Torna al cinema «Qualcuno volò sul nido del cuculo», anche a Brescia

Uno dei film più importanti e influenti della storia del cinema torna sul grande schermo in una forma che ne esalta ulteriormente la forza visiva ed emotiva. «Qualcuno volò sul nido del cuculo» torna in sala dal 12 al 14 gennaio 2026 in versione restaurata 4K, un intervento tecnico che prevede la scansione dei materiali originali e una pulizia digitale fotogramma per fotogramma, restituendo immagini più definite, un contrasto più profondo e una resa cromatica più fedele rispetto alle copie circolate per decenni. Un’occasione preziosa per riscoprire un capolavoro assoluto nella sua forma migliore, anche a Brescia, dove il film viene proposto al Cinema Moretto con due spettacoli speciali: martedì 13 gennaio alle 19 e mercoledì 14 gennaio alle 21.20.
Il film
Uscito nel 1975 e diretto da Miloš Forman, il film è l’adattamento cinematografico del romanzo di Ken Kesey e racconta la storia di Randle Patrick McMurphy, piccolo criminale che finge un disturbo mentale per evitare il carcere e viene trasferito in un ospedale psichiatrico. Qui scopre ben presto che la struttura non è un rifugio più semplice della prigione, ma un luogo dominato da un sistema di controllo soffocante, incarnato dall’infermiera Mildred Ratched, figura apparentemente rassicurante che esercita il proprio potere attraverso regole, umiliazioni sottili e punizioni psicologiche. L’arrivo di McMurphy rompe l’equilibrio del reparto: la sua vitalità, il suo sarcasmo e il rifiuto dell’obbedienza cieca risvegliano negli altri pazienti un desiderio di autonomia che porterà a momenti di liberazione ma anche a un esito tragico.
Il ruolo di McMurphy segnò una svolta decisiva nella carriera di Jack Nicholson, che aveva inseguito a lungo questa parte. Prima di lui il personaggio era stato interpretato a teatro da Kirk Douglas, che per anni cercò di portare il progetto al cinema senza riuscirci. Il ruolo fu offerto anche a James Caan, che lo rifiutò, e vennero presi in considerazione nomi come Burt Reynolds e Gene Hackman. Quando Nicholson ottenne finalmente la parte, la produzione subì persino un ritardo per adattarsi ai suoi impegni, ma il risultato fu una delle interpretazioni più celebri della storia del cinema. Prima di questo film era già un attore stimato, ma spesso associato a ruoli eccentrici o marginali: McMurphy lo trasformò in una star assoluta, fissando un modello di personaggio ribelle, ironico e autodistruttivo che avrebbe influenzato gran parte della sua carriera successiva.
Pubblico e critica
Il film conquistò pubblico e critica in modo straordinario, arrivando a vincere tutti e cinque i principali Premi Oscar: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista e miglior sceneggiatura non originale. Un’impresa rarissima, che lo colloca in un ristrettissimo gruppo di titoli capaci di dominare completamente la cerimonia insieme a «Accadde una notte» e «Il silenzio degli innocenti». Il successo non si limitò agli Oscar: trionfò anche ai Golden Globe, dove vinse sei premi, e ai BAFTA, conquistando riconoscimenti fondamentali come miglior film, regia e interpretazioni. Il consenso fu immediato e trasversale: la critica lodò la regia di Miloš Forman per l’equilibrio tra rigore e umanità, la sceneggiatura per la capacità di trasformare il romanzo in un racconto cinematografico potente e accessibile, e l’intero cast per un lavoro corale che evitava ogni caricatura. Negli anni successivi il film è stato inserito stabilmente nelle classifiche dei migliori titoli di sempre ed è stato riconosciuto come opera di rilevanza culturale e storica, degna di essere preservata come patrimonio del cinema.
L’eredità di Mildred
In questo contesto si inserisce la prova di Louise Fletcher, che con l’infermiera Ratched ha dato vita a uno dei villain più memorabili della storia del cinema. La sua interpretazione colpì proprio per l’assenza di isteria o aggressività esplicita: la freddezza, il tono di voce pacato, il sorriso controllato e l’uso della burocrazia come strumento di dominio rendono il personaggio ancora più disturbante. Un dettaglio poco noto è che Fletcher attribuì alla Ratched il nome Mildred, assente nel romanzo di Ken Kesey, contribuendo a fissare un’identità cinematografica autonoma e definitiva, diventata nel tempo un vero archetipo del potere autoritario mascherato da normalità.

