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Lettere al Direttore
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Siamo i genitori di una ragazza Asperger (autismo ad alto funzionamento), tre anni fa iscritta ad un noto liceo linguistico. Al termine di un open day svoltosi presso il plesso, abbiamo avuto un colloquio con la referente dei Bes dell’istituto e abbiamo esposto, con nostra figlia presente, i sui «bisogni». Essendo stati rassicurati dalla docente che l’indirizzo scelto da nostra figlia fosse idoneo e su parere del consiglio orientativo della scuola secondaria di primo grado, al momento delle iscrizioni abbiamo fatto la domanda che è stata accettata. I primi due anni nostra figlia si è impegnata al massimo, usufruendo di un Pdp, con valutazioni positive sia nei voti che nella condotta. Nel terzo anno di frequenza si sono evidenziati dei problemi di incompatibilità con la classe (che forse c’erano già dall’inizio) di alunne molto competitive che la escludevano dai lavori in gruppo non facendola sentire parte della classe, tanto che ha iniziato a risentire parecchio questa emarginazione essendo molto sensibile e non capace a esteriorizzare il suo disagio interno, di conseguenza rallentando il suo impegno nello studio, rendendola insofferente all’ambiente. Abbiamo interpellato più volte la coordinatrice di classe per avere un confronto con lei, la referente dei Bes e con figure competenti (dove nostra figlia è ancora seguita) per risolvere la situazione, ma purtroppo le docenti erano oberate di impegni (...). Abbiamo fatto colloqui con docenti con pareri discordanti e alcuni ci hanno disorientato e deluso, senza prendere una coesa decisione e aiutarci a decidere per il bene dell’alunna. Abbiamo optato a questo punto, di ritirare nostra figlia, in quanto stava attraversando un periodo di forte carico emotivo e ansia correlata all’ambiente scolastico (era ormai marzo) e cercare un altro ambiente più sereno, accogliente e integrativo, che le desse la possibilità di esprimersi e studiare, cosa che a nostra figlia piace e cosa che è soprattutto un diritto di tutti! La scuola dovrebbe essere un luogo di aggregazione, un luogo sicuro dove il sapere e le relazioni fra alunni crescono insieme, la scuola significa proteggere il percorso degli studenti e garantire stabilità, dove i docenti contribuiscono a formare intellettualmente e socialmente i futuri uomini e donne in collaborazione con i genitori, dove si insegna l’uguaglianza e non si permetta la discriminazione. I problemi vanno affrontati a viso aperto e con molta coerenza, il più fragile deve essere coinvolto nella vita comune di una scuola, facendolo partecipe così che possa esprimere il meglio di sé: la diversità è un valore aggiunto! Dopo non poche difficoltà, ora nostra figlia frequenta una scuola dove finalmente si sente pienamente inclusa! Abbiamo scritto questa lettera per evidenziare un problema importante come l’inclusione di persone con fragilità, cosa che ancora purtroppo si contrappone nella società attuale, dove il dover essere perfetti è una pressione costante, che impone standard a volte irraggiungibili. Lettera firmata Carissimi, «includere» è verbo che nei contesti scolastici ci piace poco: preferiamo «accogliere» o «coinvolgere». Ci rendiamo però conto ch’è questione marginale a fronte del problema concreto che avete affrontato e, per fortuna, risolto. Diamo dunque piena evidenza alla vostra testimonianza, confidando che sia da sprone per le autorità scolastiche di ogni ordine e grado, infondendo nel contempo speranza, coraggio, a quei ragazzi e genitori che si trovano tuttora in mezzo al guado.
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