In poche parole

«Stranger things», un mito così mito che non crede alla sua fine

Secondo una teoria accreditata da migliaia di fan sarebbe dovuta esistere una puntata fantasma, ma ci si è dovuti rassegnare: l’avventura durata dieci anni e cinque stagioni si è conclusa per davvero
Una scena dell'ultima stagione di Stranger Things
Una scena dell'ultima stagione di Stranger Things
AA

Non dirò dell’episodio che la notte di Capodanno ha chiuso l’epopea di «Stranger Things» e di cui si è scritto tutto, tanto e pure troppo. Merita invece che altrettanto si scriva e si dica la collettiva ossessione per «Conformity Gate», puntata fantasma che, secondo una teoria accreditata da migliaia di fan, sarebbe dovuta uscire la notte del 7 gennaio, stavolta a vera conclusione di una serie così iconica da aver bisogno di costruire un mito anche sul mito della fine.

Gli ingredienti c’erano tutti, a partire da un ammasso di indizi (easter eggs) tanto assurdi quanto credibili disseminati nell’epilogo ufficiale, un countdown fittizio, alcuni ammiccamenti del cast e un sibillino annuncio che ha sfruttato la cospirazioni per spingere il lancio del «making of».

Alla fine la speranza dell’episodio segreto si è infranta, mentre Netflix registrava un picco di accessi. I fan, un po’ Kali e un po’ Vecna, in balia dalle loro stesse elucubrazioni, si sono dovuti arrendere all’evidenza. Cedendo finalmente a quel senso di vuoto che inevitabilmente resta alla fine di un’avventura lunga dieci anni e cinque stagioni. Dopotutto un episodio in più avrebbe solo prolungato l’agonia. Eppure quanto è stato bello crederci, ancora una volta, insieme?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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