Così iconica da essere tornata d’attualità anche negli ultimi anni, grazie ad una serie spin-off dal titolo «Ratched», ideata da Ryan Murphy e incentrata sul passato dell’infermiera prima degli eventi del film. Ambientata negli anni Quaranta, la serie segue l’arrivo di Mildred Ratched in un ospedale psichiatrico californiano e ne esplora le ambizioni, i traumi e le contraddizioni, trasformandola in una figura più complessa e ambigua. Interpretata da Sarah Paulson, la serie è ancora disponibile su Netflix e offre una rilettura moderna e stilizzata di uno dei personaggi più iconici della storia del cinema.
Curiosità
Tra le curiosità più interessanti legate a «Qualcuno volò sul nido del cuculo» c’è il fatto che le riprese si svolsero interamente all’interno di un vero ospedale psichiatrico dell’Oregon, allora pienamente operativo. La produzione ottenne un accesso quasi totale alla struttura, potendo utilizzare reparti reali, sale comuni e corridoi senza ricorrere a ricostruzioni in studio. Sul set erano presenti medici e infermieri autentici, che collaborarono con la troupe e offrirono consulenza continua agli attori, contribuendo a rendere credibili gesti, linguaggio e rituali quotidiani del reparto.

Alcune comparse erano pazienti reali, un elemento che rafforzò ulteriormente il senso di immersione e che influenzò anche il clima emotivo delle riprese. Miloš Forman arrivò sul posto con largo anticipo rispetto all’inizio delle riprese e trascorse molto tempo nella struttura, osservando sedute di gruppo, dinamiche di potere e rapporti tra personale sanitario e degenti. Questo lavoro di osservazione gli permise di impostare il film con uno sguardo quasi antropologico, evitando enfasi melodrammatiche e puntando invece su una messa in scena sobria e aderente alla realtà. Anche gli attori che interpretano i pazienti furono coinvolti in un intenso percorso di preparazione: molti di loro passarono molto tempo nel reparto, partecipando alle attività quotidiane e seguendo terapie simulate per costruire personaggi credibili e lontani da stereotipi. È anche per questo che il film riesce ancora oggi a trasmettere una sensazione di realismo quasi documentaristico, in cui i confini tra finzione e realtà sembrano continuamente sfumare, rafforzando l’impatto emotivo e la forza disturbante del racconto.
L’impatto culturale
L’impatto culturale di «Qualcuno volò sul nido del cuculo» è stato enorme e duraturo, andando ben oltre il successo immediato di pubblico e critica. Prima della sua morte nel 2018, Miloš Forman ha più volte spiegato come la storia non fosse per lui soltanto il racconto di un ospedale psichiatrico, ma una metafora più ampia del potere e dei suoi meccanismi di controllo.
86 let dnes slaví režisér Miloš Forman. Kromě oscarových amerických filmů natočil půvabnou českou komedií o hasičích, kteří v socialistickém kulturáku oceňují bývalého, již senilního předsedu a současně volí miss. Jde o festival prázdných hlav, dlouhých prstů a nekonečné malosti. pic.twitter.com/KpgNiuE6JD
— Ministerstvo kultury (@MinKultury) February 18, 2018
Cresciuto sotto un regime autoritario nell’Europa dell’Est, il regista riconosceva nell’infermiera Ratched il volto quotidiano dell’oppressione: non un tiranno plateale, ma una figura che domina attraverso regole apparentemente ragionevoli, ricatti emotivi, umiliazioni sottili e la progressiva cancellazione dell’identità individuale. Una forma di violenza silenziosa, tanto più efficace perché mascherata da normalità e ordine. In questo senso, il film ha saputo parlare a epoche e contesti molto diversi, trasformandosi in un simbolo universale della lotta tra conformismo e libertà, tra istituzione e individuo. McMurphy non è un eroe nel senso tradizionale, ma una forza destabilizzante capace di mettere in crisi un sistema chiuso, mostrando quanto sia fragile l’equilibrio costruito sulla repressione. La sua ribellione, anche quando appare futile o disperata, apre uno spazio di consapevolezza per gli altri pazienti, suggerendo che la libertà non è solo una condizione fisica, ma soprattutto mentale.
Il film ha inoltre contribuito a cambiare il modo in cui il cinema mainstream affrontava il tema della salute mentale, portando al centro del racconto personaggi fragili, contraddittori e profondamente umani, lontani dagli stereotipi allora dominanti. Per questo «Qualcuno volò sul nido del cuculo» è stato spesso citato come riferimento da registi e sceneggiatori nelle decadi successive, influenzando il linguaggio cinematografico e il racconto delle istituzioni totali. A distanza di quasi cinquant’anni, la sua forza simbolica resta intatta: la tensione tra individuo e potere, tra libertà e controllo, continua a rendere il film attuale e capace di interrogare lo spettatore contemporaneo.
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