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Lettere al Direttore
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16 agosto 1999. Pranzo di mezzogiorno al Grill Garden di Manerba del Garda con marito e compagnia di amici. Improvvisamente un botto dalla strada. Spavento, corsa: due ragazze a terra vicino a un muretto (!) di recinzione di un residence, una vespa/motorino(?), un casco slacciato. Inginocchiata sul selciato agostano rovente ho trascorso un tempo che mi è parso infinito e nel contempo non misurabile accanto a una ragazza che piangeva (seppi poi con fratture) invocando l’amica immobile: «Ely, Ely!». Eleonora splendida nei suoi sedici anni, senza ferite visibili, sempre più bianca, addormentata senza aver avuto il tempo di salutare il suo promesso pomeriggio al lago. L’ambulanza... poi l’elisoccorso pietoso non poterono che constatare quanto noi presenti attoniti non volevamo credere. Qualche parola all’amica, qualche carezza leggera a Eleonora pensando che se fosse capitato a una delle mie figlie avrei voluto che qualcuno non la lasciasse sola. Il 21 agosto il suo giornale, direttore, pubblicò a tutta pagina un primo piano splendido di Eleonora, penso su iniziativa della famiglia. Qualche giorno dopo ricevetti una telefonata dai genitori che non so come mi rintracciarono. «No, Eleonora non ha sofferto, non si è resa conto, sembrava addormentata... serena». Si dice sempre che chi ci lascia non muore fino a che qualcuno li ricorda. Per questo ho sentito il bisogno di scrivere queste parole, caso mai le leggessero, ai genitori di Eleonora e a chi l’ha amata e la ama. Anche nei miei ricordi, ad ogni agosto, da allora, Eleonora compare recando la malinconia di quei bellissimi fiori che hanno vita breve ma proprio per questo sono indimenticabili nel loro splendore eterno. Loretta Paolucci Cara Loretta, lunga e diritta corre la strada dei ricordi e d’un dolore che raggela, a dispetto del caldo. Si dice che nessuno muore veramente finché se ne conserva memoria, così lei e le molte persone che le vogliono bene tengono Eleonora viva, sempre. Ne saranno lieti i genitori, che dopo la reazione iniziale di forza temiamo abbiano dovuto fare i conti con ciò che nel tempo pesa più del dolore: il vuoto. Sapere però che la loro figlia, a distanza di anni, suscita sentimenti tanto delicati, confidiamo possa portare pace e dare, se non un senso, almeno conforto. Abbracciamo lei e loro.
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