In poche parole

Crans-Montana, il fuoco e gli smartphone: la lezione di quei video

Quando la ricerca del «content» per i social soffoca l’istinto di sopravvivenza: quelle immagini servano a evitare che una simile tragedia possa ripetersi
Le fiamme che avvolgono il tetto riprese da uno smartphone
Le fiamme che avvolgono il tetto riprese da uno smartphone
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I filmati dei giovani che, a pochi metri dal fuoco che divora avidamente il tetto del locale di Crans-Montana, continuano a ballare e a scattare selfie, hanno destato emozioni disparate. Per qualcuno allo sdegno per l’atto in sé se n’è aggiunto altro, non meno vibrante, legato alla diffusione di quei video.

C’è chi taccia i mezzi d’informazione di «pornografia del dolore». Qui il punto è un altro. Un collega di Repubblica, Franco Vanni, sostiene l’opposto: quelle immagini vanno mostrate a tutti, specialmente ai più giovani. L’osservazione è opportuna: in quei frammenti di tragedia c’è la raffigurazione plastica di come la febbrile ricerca del contenuto destinato ai social possa avere derive impensabili, addirittura soffocare l’istinto di sopravvivenza.

Quando tutto è subordinato all’ostentazione virtuale (nel filmato è un pullulare di smartphone che registrano), si rischia di perdere il contatto con la realtà. È la lezione che racchiudono quei trenta secondi di filmato. Ecco perché è sacrosanto che tutti ne abbiano contezza. Che tutti comprendano un ordine di priorità elementare: mettersi in salvo in situazioni di pericolo imminente e mortale conta ben più del «content» da confezionare per TikTok o Instagram.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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