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Lettere al Direttore
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In occasione della conclusione del percorso di ristrutturazione della Residenza Sanitario - Assistenziale per Disabili «G. Tonini - G. Boninsegna» di Brescia, desideriamo condividere una testimonianza personale, ma anche profondamente legata alla storia di una comunità, di tante famiglie e di tante persone fragili. Sono passati nove anni da quel giorno fatidico: la prima elezione di Stefano Salvoni a presidente della Cooperativa Tonini-Boninsegna. In quel momento, dopo un periodo molto difficile, Stefano aveva fatto una promessa: «Torno più forte e mi impegnerò ad aiutare gli altri. Ho ricevuto il dono più grande: la vita, una seconda possibilità, la devo far fruttare». E quegli «altri» Stefano li conosceva molto bene. Suo fratello Roberto era entrato nella Residenza dopo la morte del papà e la loro mamma da sola non poteva farcela. All’inizio era dura, ma la Tonini-Boninsegna era diventata ben presto «famiglia». Come in tutte le famiglie ci sono stati alti e bassi, problemi da risolvere, incomprensioni, fino alla richiesta, da parte di alcuni soci, della candidatura di Stefano e alla successiva elezione. Essere presidente non è stato facile: un ruolo importante e tantissime cose da sistemare e rimettere in ordine. I primi tre anni sono stati proprio intensi e quando sembrava che le cose, pian piano, stessero tornando al loro posto, è arrivato il Covid: una batosta. La Cooperativa si è trovata, sulle pendici della Maddalena, quasi abbandonata. Mancava tutto: i presidi di protezione individuale, gli igienizzanti, a un certo punto anche il personale. Turni infiniti, corse disperate in cerca d’aiuto. Ed è emersa di nuovo la grinta di Stefano, la sua tenacia: ore al telefono, viaggi in tutta la provincia per reperire quanti più aiuti possibili. Il viso sempre «tirato» e la nostra costante preoccupazione per i rischi che, alcune volte, ha dovuto correre. Poi gli aiuti sono cominciati ad arrivare: grazie al buon cuore di tante persone e alla collaborazione con gruppi e realtà del territorio, come Teletutto, Giornale di Brescia, Fondazione Tanghetti-Chiari, Rai 3, Radio Onda d’Urto e tanti altri. Tanta fatica e tanta apprensione e, purtroppo, a causa del Covid, la perdita di otto «ragazzi», come sono affettuosamente chiamate le persone accolte nella struttura. C’è voluta tanta forza e impegno per rialzarsi, ma alcune ferite sono rimaste aperte e hanno richiesto ulteriori sforzi. Il Covid aveva portato con sé problematiche organizzative, a livello di personale e di spazi. Da qui la decisione, dopo l’acquisizione dello stabile, della sua ristrutturazione, divenuta ormai indispensabile per il bene dei «ragazzi». Progetti, riunioni, contatti, sopralluoghi. Alcuni slogan hanno accompagnato questo percorso: «Dare è ricevere», «Costruiamo il futuro insieme», «L’uomo non è un’isola... e nessuno basta a sé stesso», «Io ho quel che ho donato», «Dove la cura diventa casa». Nel 2023, con la consegna del progetto definitivo, si è potuto partire. Riuscire a trovare il posto adatto dove traslocare tutti, mentre si facevano i lavori, è stato il primo ostacolo da superare. Una volta individuato, è arrivato il momento del trasloco: già non è facile per una semplice famiglia, figuriamoci per una struttura che accoglie persone con disabilità. Nel giugno 2024 il trasferimento in via Foro Boario, con la promessa di rientrare entro due anni nella «nostra» casa. I due anni sono passati, e anche in fretta. Il bellissimo progetto ha preso forma, passo dopo passo, riunione dopo riunione, incontro dopo incontro, confronto dopo confronto. Tanto impegno e tanti pensieri, notti insonni e ostacoli sempre nuovi da superare. Ma, come dicevamo all’inizio: eccoci qui. O, per citare qualcuno famoso, «Noi siamo ancora qua, eh già». Ci sarà ancora tanto da fare, ma questo traguardo resta una grande soddisfazione: la struttura è bellissima. Ci auguriamo che tutti i progetti «correlati» pian piano si concretizzino e diano forma davvero alla struttura d’eccellenza a cui la Cooperativa ha pensato. Che dire. Complimenti a Stefano per tutto quello che ha fatto in questi anni. È arrivato al terzo mandato. Anche se a volte non lo dimostriamo, siamo orgogliose di lui. L’augurio è che continui così. Anna e Sara Moglie e figlia di Stefano Salvoni, Presidente della Cooperativa «G. Tonini - G. Boninsegna» Cara Anna e cara Sara, ci avete fatto ricordare la profezia su Menuchin, protagonista in «Giobbe - Romanzo di un uomo semplice» di Joseph Roth: «Il dolore lo farà saggio, la malattia forte». Così è stato per Stefano, così è per la Tonini - Boninsegna, così sarà - ne siamo certi - per gli ospiti che da oggi troveranno dimora nella rinnovata residenza. A testimonianza che in ogni fragilità sono custoditi, come in un bocciolo, petali di resistenza. Grazie dunque a voi, per aver condiviso con noi una dichiarazione d’amore tanto intima quanto limpida, e un abbraccio. Continuiamo a prenderci vicendevolmente cura.
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