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Lettere al Direttore
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Siamo un gruppo di ex studenti, di età compresa tra i diciannove e i cinquantaquattro anni, accomunati dall’aver avuto il professor Franco Manni come nostro insegnante di storia e filosofia al liceo. Egli, quest’anno, avendo raggiunto i 67 anni, è obbligato dalla legge ad andare in pensione, nonostante il suo desiderio di continuare ad insegnare, seguendo quella che lui ha sempre considerato sia la sua missione, sia la sua passione. Si tratta di un unicum tra i Paesi del mondo occidentale, poiché altrove non esiste un tale obbligo per i dipendenti pubblici, basato unicamente sull’età anagrafica e senza alcuna possibilità di proroga o deroga. Inoltre, si tratta di un’unicità fondata su una legge che risale al 1957, quando la percezione di cosa fosse la «vecchiaia» era ben diversa da ciò che possiamo osservare concretamente nella società di oggi. Il professore si è opposto a questa ingiustizia ed ha lottato! Ha fatto ricorso contro il decreto di pensionamento presso il giudice del lavoro, ha rilasciato interviste, ha fatto campagna di sensibilizzazione sul tema attraverso una serie di video che si possono trovare sul suo canale YouTube, ha presenziato alle udienze in tribunale... ma ha, purtroppo, perso. Da settembre, contro la sua volontà e con danno per tutti i suoi attuali e potenziali studenti, il suo vasto e prezioso patrimonio di conoscenze e competenze sarà accantonato dallo Stato italiano. Noi vorremmo, con la nostra testimonianza di ex studenti, far sentire la nostra voce e opporci almeno moralmente a questa ingiustizia, sia per debito nei confronti del professor Manni, a cui siamo legati e che è stato una figura importante per le nostre vite e per la nostra formazione culturale, intellettuale e morale, sia per contribuire a migliorare la società italiana, mostrando come la farraginosità degli automatismi della burocrazia possa ledere al bene pubblico. L’attuale governo ha voluto ribattezzare il dicastero della scuola Ministero dell’Istruzione e del Merito. Ebbene, il prof. Franco Manni, di merito, ne ha da vendere! E ne possiede in entrambi i significati che questa parola – se davvero ha qualche valore al di là dei proclami – assume nell’ambito dell’insegnamento. Il primo significato del merito riguarda la competenza disciplinare: egli conosce in modo profondo ciò che insegna, sia Storia che Filosofia, e lo espone in modo chiaro, vivificandolo mentre lo collega all’attualità. Se studiare serve a qualcosa, se davvero la conoscenza è un tesoro, allora quella ricchezza sta nel donare strumenti intellettuali utili per la propria vita, per interpretare il mondo, per leggere la contemporaneità, per combattere i luoghi comuni. Il secondo significato riguarda la capacità educativa: il rapporto interpersonale con gli studenti, la capacità di gestire le classi, l’essere guida o mentore per i conflitti che si affrontano nella vita, il mostrare alle nuove generazioni ciò che di buono hanno da donare quelle vecchie. Se qualcuno fosse interessato è presente un video che mostra una lezione viva, vera e feconda tra il prof. Manni e svariati suoi ex studenti di diverse generazioni, incentrata su due temi sempre attuali: la libertà di parola (Storia) e la mesòtes, cioè il giusto mezzo della virtù tra due vizi opposti (Filosofia). Entrambi questi meriti non diminuiscono col tempo, ma si accrescono con l’esperienza: dunque un insegnante più anziano può essere molto più esperto della propria disciplina e molto più esperto dei rapporti interpersonali di uno giovane – e il prof. Manni ne è un esempio! Ed ora, tra un mese o poco più, tutta questa conoscenza, tutte queste competenze e tutto questo merito verranno messi da parte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, come se fossero un vecchio paio di scarpe rotte, usando come unico criterio discriminatorio quello della vecchiaia – peraltro contro la volontà dell’interessato. Tutto questo appare a noi, suoi ex studenti, come una profonda ingiustizia nonché una grande miopia da parte delle istituzioni, che sprecano ciò che di meritevole già possiedono. Il professor Manni andrà in pensione non perché non sappia più insegnare, non perché non lo vogliano i suoi studenti, non perché – raggiunta l’età pensionabile – non lo desideri lui stesso, ma solo ed esclusivamente perché il calendario glielo impone. Noi crediamo che una scuola capace di riconoscere il merito non possa permettersi di confondere l'età anagrafica con il valore di un individuo. Ogni volta che una legge costringe una persona competente, appassionata e ancora pienamente capace di svolgere il proprio lavoro a fermarsi esclusivamente perché ha raggiunto una rigida e inderogabile soglia d’età, non riceve un danno solo la persona interessata, ma lo riceve anche l'intera collettività. Noi, che abbiamo avuto la fortuna di essere suoi studenti, sappiamo quanto sia prezioso ciò che il nostro Paese sta caparbiamente e irragionevolmente scegliendo di perdere. Ed è per questo che sentiamo il dovere di dirlo pubblicamente: il professor Franco Manni non viene pensionato per mancanza di merito, ma nonostante il suo merito. Adriano Bernasconi, Luca Prandelli, Daniele Busi, Luca Grigolato, Massimo Seneci, Matteo Migazzi, Ruggero Fornari, Matteo Franceschini, Silvano Marrelli, Davide Turcati, Giorgio Gozio, Daniele Cominelli, Massimo Fusari, Andrea Tonoletti, Kim Chiari, Elisa Biasin, Bilel Ben Haj Mohamed, Paolo Lucas Vianini, Valeria Valla, Francesco Saonara, Lorenzo Gandolfini, Lorenzo Ungari, Jacopo Breno, Mattia Datteri, Michele Moglia, Luca Franzoni, Andrea Galignani, Luca Vezzoli, Cecilia Botturi, Oscar Amadini, Simone Pimazzoni, Luca Chiarini, Nicola Armellini, Sebastiano Costa, Laura Pezzoli, Nicola Felice Torcoli, Gianluca Seta, Elena Pini, Michele Bertelli, Jacopo Fantoni, William Fontana, Francesco Tosadori Carissime/i, mettiamo tutti i vostri nomi e cognomi perché un tale attestato di stima e affetto merita evidenza. Potremmo fermarci qua e blandire la vostra benevolenza, ma il professor Manni, da insegnante di storia e filosofia con i fiocchi qual è, non ce lo perdonerebbe, pretendendo invece - ne siamo certi - rigore e schiettezza. Per questo, «nonostante il suo merito» crediamo sia giusto vada in pensione, essendo la pensione non un’ingiustizia, bensì l’opportunità di seminare cultura altrove, su base volontaria, in una delle tante associazioni che si premurano di promuovere cultura. Non solo. È giusto che vada in pensione per lasciare spazio a un o a una giovane insegnante, che merita anch’ella o anch’egli la cattedra senza restare in attesa una vita. (g. bar.) P.S. Vi autorizziamo a ritagliare questo stralcio di risposta e a riproporcelo tra qualche anno, quando toccherà a noi lasciare il posto, nel malaugurato caso in cui cambiassimo idea, pretendendo per noi stessi deroga a una sacrosanta regola. (g. bar.)
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