eccezionale, il dottor Lomangino, una persona fantastica e un professionista di altissimo livello. Purtroppo, la mia recente esperienza al Pronto Soccorso ha dipinto una realtà completamente opposta, facendomi toccare con mano ciò che spesso si legge sui giornali, ma che fa male il doppio quando la si subisce sulla propria pelle. Nei giorni scorsi, a seguito di una brutta caduta dalle scale, mi sono recata al Pronto Soccorso per accertamenti, nel timore di fratture o di lesioni che potessero compromettere i delicati interventi chirurgici subiti di recente. Arrivata alle 14.49, sono stata presa in carico alle 16.40. Ho richiesto un antidolorifico: mi è stato posizionato l’ago per la flebo, è stato somministrato il farmaco e fatto un prelievo. Dopodiché, il buio totale. Da quel momento fino all’una e trenta di notte, più nulla. Lasciata su una sedia per ore, stanca, dolorante e in condizioni peggiori rispetto a quando sono entrata, ho deciso di chiedere spiegazioni e di esprimere la volontà di tornare a casa. La reazione del personale è stata a dir poco gelida e scocciata: un infermiere, senza dire una parola, mi ha tolto l’ago, ha preso il foglio del triage e mi ha liquidato con un laconico: «Prego, vada». Ciò che ferisce di più non è solo l’attesa infinita - segno di un Pronto Soccorso che purtroppo di «pronto» ha ben poco - ma la totale mancanza di umanità. Durante la permanenza, ci è stato persino detto apertamente da un’infermiera che noi pazienti siamo «l’ingorgo che sovraffolla il pronto soccorso». È inaccettabile che chi si rivolge a una struttura sanitaria pubblica in un momento di fragilità venga trattato come un peso o un fastidio, quasi fossimo colpevoli di aver bisogno di cure. È un forte rammarico per noi cittadini bresciani, che vorremmo poter contare sempre su un’assistenza dignitosa e rispettosa, così come ho avuto la fortuna di sperimentare nelle sale operatorie dello stesso ospedale. Ringrazio per l’attenzione e spero che questa mia testimonianza possa servire a riflettere sull’importanza dell’empatia e del rispetto verso il malato. Elena Galelli Bedizzole Carissimi, questa è la testimonianza di come la fatalità sia ciò che incontriamo ogni volta che vogliamo sfuggire al destino. Ci spieghiamo. Quando è giunta la lettera della signora Elena avevano già in pagina quella inviata dalla Direzione del Civile, alla quale stavamo per rispondere che accoglievamo in pieno il loro appello e che in effetti la missiva di qualche giorno prima, a cui facevano riferimento, conteneva elementi «ingiusti e offensivi», che - lo ammettiamo - avremmo dovuto limare: lo sfogo sarebbe rimasto, ma senza urtare gli operatori che mettono passione e impegno superiore rispetto a quello previsto dal contratto. Tale risposta, alla Direzione del Civile, la confermiamo, senza una virgola in meno, chiedendo scusa a chi s’è sentito offeso. Per questa stessa ragione però un’assunzione di responsabilità occorrerebbe prenderla nei confronti della signora Elena, le cui testimonianza apre una breccia su un problema reale, che coinvolge tutti. Coinvolge noi, in quanto cittadini, che se ingolfiamo i centri d’emergenza quando un’emergenza non c’è, creiamo le condizioni per le quali chi ne ha veramente bisogno patisca un trattamento non consono. Coinvolge la Regione e i dirigenti dell’ospedale, che se non mettono nelle condizioni di lavorare al meglio gli operatori e le operatrici diventano responsabili a tutti gli effetti di un disservizio. E infine coinvolge ogni singolo operatore sanitario, che non è tenuto a un’empatia emotiva, ma cognitiva sì, cioè a comprendere il punto di vista e il quadro mentale dell’altra persona, usando sempre attenzione, riguardo, garbo. Lo scriviamo senza fronzoli, conoscendo e stimando al massimo moltissimi operatori e operatrici che lavorano negli ospedali. È proprio per loro rispetto che diamo eco a uno sfogo limpido e circostanziato. Sapendo che è proprio dagli sbagli riconosciuti che nasce il meglio.
Qualità, contenuti, relazioni, territorio. GdB+ il valore di esserci.
Agenda
Non perdere gli appuntamenti più interessanti
Partecipa anche tu e vedi il tuo scatto pubblicato
























































































































