In poche parole

Crans-Montana, il fuoco e gli smartphone: la lezione di quei video

Quando la ricerca del «content» per i social soffoca l’istinto di sopravvivenza: quelle immagini servano a evitare che una simile tragedia possa ripetersi
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

Le fiamme che avvolgono il tetto riprese da uno smartphone
Le fiamme che avvolgono il tetto riprese da uno smartphone

I filmati dei giovani che, a pochi metri dal fuoco che divora avidamente il tetto del locale di Crans-Montana, continuano a ballare e a scattare selfie, hanno destato emozioni disparate. Per qualcuno allo sdegno per l’atto in sé se n’è aggiunto altro, non meno vibrante, legato alla diffusione di quei video.

— Künstliche Intelligenz (@1234Fit) January 2, 2026

C’è chi taccia i mezzi d’informazione di «pornografia del dolore». Qui il punto è un altro. Un collega di Repubblica, Franco Vanni, sostiene l’opposto: quelle immagini vanno mostrate a tutti, specialmente ai più giovani. L’osservazione è opportuna: in quei frammenti di tragedia c’è la raffigurazione plastica di come la febbrile ricerca del contenuto destinato ai social possa avere derive impensabili, addirittura soffocare l’istinto di sopravvivenza.

Quando tutto è subordinato all’ostentazione virtuale (nel filmato è un pullulare di smartphone che registrano), si rischia di perdere il contatto con la realtà. È la lezione che racchiudono quei trenta secondi di filmato. Ecco perché è sacrosanto che tutti ne abbiano contezza. Che tutti comprendano un ordine di priorità elementare: mettersi in salvo in situazioni di pericolo imminente e mortale conta ben più del «content» da confezionare per TikTok o Instagram.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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