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«Ombre russe minacciano l’Europa». Ho riportato il titolo di apertura del GdB del 3 settembre. Mi pare di ritornare al tempo tristo del coso-19 dove la stampa a cori uniti batteva contro il nemico untore «Novax», sicura che non ci fosse nulla da discutere: «obbedienza cieca, pronta e assoluta» di guareschiana memoria. Ora il nemico è la Russia, che a memoria all’Italia, ma a nessun altro paese europeo o della Nato, ha mai fatto del male. Più volte nella storia l’Italia e altri paesi europei hanno cercato di invadere la Russia, tornando a casa a pezzi; questo dicono i libri di storia, non ancora rivisti. Dunque che messaggio vuole portare avanti il suo Giornale? «Armiamoci e partite»? I miei figli, i suoi figli nell’ennesima guerra inutile e non condivisa? La Russia era (ed è tutt’ora, nonostante gli embarghi) un fornitore di energia a bassissimo costo ed uno sbocco commerciale importantissimo per il nostro Paese. Ma qualcuno (e non saprei chi) ci ha detto che sono i cattivi del momento da combattere. A me e credo a moltissimi italiani e cittadini europei questa politica guerrafondai non sta per niente bene: nel dubbio si faccia un referendum o un sondaggio (possibilmente non taroccato). Ah, chi vota a favore avrà il privilegio degli avamposti, partendo dai politici e giornalisti. Spero che questa mia sincerità non l’abbia offesa; nel caso mi scuso, non era mia intenzione. La invito a rileggere qualcosa di Guareschi (già citato sopra) che la guerra (o meglio, le guerre, compresa quella civile) l’ha vissuta sulla sua pelle ed ha pagato di persona. Alberto Cobelli Piancogno Caro Alberto, nessuna offesa, ci mancherebbe altro: se non ci parliamo schietto qui, dove potremmo farlo? Specialmente quando la pensiamo all’opposto, come in questo caso. Non tanto su pace e guerra, sulle quali in linea di principio è facile concordare, quanto sulla posizione della Russia. Di questa Russia, precisiamo, la nazione che Putin governa non soltanto con piglio dittatoriale, ma pure imperialistico. Non è infatti che se ne sta tranquillo all’interno dei propri confini, bensì aggredisce nazioni vicine e assalta di continuo territori che reputa arbitrariamente suoi. Alcuni hanno nomi che conoscono in pochi (Ossezia del Sud, Abkhazia, Transnistria) altri sono più famosi (Crimea, Donbass). Quasi tutti sono paesi lontani, è vero, ma non per questo possiamo fingere che non ci riguardino. E se dobbiamo dirla tutta, la pensiamo diversamente da lei anche accettando la sua logica economicistica e opportunista. Sostenere apertamente l’Ucraina infatti non significa essere guerrafondai, bensì l’opposto, cioè sperare che i nostri figli debbano mai combattere confidando che le milizie di Putin siano fermate dove le stanno respingendo o contenendo adesso.
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