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Lettere al Direttore
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Anche io ho avuto la multa con sorpresa come il signore della lettera pubblicata a luglio sul Giornale di Brescia. Sono stato multato per la rilevazione di un autovelox su una strada a grande scorrimento nel Comune di Milano il giorno 8 maggio scorso: il giorno 7 aprile veniva depositata l’ordinanza 8797 della Corte di Cassazione che dichiara non utilizzabili dispositivi di rilevazione della velocità se non omologati. Nel verbale di contravvenzione l’ autovelox che ha rilevato la mia velocità effettiva di 52 km/h viene esplicitamente dichiarato come «approvato», ma non come «omologato», per cui mi chiedo perché quel dispositivo era in funzione a un mese esatto dalla sentenza che lo dichiarava «fuori norma»? Perché probabilmente i burocrati del Comune di Milano sanno che molti, come me, ricevendo un modulo pre-stampato con la cifra di 35,47 euro, pagano comunque e preferiscono evitare di rivolgersi al Giudice di Pace per annullare la contravvenzione, con un onere di 43 euro oltre alle rogne associate. È ben vero che il verbale indica che verranno applicate spese di notifica non specificate, ma si guarda bene dal precisare che ammontano a 12,41 euro, con un ricarico del 35% sulla contravvenzione. Anche qui mi chiedo: se la Pubblica Amministrazione fa campagne martellanti per invitarci a utilizzare l’ App «IO» per facilitare le comunicazioni tra Cittadino e Amministrazione, perché non la usano anche per comunicarmi la contravvenzione, come fanno per il bollo, la pensione, e tante altre cose? Tutto ciò dà al cittadino la netta impressione di essere preso in giro: sono convinto che la Pubblica Amministrazione svolge un servizio fondamentale, senza il quale la nostra vita sarebbe impossibile, ma proprio per questo i diversi responsabili di Uffici e Direzioni dovrebbero evitare determine e comportamenti poco trasparenti. Ezio Cerquaglia Caro Ezio, mettendoci nei suoi panni, la sua frustrazione sarebbe esattamente la nostra. E ci sono poche altre cose che ci fanno prima saltare al naso e poi cadere le braccia quanto l’impressione di essere impotenti nei confronti di amministrazioni pubbliche interessate più a fare cassa che ad applicare equità e giustizia. L’accusa che fa è grave, tuttavia abbastanza motivata da sollevare un dubbio serio. Perciò ci aspettiamo dal Comune di Milano, documenti alla mano, una smentita (che pubblicheremo con la stessa evidenza di questa sua lettera) altrimenti saremo autorizzati a pensare che davvero non siamo più cittadini, bensì sudditi e senza nemmeno un giudice a Berlino. O meglio, un giudice ci sarebbe, ma rendendo il suo ricorso antieconomico, in realtà è come se non ci fosse.
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