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Lettere al Direttore
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Vorrei democraticamente contribuire al dibattito politico fornendo un mio suggerimento al Governo di questo Paese, che alla fine non è molto peggio di altri. Caro Governo, finora hai fatto fiasco, a quel che si dice. Concediti una prova di appello. Fai una cosa buona e giusta, che può avere importanti ripercussioni positive a livello sociale. La droga sta progressivamente dilaniando il nostro tessuto sociale, la criminalità può operare totalmente indisturbata e incontrastata, perché impugna il coltello dalla parte del manico. Qualcosa però si può fare. Il mercato della droga è in continua e inarrestabile espansione. È evidente che la richiesta della droga lo alimenta. Perseguire gli spacciatori non ha prodotto il benché minimo risultato. Il problema è stato affrontato partendo dalla parte sbagliata. Non potendo bloccare i fornitori, si possono solo sanzionare i consumatori. Si coglie in flagranza Tizio che consegna la droga a Caio. Benissimo: Tizio e Caio vengono multati. Non serve alcun complicato processo, come non serve un processo per una multa per divieto di sosta. Tizio e Caio sono colti sul fatto dalle Forze dell’ordine: non servono altre testimonianze, né laboriosissimi processi, né reclusione. Entrambi sono sanzionati con una congrua multa, qualche migliaio di euro: giudizio e condanna per direttissima. È insensato partire dallo spaccio, bisogna fermare il consumo. La legge del mercato ci dice che, in mancanza di richiesta, si blocca anche l’offerta. Perché voler ignorare questo semplice concetto? Omar Valentini Salò Caro Omar, i «concetti», quando si tratta di convivenza civile, non sono mai «semplici». Possiamo farla spiccia noi, nella teoria, ma è sulla parte pratica che si infrangono le intenzioni migliori. Prendiamo allora per buona e rilanciamo la richiesta di occuparsi seriamente di consumo di sostanze stupefacenti, invitando però a una riflessione seria, che tenga conto di diverse leve. Quella del controllo e della sanzione, certamente, ma prima ancora quella sociale e culturale. Il divieto da solo non basta, occorre intervenire sulle cause che conducono all’abuso: se non agiamo su quelle, sarà soltanto una toppa in un buco che sempre s’allarga.
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