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Lettere al Direttore
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La saggezza popolare integra che per crescere un bambino serve un intero villaggio; la nostra esperienza di genitori ci ha dimostrato che questo proverbio diventa una verità ancora più importante e vitale quando il proprio figlio, la nostra bambina che ora ha 8 anni e mezzo, affronta una malattia rara: per curarlo, quel villaggio deve essere fatto di scienza, di cura, di attenzione e di profonda umanità. Di fronte a un percorso lungo e difficile come quello che abbiamo vissuto, si impara che la cura ha i suoi tempi. C’è stato il momento della paura, della rabbia, della resistenza e dell’attesa con il fiato sospeso. Oggi, dopo quasi tre anni di cure attente e sacrifici quotidiani, la nostra bambina ha raggiunto un traguardo importante. È una tappa parziale - perché il cammino non è finito e nostra figlia è ancora seguita in questo percorso - ma è un passo fondamentale. Per noi è arrivato il tempo di fermarci, di respirare, di trasformare quel bagaglio di preoccupazioni in speranza e, soprattutto, di prenderci il tempo per ringraziare. In questo cammino abbiamo compreso l’importanza profonda della condivisione: poter contare su una rete, non sentirsi soli nei momenti di disorientamento e sapere che c’è qualcuno pronto a raccogliere ogni tua fragilità è ciò che fa davvero la differenza. Questo ci permette di essere più forti e di guardare al domani con molta più fiducia. Se oggi possiamo affrontare il futuro con una nuova serenità, il merito è della straordinaria rete di cura che si è stretta attorno a noi. Sentiamo il bisogno profondo di dare un merito pubblico a chi lo ha reso possibile. Esprimiamo la nostra più immensa gratitudine al Reparto di Immunologia degli Spedali Civili di Brescia, guidato dalla straordinaria dott.ssa Soresina. La vostra altissima specializzazione e la vostra guida e presenza costante ci hanno dato la sicurezza di cui avevamo bisogno, affrontando ogni snodo clinico con una competenza straordinaria. Accanto a loro, il nostro grazie più affettuoso va a tutto il personale del Day Hospital pediatrico di Trento, alla dottoressa Petrone e a tutto lo staff, nessuno escluso: infermieri, Oss, la maestra e le volontarie dell’Associaizone Lene Thun). Siete il nostro punto di riferimento sul territorio e il nostro supporto continuo. Oltre alla grande professionalità medica, ci avete donato un sostegno umano immenso: la vostra vicinanza e la pazienza hanno trasformato l’ospedale in un luogo in cui la nostra bambina si è sentita accolta, rispettata e protetta. Ma c’è una parte fondamentale del nostro villaggio che spesso resta invisibile e che oggi vogliamo invece mettere al centro del nostro grazie. Vogliamo dire un grazie infinito all’Avis, a tutta l’Avis e a tutte le persone che donano generosamente il sangue e il plasma. Nostra figlia affronta una terapia salvavita che, senza quel plasma, semplicemente non esisterebbe. Dietro ogni donazione che le permette di vivere c’è un dono d’amore anonimo. Siete parte della nostra famiglia anche se non vi conosciamo. Spesso si parla di sanità solo per metterne in luce le difficoltà, ma noi vogliamo testimoniare l’esistenza di una rete che funziona e che cura con il cuore. Medici, infermieri, operatori e donatori che non svolgono semplicemente un compito, ma che onorano una missione quotidiana, capaci di sostenere emotivamente non solo la nostra bambina, ma noi tutti come famiglia. A tutti voi, pilastri insostituibili del villaggio che sostiene e cura la nostra bambina, va il nostro grazie più sincero e commosso. Non ci avete solo teso la mano nel momento del bisogno: l’avete stretta forte, camminando al nostro fianco ogni singolo giorno. Ed è un legame che porteremo sempre nel cuore. Francesca Dossi e Francesco Berardi, mamma e papà di Amalia Carissimi, al centro di quel villaggio oggi avete fatto sedere anche noi, illuminati e scaldati da tanta riconoscenza e, nel contempo, ancora una volta stupiti per quanto conforto possa scaturire dalla paura, quanta luce dall’ombra, quanto bene dal male. Un abbraccio fortissimo e grazie per aver condiviso con noi qualcosa di così intimo, di tanto speciale.
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