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Lettere al Direttore
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Con alcuni carissimi amici ogni tanto andiamo a mangiare in un ristorante pizzeria della Franciacorta; ambiente familiare, personale gentile. Da bravo curioso ho notato un signore un po’ su di età che indossava una giacca bianca con collo alla coreana e dei piccoli alamari bianchi al posto dei bottoni. Piace molto anche a me, infatti ne ho una. È la classica giacca da lavoro cinese. Così avevo chiesto al signore di che nazionalità fosse e lui mi aveva risposto sorridente: «Marocchino, marocchino!». E da quel momento mi ha sempre salutato così aggiungendo un buffetto sulla spalla. Anche stavolta siamo stati accolti con simpatia con i soliti convenevoli. «Tutto bene, come va? Sì, sì tutto bene». Ci siamo seduti al nostro solito posto, ma ci siamo accorti che la scelta era sbagliata perché nella sala stazionava una comitiva urlante che pareva una tribù vichinga reduce da una grande vittoria. Non riuscivo a sentire chi mi sedeva davanti. Proprio mentre stavo formulando pensieri non proprio lusinghieri all’indirizzo dei nostri vicini mi passa davanti marocchino, mi guarda negli occhi e dice: «Tu non stai bene». Trasalisco, diavolo di un marocchino hai colto nel segno: non sto bene né moralmente né fisicamente. Lo guardo e gli dico: «Lei è una persona attenta!». Già penso, ho incontrato un uomo vero, che segue ancora il suo cuore non l’AI. Così, paradossalmente da una situazione negativa è germogliato un fiore di simpatia. Stefano Bolla Caro Stefano, i veri maghi, coloro che sanno far germogliare in positivo una situazione negativa, siamo sempre noi stessi, in prima persona. E nostri gli occhi curiosi e le orecchie buone, che possono vedere e sentire ben più di quanto a primo impatto appare. Saper «guardare l’altro» è una virtù che vale cento volte la fatica che s’impiega e un esercizio costantemente alla nostra portata, non abbisognando di nulla, tranne che di un briciolo di volontà e una buona dose di saggezza. Per questo somiglia al sorriso lodato da Khalil Gibran, che «non costa nulla a chi la dona e arricchisce chi la riceve», contribuendo a contrastare una delle sensazioni della nostra epoca: la trasparenza.
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