Netsuke, i capolavori della collezione Lanfranchi

Una sempre piacevole passeggiata nel cuore antico di Palazzolo sull’Oglio, conosciuta anche come la «piccola Manchester» per via del dinamismo imprenditoriale, inizialmente a trazione tessile, che la cittadina dell’Ovest bresciano seppe esprimere con determinazione, riporta alla memoria un’interessante e curiosa mostra dal titolo «Netsuke, 100 capolavori della collezione Lanfranchi», apprezzata alcuni anni or sono a Villa Lanfranchi.
Si trattò di un breve ritorno in riva all’Oglio per una preziosa selezione degli oltre 400 oggetti della collezione, in gran parte netsuke ma non solo, appartenuta all’imprenditore locale Giacinto Ubaldo Lanfranchi, nato nel 1889 e scomparso nel 1971. La raccolta fu donata nel 2005 dalla vedova, la signora Maria Taglietti Lanfranchi, alla Casa Museo Poldi Pezzoli di Milano.
Il netsuke è un oggetto tipicamente giapponese, capace di coniugare funzionalità ed elevata qualità artistica. Si tratta di piccole sculture, solitamente realizzate in avorio o legno, soprattutto di cipresso e bosso, ma presenti anche in osso, corno, lacca, porcellana e metalli. Sebbene le radici affondino in Cina in epoche anteriori, come strumento per legare alla cintura il proprio sigillo personale, l’inizio della diffusione in Giappone risalirebbe al XVII secolo, insieme a contenitori legati alla cintura e destinati a custodire tabacco da fumo, monete, medicine, profumi e altri oggetti.
I kimono, gli abiti tradizionali giapponesi, non sono dotati di tasche; per questo motivo si appendevano alla cintura di seta dei contenitori, fissati con un cordoncino stretto da un anello e sostenuti, per evitare che scivolassero via, da un fermaglio. Proprio questo fermaglio era il netsuke: un oggetto piccolo e compatto, privo di protuberanze che potessero impigliarsi nelle vesti.

Approfondendo la storia di questi eleganti manufatti orientali, si scopre che, a partire dalla seconda metà del Settecento, i netsuke si trasformano in sculture tridimensionali figurate e quindi in vere e proprie opere d’arte. Dopo l’adozione in Giappone degli abiti occidentali e la conseguente perdita della funzione pratica, i netsuke continuano a essere prodotti come oggetti artistici destinati al mercato collezionistico.
Con la partecipazione del Giappone alle Esposizioni Universali di Parigi nel 1867 e di Vienna nel 1873, le arti e i manufatti giapponesi diventano di moda in Occidente. I netsuke iniziano così a ricevere grande attenzione e interesse anche da parte dei collezionisti europei e americani.
Giacinto Ubaldo Lanfranchi è ricordato, oltre che per la sua attività imprenditoriale, per l’amore verso l’arte e la poesia. Palazzolo scelse, dopo la sua dipartita, di intitolargli la Biblioteca civica, a testimonianza del segno positivo lasciato nella comunità e come ringraziamento per la donazione al Comune del suo prezioso Fondo antico di libri, manoscritti e incunaboli del Medioevo e del Rinascimento.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
