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Lettere al Direttore
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«L’occhio di Jean Valjean era diventato spaventevole, non era più una pupilla, ma quel vetro profondo che in certi disgraziati sostituisce l’occhio che sembra incosciente della realtà e nel quale fiammeggia il riflesso dei terrori e delle catastrofi. Egli non contemplava uno spettacolo, subiva una visione. Volle alzarsi, fuggire, evadere, non potè muovere un passo: talvolta le cose che vediamo ci afferrano e ci incatenano». (Victor Hugo, «I Miserabili»). Mi è tornato alla mente questo passaggio di Victor Hugo mentre gli occhi vedevano sui teleschermi un fiume umano in cerca di libertà. Giovani, donne, bambini. Ceuta siamo noi. Anche se una moltitudine dice «Alt». Da qui non si passa! L’occhio eterno dell’uomo si piega alla storia. L’occhio contemporaneo non scorge che il proprio giardino. L’etimologia del nome Europa pare incerta e si divide principalmente tra un’origine semitica e una radice greca. Le due ipotesi principali collegano il termine alla parola fenicia ereb (occidente) o ai termini greci eurus e ops (dai grandi occhi o ampio sguardo)». Siamo più vicini al tramonto che all’ampio sguardo. I volti, i sacchi neri con i cadaveri, le ciambelle di plastica lasciate sulla spiaggia sono il riflesso della nostra epoca. La Storia non parla. Insegna. Ricordando Papa Francesco verrebbe da dire «Fratelli tutti». Ma davvero è cosi? Mare magnum. Caotico peregrinare di volti. Mani protese a chiedere pane e libertà. Sfruttati da coloro che li considerano solo carne da macello. Facce magre. Scheletri. Ciabatte sugli scogli e corpi in cerca di un nome. Una identità che cerca per sempre la sua storia nel mondo. Nel caos di questa rassegnazione. Di vite prese a bastonate come è duro a volte il mestiere di vivere. «Dacci a noi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti...» ci verrebbe da riflettere. Compensare le nostre agiate esistenze con le piccole cose, sarebbe solo un nuovo inizio. Vedere nei corpi altrui il riflesso di noi stessi. Tutto fluisce inconsapevolmente. Tutto scorre in questa apocalisse umana. Le tracce restano invisibili nell’infinito mare diventato un cimitero. Forse un dì ci sarà un giudizio. Anche a noi sarà chiesto: dove eravate? «Come credente tra i credenti invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanità che illumina anche il tempo dell’IA. Anche quando le macchine eccellono nell’efficienza il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato. Questo volto umano è la pienezza verso cui cammina la storia». (Leone XIV). L’altro siamo noi. Il volto dell’altro è anche il nostro. Angelo Briscioli Capo di Ponte Caro Angelo, i fatti di Ceuta hanno un che di apocalittico, con cause concrete ancora da spiegare, mentre certa è la motivazione profonda che spinge migliaia di persone a lasciare la loro terra d’origine e cercare fortuna dove la superficie luccica, ma c’è pure concreto benessere. A questo proposito, il suo è un lungo commento, non vogliamo aggiungervi il carico del nostro. Ci lasci però apprezzare le parole di papa Leone che cita, alla fine: «Al centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato». Questa è la sfida per le molte Ceuta che si ripetono: guardarle, far muovere le coscienze, non voltare dall’altra parte lo sguardo.
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