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Lettere al Direttore
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Innanzitutto mi scuso, ma non ho altro modo per esprimere quanto sia disgustato nel leggere questa notizia. Sul giornale di domenica, in seconda pagina leggo quanto segue: Alessandro Di Battista, inviato per una serie di reportage per il giornale «Fatto quotidiano», perciò ritengo sia a titolo personale e sicuramente ben remunerato, verrà rimpatriato con un volo di Stato. Orbene, se non erro, si tratterebbe di un volo pagato da tutti noi contribuenti. Quale sia la logica di questa iniziativa non la comprendo ed è per questo che mi piacerebbe fosse pubblicata questa mia, per condividere con altre persone il mio pensiero. Non ho nulla di personale contro Di Battista, anche perché non mi interesso di politica, ma che il costo del suo rientro in Italia venga pagato da tutti noi, sinceramente lo trovo un insulto alla famosa gestione del buon padre di famiglia, come si studiava sui libri di diritto ai miei tempi. Una sola domanda: quante pensioni si potrebbero pagare con la somma per il rientro con il volo di Stato? Aldo Cicoli Prevalle Leggo di questo politico che ha avuto un malore (auguro ovviamente una pronta guarigione), del tam tam politico di solidarietà e che lo Stato metterà a disposizione un aereo per il rientro. Ma per gli altri italiani contribuenti, come mai non avviene nella maggior parte dei casi? Se non ricordo male, un ragazzo della Valtrompia ha avuto un grave problema all’estero e si è dovuta organizzare una raccolta fondi per il suo rientro: perché lì la politica poltronaia non si è mossa? Credo che i politici abbiano già troppo privilegi (e stipendi/pensioni) assurdi: questi trattamenti totalmente diversi non li trovo corretti. Massimiliano Bettoni Chiari Non ho mai stimato i Cinquestelle, ma ho sempre provato simpatia per Alessandro Di Battista, a cui va tutta la mia solidarietà. Ciò detto, mi chiedo, da cittadino italiano in perfetta regola con il pagamento delle tasse, per quale motivo l’Italia mandi a Cuba un aereo di Stato, sicuramente dotato di sofisticati mezzi medici, a prenderlo per riportarlo qua, a spese di noi contribuenti? Chiedo: non sembra folle tutto ciò? Peraltro sottolineo che Di Battista non ricopre incarichi pubblici istituzionali da tempo, ergo non afferro il senso di questa regalia, pagata da noi tutti cittadini. E se anziché Di Battista ci fosse a Cuba, che so, un Mario Rossi qualunque? Roberto Carissimi, oltre al numero, è il tono delle vostre lettere che la dice lunga su quanto sia ampio il solco che separa cittadini e classe politica. Un fossato che lo stesso Di Battista e il movimento che gli ha fatto da culla hanno contribuito a allargare, vestendo spesso i panni di un Torquemada, dimenticando che chi attizza il fuoco dello sdegno e del sospetto corre il rischio di restare avviluppato nella fiamma. Premesso questo, qualche risposta. Primo: il rientro con volo di Stato è disciplinato da una direttiva del presidente del Consiglio del 2011 e vale per tutti i cittadini in gravi condizioni di salute e pericolo di vita, quando non siano possibili altri mezzi. Secondo: il tutto non avviene in automatico, bensì su specifica richiesta dell’ambasciata o del consolato. Terzo: tale possibilità è già stata esercitata per quelli che Roberto chiama «Mario Rossi qualunque» (anche se ogni Mario Rossi è unico e di qualunque, in certi casi, c’è nessuno). Quarto: per il ragazzo di Sarezzo rimasto ferito in Moldavia è stata necessaria una raccolta fondi, per cui la procedura di cui sopra non è stata attuata. Ne ignoriamo i motivi, li approfondiremo e ne daremo conto. Quinto: è probabile che ambasciata o consolato italiano a Cuba si siano mossi celermente essendo Di Battista persona di una certa fama. Sesto: sempre a quanto risulta, Di Battista non utilizzerà alcun volo di Stato e il Movimento 5 Stelle ha riferito che tutte le spese saranno coperte dall’assicurazione o dallo stesso Movimento o dal Fatto Quotidiano, per il quale stava lavorando. Questo è quanto. Rimane invece l’amarezza di un astio sospeso neppure di fronte a una disgrazia, presumendo il privilegio e schiumando «disgusto» per una questione economica, lasciando pallido sullo sfondo ciò che dovrebbe essere l’unico baricentro che conta: la vicenda umana di una persona, malata.
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