Cinema

Sorprese e delusioni ai Golden Globe 2026: come cambia la corsa agli Oscar

Cristiano Bolla
Il primo grande appuntamento della stagione dei premi è già un caso: il trionfo di «Hamnet» e di Wagner Moura fa saltare le previsioni in vista degli Academy Awards
  • Golden Globe 2026: i premiati
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La notte dei Golden Globe 2026 ha lasciato un segno più profondo di quanto suggerisca il semplice elenco dei vincitori. La cerimonia ha incoronato «Una battaglia dopo l’altra» come film simbolo dell’edizione, premiando in modo compatto il lavoro di Paul Thomas Anderson, e ha confermato «Adolescence» come titolo televisivo dominante dell’anno – con tanto di record assoluto per Owen Cooper, il più giovane vincitore di sempre nella categoria attori di una serie tv.

Ma, accanto a questi successi netti, il palmarès ha messo in evidenza una serie di sorprese e di esclusioni eccellenti che hanno subito acceso il dibattito critico e che rischiano di avere conseguenze concrete sul prosieguo della stagione dei premi, a partire dalla corsa agli Oscar.

Miglior film drammatico

La sorpresa più significativa sul versante cinema è arrivata dalla vittoria di «Hamnet» come Miglior film drammatico. Diretto da Chloé Zhao (vincitrice dell’Oscar per «Nomadland» nella particolarissima annata 2020) e tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, il film racconta il lutto privato di William Shakespeare e della moglie Agnes dopo la morte del figlio Hamnet, spostando lo sguardo dal mito dell’autore alla dimensione domestica, intima e dolorosa della perdita.

Un racconto austero, centrato sulle interpretazioni e su una messa in scena misurata, che ai Golden Globe ha trovato un’accoglienza più calorosa del previsto, completata dal premio a Jessie Buckley come migliore attrice protagonista. Alla vigilia, infatti, molti osservatori indicavano «Sinners – I Peccatori» come il candidato naturale alla vittoria drama: un film più vistoso, più esplicitamente politico e sostenuto da un forte impatto mediatico.

Il successo di «Hamnet» ha invece ribaltato la narrativa, premiando un’opera meno rumorosa ma percepita come più «classica» e compatibile con il gusto dei votanti.

Sorprese

Sempre tra le sorprese, ha fatto molto discutere la vittoria di Wagner Moura come miglior attore in un film drammatico per «L’agente segreto». Nel film, l’attore brasiliano interpreta un rifugiato politico coinvolto in una rete di intrighi e compromessi, portando sullo schermo una figura segnata dalla violenza della storia e dalla tensione morale del presente.

Il suo successo va letto non solo alla luce della buona critica che il film ha ottenuto dal Festival di Cannes in avanti, ma anche considerando la composizione internazionale del corpo votante dei Golden Globe, tradizionalmente formato da giornalisti stranieri e con una nutrita parte di brasiliani al suo interno: un contesto che può aver favorito una sensibilità particolare verso un’interpretazione fortemente radicata in una realtà politica extra-americana.

Il risultato ha permesso al film di affermarsi non solo come Miglior titolo in lingua non inglese, ma anche come protagonista nelle categorie attoriali principali, superando concorrenti più prevedibili per notorietà.

Riconoscimenti laterali

Il capitolo degli «snub» (ovvero degli snobbati) trova invece il suo centro in «Sinners – I Peccatori», probabilmente il film che esce più ridimensionato dalla serata. Diretto da Ryan Coogler e ambientato nel Sud segregato, con una storia che intreccia elementi horror e riflessione politica, il film era considerato uno dei perni della stagione.

Ai Golden Globe ha ottenuto riconoscimenti importanti ma laterali, come il premio per il Cinematic and Box Office Achievement (una sorta di riconosciuto «contentino») e quello per la colonna sonora originale, senza però imporsi nelle categorie di vertice.

In particolare, la sconfitta di Coogler in sceneggiatura, battuto da Paul Thomas Anderson, è stata percepita come un segnale forte: il film è stato riconosciuto per il suo impatto e per la sua forza produttiva, ma non ha trovato lo stesso consenso sul piano più strettamente autoriale.

Un risultato che pesa, soprattutto alla luce delle aspettative molto elevate che circondavano il titolo: secondo le ultime analisi, a fine gennaio potrebbe fare la storia degli Oscar conquistando 15 candidature, un record assoluto che tuttavia ora rischia di sfuggirgli di mano.

Banco di prova

Proprio per questo, i Golden Globe 2026 sono diventati un primo banco di prova per leggere come potrebbero evolversi gli equilibri in vista degli Oscar. «I Peccatori» non esce sconfitto in senso assoluto, ma appare meno inattaccabile di quanto sembrasse, mentre «Una battaglia dopo l’altra» si rafforza in modo evidente: il film di Anderson, che racconta in chiave satirica le derive della politica radicale attraverso un cast guidato da Leonardo DiCaprio, ha vinto film, regia e sceneggiatura, costruendo un profilo da contender completo e all’apparenza imbattibile.

È ancora presto per trarre conclusioni definitive, perché molto passerà dai premi dei sindacati – dalla Directors Guild alla Producers Guild – ma i Golden Globe hanno offerto un primo segnale chiaro: la stagione non sarà dominata da un solo titolo annunciato e scontato, bensì da un confronto aperto tra opere molto diverse per tono, ambizione e linguaggio. E, come spesso accade, ciò che conta non è solo chi ha vinto, ma chi ha iniziato a perdere terreno nel momento più delicato dell’annata.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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