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Lettere al Direttore
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Sono un ragazzo cresciuto a Provaglio d’Iseo e non appena mi è giunta notizia della decisione di abbattere la Scuola Elementare situata nel centro del paese, sono rimasto senza parole. Subito ho pensato si trattasse di uno scherzo, ma ho scoperto che non era così. Allora ho ipotizzato che la abbattessero per rifarne un’altra, magari più piccola ed ecologicamente sostenibile. Ma no, nemmeno quello: l’avrebbero distrutta, rasa al suolo, per fare un misterioso centro culturale, forse una biblioteca. Ho cercato di informarmi meglio, ma i piani rimangono celati dall’Amministrazione e non si capisce il reale indirizzo che avrà questo luogo. Scrivo qui non perché mi spaventi la novità o perché non creda nella valenza di un centro culturale. Primo tra molti nella mia comunità, decisi di spostarmi da Provaglio dopo le superiori per studiare a Trento, dove ho conseguito una laurea in filosofia; so cosa significhi spostarsi per imparare e, come musicista, avrei ogni interesse personale nel sostenere l’idea di un centro culturale. Il punto che sfugge, però, è quanto una scuola sia il cuore di un paese: è un luogo in cui scorre la vita e la cultura. Avete presente quelle grandi città in cui manca l’università? Diventano povere, sterili, morte. Lo stesso, fatte le dovute proporzioni, vale per i paesi. Studi recenti suggeriscono che la scuola sia il centro di una comunità, uno dei punti cardine che permette ancora alle mamme, ai papà, ai bambini e ai nonni di uscire di casa, di socializzare, di confrontarsi e, soprattutto, di dare vita a una comunità. La scuola rappresenta la speranza del seme, quello che si pianta nel terreno senza ancora sapere se diventerà un grande albero; rappresenta la forza della relazione, del confronto libero, della curiosità. Non è e non dovrebbe mai essere il luogo per lucrare, ma piuttosto la fonte della giovinezza, la luce di una comunità, lo scheletro dei nostri sogni, pensieri, storia. Certo, il mondo oggi sembra aver preso un’altra piega, purtroppo anche nell’istruzione, ma vi dico che non è del tutto vero. Il mondo siamo noi, sono i nostri pensieri, le nostre scelte, i nostri sacrifici e il nostro coraggio. E quando il mondo ci sta facendo del male, quando ci impedisce di vivere, ruba i nostri soldi e i nostri pensieri, è proprio perché noi abbiamo perso qualcosa: abbiamo smesso di mettere energia proprio lì, proprio in quel punto luce della nostra anima. Un punto luce che permette di togliere l’ombra intorno a noi e, improvvisamente, ci fa scoprire l’altro, gli altri, una comunità, una forza, vera energia e felicità. La scuola può fare proprio questo. Immaginate che forza! Se riesce a dare energia per mantenere viva quella luce, potremmo davvero riaccendere il mondo. E se invece togliessimo questa energia? Se la portassimo lontano dal cuore del paese? Se dovessimo dimenticarcene? Sarà allora che gli sciacalli, i predoni, faranno di tutto per far banchetto del nostro tempo, delle nostre vite, dei nostri sogni e dei sogni di chi amiamo. Regaleranno uno spazio «per fare comunità» a pagamento, pronti a sfruttare le più nobili idee per renderle serve di prestigiose mire personali. Costruiranno enormi palazzi di cristallo facendoci credere che un giorno verremo invitati al gran ballo in maschera. Per questo ho sentito l’esigenza di scrivere: vorrei che si tornasse a dare valore ai nostri territori. Questa scelta fa riflettere sul futuro: vogliamo una provincia che si sgretola o una comunità che riaccende la luce partendo dai propri paesi? Alessandro Corsini Caro Alessandro, il suo interesse è meritorio e condivisibili le preoccupazioni che espone. All’Amministrazione di Provaglio d’Iseo concediamo però il beneficio del dubbio. Se l’edificio attuale non è più recuperabile, è corretto abbatterlo. Il tema, semmai - e qui sta il punto dirimente - è cosa farne. Se verrà confermata l’ipotesi di un centro culturale/biblioteca, non avremmo nulla da obiettare. Per una ragione semplice: qualcosa di simile è avvenuto nel nostro paese di residenza e a distanza di anni possiamo affermare sia stata una scelta lungimirante ed azzeccata, essendosi creato un polo pubblico vivo e pulsante, frequentatissimo da giovani e meno giovani. Un «punto luce», insomma, proprio come quello che sogna e chiede lei.
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