Quei lavori che rischiano di scomparire ma che qualcuno fa ancora

Un mestiere antico è un lavoro che si porta dietro una storia. Nasce dal passato, sì, ma continua a vivere nel presente perché chi lo pratica sceglie cosa custodire e cosa invece deve evolvere. Nel lavoro manuale, la cura e la competenza non si improvvisano: si imparano con il tempo e si trasmettono. E mentre i nostri tempi spingono verso l’omologazione industriale, l’artigianato resta un modo diverso di fare le cose che non corre per replicare, ma si opera per durare.
A Brescia questa rete di botteghe e attività c’è ancora. Lo conferma anche il censimento delle «Attività storiche e di tradizione» che nel 2025 in provincia ha riconosciuto 121 nuove realtà, un segnale di continuità che attraversa botteghe, negozi e locali. Dentro questa trama, l’artigianato resta un punto fermo. E, accanto agli indirizzi storici, ci sono anche nuove aperture e passaggi di testimone, portati avanti da giovani che hanno scelto di imparare e continuare la tradizione.
Gli arrotini
Un esempio di questa continuità è la coltelleria della famiglia Ferrazza, fondata a Brescia nel 1946 da Eliseo Ferrazza e arrivata oggi alla quarta generazione. con Alessandro Ferrazza e le figlie Veronica e Francesca. Da decenni la bottega è un punto di riferimento per l’affilatura, la vendita e la manutenzione di coltelli, forbici e strumenti da lavoro. In questo passaggio di testimone, Veronica, 26 anni, ha scelto di imparare l’antica arte dell’arrotino, portando energia nuova nel quotidiano. «Tutto è iniziato con il mio bisnonno e con mio nonno. Poi è arrivato mio padre, Alessandro, che ha portato tanta innovazione in negozio». racconta. «Qui abbiamo l’esposizione e la vendita, ma gran parte del nostro lavoro è costituito dall’affilatura».
Sì, perché una lama tagliente è uno strumento fondamentale, soprattutto per chi la usa ogni giorno. «Nel corso degli anni mio padre ha introdotto un servizio molto pratico: il ritiro a domicilio dei coltelli presso ristoranti e altre realtà che ne hanno bisogno, per l’affilatura e la successiva riconsegna. Per i professionisti si tratta di un grande risparmio di tempo». E la richiesta, dice Veronica, è alta: «Il lavoro è tantissimo». L’affilatura richiede passione e disciplina: non è solo rendere tagliente una lama, ma conoscerla e rispettarne forma e uso. «Senza passione e voglia di imparare non si va lontano: arrotare è complicato, serve tanta pratica, perché ogni gesto conta, dalla posizione della mano, passando per la sistemazione della mola, fino alla pressione che si applica. Ogni coltello è diverso e si impara osservando e provando. Affilo da due anni, ma ho ancora tanto da imparare».
Gli artigiani in città
Quello della famiglia Ferrazza non è un caso isolato. A Brescia, questa trama di competenze si riconosce ancora passeggiando per le vie del centro. Tra Contrada del Carmine e San Faustino, ad esempio, si incontrano laboratori che lavorano la ceramica artigianalmente, come i negozi di Pamela Venturi e Chiara Cortesi, dove si produce, si vende e si fa anche formazione. C’è poi il mondo della sartoria, con diverse sarte artigiane che confezionano proprie linee di capi. Ma anche quello dell’artigianalità legata alla cura del corpo, come i barbieri che fanno la barba ancora come una volta. Ancora: mestiere silenzioso ma fondamentali per custodire e dare forma alla memoria è quello di chi costruisce e cesella cornici, come Vittorio Corradini o Roberta Triverio. Sopravvive anche l’arte della legatoria: in Carmine ce n’è una che esegue rilegature e riparazioni di volumi e fascicoli, dando una seconda vita a carta e copertine. E, se Brescia è terra di ferro e manifattura, non stupisce incontrare ancora chi lavora materiali «duri»: dai vetrai ai restauratori, fino agli indispensabili fabbri.
La calzolaia
A questo mosaico di mestieri artigiani si aggiunge anche Federica Sofia, calzolaia, che progetta e realizza calzature su misura e ripara modelli esistenti, con un approccio che unisce manualità tradizionale e sostenibilità, mettendo al centro qualità e durata del prodotto.

«Ho iniziato da sola nel 2015. Prima ho studiato all’Accademia di Belle Arti e seguito un corso di eco-design, che mi ha avvicinato all’autoproduzione e alla creazione di oggetti sostenibili, pensati per durare nel tempo. Poi ho deciso di andare in Inghilterra per imparare a fare scarpe: lì la cultura del su misura è radicata e non si è mai persa, a differenza dell’Italia. Ho studiato tra Nottingham e Londra per due anni e mezzo», racconta Federica. «Quando ero ancora a Londra ho saputo che un calzolaio anziano di Brescia voleva passare il testimone del suo negozio storico, mi sono candidata e lui ha scelto proprio me».
È il laboratorio in cui Federica Sofia lavora ancora oggi, insieme al marito Nicola, che nel tempo è entrato a far parte dell’attività specializzandosi anche nella produzione dei cartamodelli per la creazione delle scarpe su misura. «Oggi gran parte del nostro lavoro è la riparazione e il restauro, per allungare la vita a quello che c’è già: per noi è fondamentale». Accanto al su misura c’è anche una linea di produzione più contenuta. «Abbiamo anche una linea di scarpe fatte a mano non su misura, che realizziamo in collaborazione con colleghi delle Marche che hanno i macchinari per alcuni passaggi a macchina. La scarpa è costruita esattamente come la faremmo a mano, ma ci appoggiamo alla macchina per le lavorazioni più lunghe. Per questa linea apriamo quattro prevendite all’anno, così produciamo in base alle richieste, evitando sprechi», aggiunge Nicola. «Abbiamo poi introdotto anche un servizio di upcycling: miglioriamo scarpe già esistenti, mantenendo la tomaia quando è buona e ricostruendo tutta la suola. Così diventano scarpe migliori di quelle che ci sono state portate e, allo stesso tempo, pezzi unici».
Una scelta coerente con il loro modo di lavorare: Federica e Nicola utilizzano solo pellami di giacenza, esuberi di produzione, per restare su pelle italiana di qualità e ridurre l’impatto ambientale. Un recupero continuo di ciò che esiste già. Perché il punto non è solo conservare un mestiere antico. È custodire un’idea: che le cose si possono aggiustare, migliorare, tramandare. E che il tempo – quando un lavoro è ben fatto – non è mai perso.
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