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Lettere al Direttore
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Recentemente ho chiuso l’azienda di famiglia, una realtà storica del nostro territorio che, per quasi settant’anni, ha dato lavoro a quasi quaranta persone. È stata una decisione dolorosa, maturata dopo un lungo periodo di crisi di mercato che, nel nostro settore, aveva già portato alla chiusura di altre aziende prima della nostra. Nel 2017 ho perso mio fratello, responsabile tecnico dell’azienda e, appena tredici giorni dopo, anche mio padre, fondatore della società. Da allora ho dedicato ogni energia, personale e professionale, per portare avanti ciò che loro avevano costruito con sacrificio e passione. Ho affrontato con senso di responsabilità anni complessi, cercando in ogni modo di garantire continuità a dipendenti, clienti e fornitori. Qualche giorno fa, in un luogo pubblico, mi è capitato di sentire persone sconosciute sostenere che la mia azienda avrebbe iniziato il proprio declino dopo la scomparsa di mio fratello e di mio padre, lasciando intendere che la responsabilità fosse della mia gestione, come se anni di crisi di mercato, sacrifici e tentativi di rilancio potessero essere liquidati con un giudizio tanto semplice quanto superficiale. Quelle parole mi hanno colpita non tanto per il giudizio in sé, quanto perché espresse senza conoscere i fatti, il contesto e gli sforzi compiuti negli anni. Credo che oggi ci sia una grande facilità nel commentare il lavoro e le difficoltà degli altri, spesso senza avere elementi sufficienti per comprendere situazioni complesse. Eppure dietro ogni azienda che chiude non ci sono soltanto numeri o bilanci: ci sono persone, famiglie, sacrifici, responsabilità e notti insonni. Per questo credo che servirebbero più rispetto, più prudenza e forse anche più umanità nei giudizi. Perché nessuno conosce davvero le battaglie silenziose combattute dagli altri. E perché dietro ogni storia imprenditoriale che si conclude non c’è soltanto una chiusura, ma un pezzo di vita, di identità e di futuro che cambia. Catina Busi Managing Director Cara Catina, ha proprio ragione: è un pezzo di vita, di identità e di futuro quello che si chiude, portando con sé tutto il carico di emozioni e di passione infusa. Perciò le siamo vicini, ammirandola per quanto ha cercato di resistere e per il coraggio con cui ora ci mette la faccia. Ai giudizi irrispettosi, anche se non è facile, cerchi di non dare peso. Gli sciocchi non meritano considerazione, mentre le persone intelligenti e sensibili hanno la saggezza dei nativi americani, i quali sapevano che prima di giudicare l’altro occorre «camminare per almeno tre lune nei suoi mocassini».
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