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Lettere al Direttore
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Abbiamo letto del ritorno di Alemanno tra la folla di camerati, baci e abbracci, e poche ore dopo attovagliato in una trattoria sarda. Pare quasi una scena paesana, calda e umana. Nelle parole rilasciate dall’ex sindaco di Roma mi ha colpito il contrasto con tutto quello che, di norma, sta dietro quei cancelli e di cui non si parla mai: il sovraffollamento, i suicidi che ogni anno si contano anche a Canton Mombello e le celle dove si vive in condizioni che nessuno accetterebbe per un cane. Ma del carcere, in fondo, importa a pochissimi. Non perché si manchi di pietà, ma perché la persona comune, chi lavora, chi paga le tasse, chi porta i figli a scuola, non si immagina mai, nemmeno per un secondo, di poterci finire dentro. Il carcere resta un altrove, qualcosa che riguarda «gli altri»: i delinquenti, i violenti, gente diversa da noi. È un meccanismo psicologico comodo che ci tiene al riparo dall’angoscia. C’è anche chi dal carcere ha saputo spremere non solo introspezione ma letteratura vera: Edoardo Albinati, che da oltre vent’anni insegna ai detenuti di Rebibbia, ha fatto di quell’esperienza materia dei suoi libri. Le carceri italiane sono piene anche di persone in attesa di giudizio, di innocenti che lo scopriranno troppo tardi, di malati psichiatrici che non dovrebbero starci affatto. Una società si misura anche da come tratta chi ha perso la libertà, non solo da come festeggia giustamente chi la riconquista davanti a un piatto di porceddu sardo e gli abbracci degli amici fedeli. Giulio Treccani Gavardo Uscito di galera e subito confluito nel partito di Vannacci, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno ha dichiarato che i carcerati sono quasi tutti di destra. Non c’è che dire: un genio del marketing! Germano Mazzali Brescia Cari Giulio e Germano, il «caso Alemanno» merita di non passare sotto silenzio, poiché scompiglia le carte qualsiasi sia il punto da cui lo osserviamo. Politicamente non entra nel nostro pantheon, tuttavia a differenza di altri gli riconosciamo che abbia pagato caro gli errori e l’esperienza in carcere, gli va dato atto anche di questo, lo rende prossimo al debole, non al potente di turno. Che appena uscito sia approdato al partito di Vannacci non ci sorprende, facendo la destra da richiamo. Anzi, detto tra noi, Alemanno può contribuire a renderla meno estremista e forcaiola, conoscendo egli la distinzione tra retorica e vissuto concreto, tra la facilità con cui si esprime durezza a parole e quanto è duro il carcere davvero. Altro elemento curioso, la dichiarazione sulle simpatie politiche dei detenuti, spiazzante essa stessa, ma proprio per questo illuminante. Checché se ne dica, i partiti che in teoria difendono gli ultimi, oggi tra gli ultimi non trovano automaticamente consenso. A dimostrazione che la realtà se ne fa un baffo del principio e ad onore di quella parte di sinistra che, per principio, si ostina a difendere l’emarginato, anche se poi vota l’avversario.
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