Territori
Le notizie più recenti dalla città e provincia
Lettere al Direttore
La tua voce conta. Condividi la tua opinione e leggi le risposte personali del nostro direttore

Ho letto la lettera pubblicata sul Giornale di Brescia relativa alla conclusione dell’attività della Busi Giovanni e la sua risposta. Avendo lavorato e collaborato per molti anni con questa realtà, vorrei sottoporre alla sua attenzione anche il punto di vista di chi l’azienda l’ha conosciuta professionalmente da vicino. Nessuno mette in discussione il dolore personale per la perdita di un padre e di un fratello, né il peso umano che può avere la conclusione della storia di un’azienda familiare così importante. Su questo credo sia doveroso avere rispetto. Ho avuto inoltre la fortuna di conoscere e lavorare direttamente con l’ing. Gianmario Busi. È stato il mio maestro sulle macchine e una figura fondamentale nella mia formazione professionale. Nei suoi confronti ho sempre nutrito, e continuo a nutrire, una profonda stima. Proprio per il rapporto professionale che ho avuto con questa azienda e con la sua storia, credo però che una vicenda così complessa possa essere osservata da prospettive differenti. La crisi del mercato è certamente un elemento importante e ha interessato profondamente il settore. Allo stesso tempo, chi ha lavorato all’interno dell’azienda o ha collaborato con essa per molti anni ha vissuto direttamente i cambiamenti che si sono susseguiti nel tempo e può avere maturato una propria valutazione delle vicende che hanno accompagnato la conclusione dell’attività. Personalmente ho conosciuto la Busi Giovanni sia come lavoratore dipendente sia, per un lungo periodo, come collaboratore esterno. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere molto bene le macchine, le persone e il patrimonio tecnico costruito dall’azienda nel corso degli anni. Per questo ritengo importante che, accanto alla voce di chi ha avuto la responsabilità di guidare l’azienda, possa trovare spazio anche quella dei lavoratori e dei collaboratori che ne hanno condiviso il percorso. Non scrivo queste parole per attribuire responsabilità né per alimentare polemiche. Credo semplicemente che una storia lunga quasi settant’anni e che ha coinvolto molte persone e molte famiglie difficilmente possa essere rappresentata da un unico punto di vista. Va inoltre ricordato che, per chi è ancora coinvolto nelle conseguenze economiche e amministrative della cessazione dell’attività, questa vicenda non può considerarsi completamente conclusa. Restano infatti aspetti ancora in corso di definizione, tra cui quelli relativi al Tfr, con tempi e incertezze che possono creare difficoltà alle persone e alle loro famiglie. Lo sottolineo senza attribuire responsabilità personali, ma semplicemente perché anche questa fase fa parte delle conseguenze concrete della conclusione dell’attività aziendale. Condivido quindi il principio espresso nell’articolo secondo cui, prima di formulare giudizi, sarebbe opportuno conoscere i fatti e le esperienze delle persone coinvolte. Credo che questo principio debba valere per tutti. La storia della Busi Giovanni appartiene certamente alla famiglia che l’ha fondata e guidata, ma anche alle tante persone che, con il proprio lavoro e la propria professionalità, hanno contribuito negli anni alla sua crescita, alla sua competenza tecnica e alla sua reputazione. Sergio Turati Brescia Caro Sergio, come scrivemmo allora, il giudizio resta sospeso per una vicenda paradigmatica della varietà di sfumature, contro la narrazione «buono o cattivo», «bianco o nero» che anche noi siamo tentati di fare, in tutto. La sua lettera, a questa complessità, aggiunge elementi ulteriori e lo fa con una delicatezza che apprezziamo, non accusando o difendendo, bensì invitando a considerare più punti di vista. Condividiamo. Una storia d’impresa lunga settant’anni non può essere archiviata in modo spiccio, tirando un rigo. La cosa bella, dal nostro punto di vista, è l’affetto che traspare, riconoscendo in un’azienda assai più di una partita economica o di una faccenda di capitale, bensì legami tra persone, condivisione di valori, storie di realizzazione personale e comunitaria. Avere rispetto, per tutto questo, non è una scelta, ma un dovere.
Qualità, contenuti, relazioni, territorio. GdB+ il valore di esserci.
Agenda
Non perdere gli appuntamenti più interessanti
Partecipa anche tu e vedi il tuo scatto pubblicato



























































































































