Coraggio, sofferenza e tanto cuore: il Brescia firma il gran poker

Cazzadori apre, Silvestri chiude: finisce 2-1 contro un Trento che crea ai biancazzurri molte difficoltà, in una gara dalla pessima direzione arbitrale
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

L'abbraccio di gruppo dopo il gol di Cazzadori - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
L'abbraccio di gruppo dopo il gol di Cazzadori - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Di corto muso, di cuore grande. Di coraggio e di sofferenza. Di nervi – saldi – e stringendo l’anima con i denti. Cosa poter pretendere di più da questo Brescia? Niente, davvero niente: non si può chiedere nulla a una squadra che insieme al proprio allenatore riesce sempre a spostare un po’ più là il limite del sopportabile a livello di emergenza tra infortuni a medio-lungo raggio e intoppi estemporanei.

Quarta consecutiva

Com’è come non è, siamo qui a godere della quarta vittoria consecutiva del Brescia. Che significa un clamoroso 4/4 da quando in panchina è arrivato Eugenio Corini, il cui effetto sta avendo la durata di un attimo senza fine. Che bellezza. E che sofferenza: con tanto d’apnea di 10’ abbondanti. Tanto quanto è durato il recupero della partita contro il Trento: in pratica un «tempino» comodo di basket. Un’assurdità, figlia dell’ennesima direzione di gara ben al di sotto di quella che dovrebbe essere una soglia minima di standard.

Il signor Di Reda, è risultato pessimo in tutto: nella valutazione dei maxi episodi (il gol in fuorigioco del Trento, un rigore negato agli stessi ospiti) e nell’utilizzo di un metro che semplicemente non è stato un metro. Oltre al fatto che ha lasciato correre un mucchio di «mani addosso» degli aggressivi e tosti trentini ai bresciani. Ha generato confusione e ha rischiato di accendere la tensione: per il Brescia, la differenza che ha consentito di condurre in porto una vittoria-impresa, l’ha fatta anche la capacità di tenere i nervi sempre a posto e di mantenere sempre accesa la lucidità.

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La qualità ospite

Contro un Trento che ha confermato quel che già sapevamo: ovvero di essere una signora squadra, che si esprime tendenzialmente palla a terra. E che ha avuto tutto per mettere in difficoltà un Brescia più a corto che mai e portato da Corini a modificarsi in un 3-4-1-2 con De Maria stavolta trequartista. Oltre che ancora una volta decisivo. Due volte anzi. Prima, al 18’, ha ispirato l’ouverture di un Cazzadori (infinito) sempre più capocannoniere (6 gol) che di coscia ha trasformato in oro una sponda aerea di Sorensen a pescare la palla arrivata da punizione di Vincent. Il quale, a inizio ripresa, ha anche cacciato il corner sul quale Silvestri si è arrampicato là dove osano le aquile (cit.) per realizzare in terzo tempo un gol da attaccante vero. Sono successe cose, molte, sia tra il primo e il secondo gol che dopo il secondo gol.

Intanto, è accaduto che col Brescia avanti, in coda a un primo tempo nel quale i Corini’s hanno accettato i ritmi del Trento, i duelli, e la sfida in campo aperto, il Trento ha pareggiato. Lo ha fatto sfruttando un errore grossolano di Gori che con un pasticcio in impostazione ha dato il là al contropiede ospite innescato da Pellegrini e concluso da Dalmonte. Con piede e spalla nettamente in fuorigioco: una dinamica chiarissima, che tuttavia il direttore di gara non ha riconosciuto nemmeno dopo averla rivista al monitor. Una doccia fredda tuttavia metabolizzata dal Brescia come incidente di percorso, tanto è vero che al rientro dalla pausa tè, il vantaggio è stato ripristinato nella maniera già descritta. Poi però è iniziata un’altra gara.

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La sofferenza

Quella nella quale il Trento ha potuto prendere il sopravvento avvertendo che la spia della riserva di un Brescia falcidiato e malconcio anche in alcuni interpreti sul campo, si era accesa. Balestrero & c hanno via via perso metri insieme alle energie finendo per prestare il fianco. Rischiando di lasciarci qualche penna al 13’ quando Tabbiani ha giocato la card per un intervento in area di Cisco su Aucelli. All’Fvs l’arbitro non ha ravvisato gli estremi per un rigore che pure è parso esserci.

Una volta scampato il pericolo, Corini ha effettuato cambi (Giani per Valente, Armati per Cisco) che tuttavia non hanno spostato la partita. Ma nemmeno lo spirito di una squadra che anche col fiato corto e il baricentro basso, ha sì patito, ma senza realmente concedere qualcosa di grande al Trento. S’è alzato un muro: dietro al quale il Brescia più pratico di sempre ha custodito il suo cuore con dentro 4 vittorie di fila.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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