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Il XVII Congresso di Psichiatria di Bormio ha analizzato l’allarmante aumento della violenza giovanile e di genere in Italia. Il fenomeno, spesso amplificato dai social media e dall’abuso di alcol e droghe, non deriva sempre da psicopatologie, ma è il risultato di un complesso intreccio di fattori genetici, sociali e traumi pregressi che portano soggetti fragili a manifestare la propria insicurezza attraverso l’aggressività. Per contrastare la crescente violenza e conflittualità, gli esperti suggeriscono di integrare nei programmi scolastici l’educazione affettiva e relazionale, fondamentale per insegnare la gestione delle emozioni, il rispetto dei limiti e l’accettazione dei rifiuti. Parallelamente, è necessario contrastare l’isolamento causato dal mondo digitale. Intanto i mesi trascorrono senza che sia stata avviata alcuna iniziativa risolutiva. A mio avviso, la pericolosità reale di chi compie atti violenti ha un peso superiore alle discussioni teoriche degli specialisti in psichiatria e dei prorettori delegati ai rapporti con le strutture sanitarie. Gli episodi di violenza giovanile sono in costante aumento e le istituzioni educative e scolastiche, il contesto familiare e i servizi psichiatrici faticano sempre più a offrire risposte adeguate e a contrastare questo brutto fenomeno. Ormai dovremmo abituarci alle violente manifestazioni quasi quotidiane da parte dei giovani e sono certo che il mio punto di vista sia fondato. Gianmarco Dosselli Flero Caro Gianmarco, abbiamo cresciuto intere generazioni facendo di tutto affinché non disturbino, né diano noie e tanto meno preoccupazioni. Ecco perché la violenza giovanile inquieta: costringe a farci carico di una stonatura nello spartito armonioso a cui aspiriamo quotidianamente. Forse allora è il caso, prima di saltare alle conclusioni, di concentrarci sulle premesse, su ciò che i giovani rappresentano veramente, avendo a cuore sì l’albero che cade, ma nella consapevolezza che oltre il tronco che si schianta c’è una foresta che cresce e va ascoltata anche se pare silente.
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