«Stranger things», un mito così mito che non crede alla sua fine

Non dirò dell’episodio che la notte di Capodanno ha chiuso l’epopea di «Stranger Things» e di cui si è scritto tutto, tanto e pure troppo. Merita invece che altrettanto si scriva e si dica la collettiva ossessione per «Conformity Gate», puntata fantasma che, secondo una teoria accreditata da migliaia di fan, sarebbe dovuta uscire la notte del 7 gennaio, stavolta a vera conclusione di una serie così iconica da aver bisogno di costruire un mito anche sul mito della fine.
Gli ingredienti c’erano tutti, a partire da un ammasso di indizi (easter eggs) tanto assurdi quanto credibili disseminati nell’epilogo ufficiale, un countdown fittizio, alcuni ammiccamenti del cast e un sibillino annuncio che ha sfruttato la cospirazioni per spingere il lancio del «making of».
Alla fine la speranza dell’episodio segreto si è infranta, mentre Netflix registrava un picco di accessi. I fan, un po’ Kali e un po’ Vecna, in balia dalle loro stesse elucubrazioni, si sono dovuti arrendere all’evidenza. Cedendo finalmente a quel senso di vuoto che inevitabilmente resta alla fine di un’avventura lunga dieci anni e cinque stagioni. Dopotutto un episodio in più avrebbe solo prolungato l’agonia. Eppure quanto è stato bello crederci, ancora una volta, insieme?
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@Domenica
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