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Lettere al Direttore
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Ricordando una torrida estate dei primi anni Sessanta, ho ripercorso con la memoria, nei giorni scorsi di afa opprimente, i vecchi rimedi e le strategie di contrasto alla calura che traevano origine dalle esperienze acquisite e tramandate dalle passate generazioni. Servivano le «correnti d’aria» che si creavano con il flusso generato dalle finestre aperte in posizione opposta, oppure dal contrasto fra la porta d’ingresso e quella posta sul retro per l’accesso all’orto. Lasciate entrambe spalancate, fornivano un buon ricambio d’aria, era un po’ come risiedere al Colosseo. Per gli amanti dell’effetto «penombra», la tradizione suggeriva case semibuie con le imposte socchiuse e fissate a spiraglio. Apprezzate e frequenti all’epoca le cucine a pianterreno, alle quali si accedeva spesso scendendo due gradini rispetto al livello stradale: simulavano il «fresco cantina». Altro temporaneo refrigerio consisteva nella scorpacciata della generosa anguria, preceduta dal vecchio rito: rinfrescata a dovere sotto l’acqua corrente del lavandino, veniva affettata sotto gli occhi golosi dei presenti e gustata affondando i denti nella polpa. Donava indimenticabili sensazioni di frescura che si propagavano al mento gocciolante e alla sottostante canottiera. Poi, nel paese del boom economico, i negozi di articoli casalinghi iniziarono a proporre, accanto a frigoriferi bombati, televisori mastodontici e registratori a nastro, quegli strani frullatori d’aria, rumorosi e roteanti, che presero il nome di ventilatori. Oddio, nelle persone anziane la diffidenza era diffusa, erano allarmate da quel vorticoso turbinio di pale e aria riciclata, e non fu quindi un amore a prima vista. Mia mamma ammoniva: «Ti verrà il mal di gola»; forse temeva anche l’aggravio della bolletta elettrica in un’economia domestica che mirava ancora a eliminare il superfluo. Restava poi qualche inconveniente: quel vortice d’aria artificiale spazzava via il sudore insieme a fogli di carta e oggetti leggeri; doveva quindi essere posizionato e regolato anche per evitare l’eccessiva esposizione alla corrente fredda. Vi era la piena consapevolezza che il progresso e nuove conquiste stavano ormai varcando la soglia delle mura domestiche. Oggi affrontiamo la calura con moderni ed efficienti condizionatori d’aria che, tuttavia, rappresentano un costo non sempre sostenibile. Il pratico ventilatore anti-afa volteggia quindi, ancora, nelle nostre case nella versione moderna e ingentilita, offrendo economicità e semplicità d’uso. Merita di tanto in tanto uno sguardo riconoscente. Adriana Pasini Brescia Cara Adriana, il mal di gola lo temiamo pure noi, in prossimità di un ventilatore, mentre apprezziamo le pale che volteggiano al posto del lampadario, sul soffitto, e ammettiamo che senza aria condizionata considereremmo la vita di queste estati un piccolo inferno, almeno per la temperatura. Questo per dire che ciascuno cerca riparo dall’afa come può, rispolverando i rimedi antichi - e ancor oggi validissimi, come tenere le persiane chiuse durante il giorno - oppure appellandosi alla tecnologia, in barba ai consumi d’energia. «Di caldo non è mai morto nessuno» sentenziava nostra zia Carla, quando da ragazzini ci lamentavamo. Ora che di caldo si possa morire lo dicono i medici. Ed è l’unica ombra poco apprezzata di questa stagione torrida.
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