Territori
Le notizie più recenti dalla città e provincia
Lettere al Direttore
La tua voce conta. Condividi la tua opinione e leggi le risposte personali del nostro direttore

Vi scrivo per raccontare un episodio accaduto martedì 10 giugno 2026 nella metropolitana di Brescia, che ritengo meriti attenzione pubblica. La madre di mia moglie ha 88 anni. Ha preso la metro per la prima volta in vita sua. Si era munita regolarmente di due biglietti, acquistati come si deve. Non sapeva come funzionasse l’obliteratrice - del resto, tra macchinette automatiche e lettori QR, orientarsi non è semplice nemmeno per chi ci è abituato. All’uscita della stazione di piazza Vittoria, una addetta al controllo le ha chiesto il biglietto. Constatato che non era stato vidimato, invece di spiegarle come farlo - o anche solo di ritirare uno dei due biglietti integri che la signora teneva in mano - ha pensato bene di dirle, che stava facendo la furba. Una donna di 88 anni, sola, disorientata. La furba. È seguita una multa da 39 euro, pagata seduta stante in contanti - senza che venisse rilasciata alcuna ricevuta, alla quale la signora aveva pieno diritto. Ripeto: non è la sanzione a farmi indignare. Le regole esistono e vanno rispettate. È il modo. Un po’ di umanità, una parola gentile, trenta secondi di spiegazione - e quella signora avrebbe imparato come funziona la metro, senza essere umiliata in pubblico. Brescia è una città civile. I suoi cittadini anziani meritano rispetto, non accuse. Edoardo Angelo Zanoni Brescia Caro Edoardo, comprendiamo l’arrabbiatura e, raccontata così, c’è poco margine per considerazioni sul caso in sé. Volendo però andare a fondo e non limitarci alla crosta, aggiungiamo che il nodo sta tutto nelle persone (quella singola addetta al controllo, ma in generale gli agenti di Polizia, gli ausiliari della sosta, i funzionari dell’Agenzia delle entrate...) e nella possibilità di applicazione delle regole usando «umanità». Un tema spinoso, etico diremmo, perché è indubbio che per il burocrate il criterio è sì o no, bianco o nero. «Hai il biglietto, va bene»; «Non ce l’hai, paghi la multa». Punto. Ma per svolgere un lavoro così non occorre l’essere umano, basta la macchina, che non a caso procede per codici binari, zero uno, uno zero. Noi invece siamo convinti che «equità» sia altro, cioè sia qualcosa che preveda uno spazio di «umanità», di sensibilità personale. Un terreno di ragionamento sdrucciolevole, certo, come tutti quelli che richiedono una scelta, chiamando in causa la discrezionalità, che un po’ come il sale e pepe nelle ricette di cucina: non è mai una misura fissa, occorre valutare il «quanto basta». Se tuttavia vogliamo una società civile e non alienante dobbiamo correre il rischio dell’assunzione di responsabilità e dare il primato alla cultura rispetto alla rigidità della norma.
Qualità, contenuti, relazioni, territorio. GdB+ il valore di esserci.
Agenda
Non perdere gli appuntamenti più interessanti
Partecipa anche tu e vedi il tuo scatto pubblicato


















































































































