Crans-Montana, il rogo che brucia un mito

Man mano che i giorni passano, il tempo non riesce a cancellare lo stupore, l’incredulità per quanto accaduto la notte di Capodanno
Un omaggio alle vittime della tragedia di Crans-Montana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un omaggio alle vittime della tragedia di Crans-Montana - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Certo, ha ragione il presidente Sergio Mattarella a scrivere sul registro delle condoglianze: «...L’immane tragedia che si è consumata impone poche parole». Angoscia, solidarietà, vicinanza, giustizia. Il silenzio è forse l’unica espressione in grado di cogliere almeno in parte la cognizione del dolore.

Ma poi, man mano che i giorni passano, il tempo non riesce a cancellare lo stupore, l’incredulità per quanto accaduto la notte di Capodanno al «Constellation» di Crans-Montana. Quel che emerge dalle inchieste, dai racconti, dalle testimonianze, lascia sempre più attoniti.

E sorpresi: ma come, tutto questo è accaduto proprio in Svizzera? Non era la patria dell’affidabilità? Non era il Paese della serietà e della precisione, del rigore e della correttezza? «Preciso come un orologio svizzero» era non solo un modo di dire ma una convinzione ferrea nella reputazione internazionale: la Svizzera era la Svizzera, anche quando l’intero mondo era travolto dalle guerre. Quel rogo nella notte di Capodanno ha incenerito un mito, forse per sempre.

Dopo il silenzio sulle macerie ancora fumanti, i fiori deposti davanti al locale della tregenda, i riti strazianti nella loro compostezza, mentre sappiamo che per giorni la vita di decine di ragazzi resterà appesa ad un filo di speranza, che cosa emerge da quel Cantone nel cuore delle Alpi, se non un’amara lezione? E cioè che non esistono luoghi indenni dalla precarietà dell’esistenza, o impermeabili alle miserie umane.

Neppure la Svizzera è al riparo dalle tentazioni e dalle complicità. Ogni giorno ne emerge una. Il sindaco ammette una totale mancanza di controlli da almeno cinque anni, cioè da quando quel locale, famosissimo e nel centro della celebre località turistica, da semplice bar è diventato una discoteca affollatissima.

Ma perché? Le illazioni si moltiplicano assieme ai sospetti: controllori e possibili controllati erano amici, si frequentavano, giocavano a golf insieme. Insomma, cose che si sarebbero definite «all’italiana». E invece accadevano nella più lustra delle località elvetiche.

Poco consola che il sindaco e la sua vice, con aplomb svizzero, davanti alle telecamere e alla stampa schierata, chiedano scusa, aggiungendo una punta di commozione. E concedendo: chi ha sbagliato pagherà. Eccoci di fronte al secondo evento che stupisce noi poveri italiani: l’inchiesta sembra procedere con tempi lenti, per usare un eufemismo.

I titolari del locale sono stati interrogati una settimana dopo l’accaduto, nel frattempo sono rimasti in libertà. Un atteggiamento che persino un diplomatico posato come l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, ha ritenuto di criticare dicendo che da noi, con 40 morti e 116 feriti, sarebbero stati in carcere dal primo giorno.

La Procura svizzera finalmente ha arrestato Jacques Moretti, il proprietario del locale, dopo che la stampa di mezzo mondo ha puntato i riflettori sulla sua opaca storia e sulle molte sue inadempienze. E ora, ma con cautela, si indaga su chi avrebbe dovuto fare i controlli.

Possiamo dire che l’Italia ha mostrato una capacità di reazione assai più efficiente? Ha riportato a casa le bare dei suoi ragazzi ed ha portato gli ustionati in strutture dove possano essere curati al meglio. Ha dato anche testimonianza di solidarietà, affetto, partecipazione.

Persino l’intero mondo politico, per un pomeriggio, si è trovato unito nel lutto, senza alcuna stonatura polemica. Ma i pasticci successi in Svizzera rischiano di aggiungere altro dolore allo strazio: alcune salme dovranno essere riesumate per sottoporle ad esami che stabiliscano cause e modalità delle tragiche morti.

  • L'arrivo del volo di Stato con le 5 salme italiane
    L'arrivo del volo di Stato con le 5 salme italiane - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
  • L'arrivo del volo di Stato con le 5 salme italiane
    L'arrivo del volo di Stato con le 5 salme italiane - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
  • L'arrivo del volo di Stato con le 5 salme italiane
    L'arrivo del volo di Stato con le 5 salme italiane - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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    L'arrivo del volo di Stato con le 5 salme italiane - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Ma il rogo di Capodanno a Crans-Montana nasconde altri inquietanti aspetti. I lustrini e i fuochi d’artificio, le luci e la musica facevano da cornice fascinosa ad una realtà assai più cruda: centinaia di ragazzini ammassati in uno scantinato, con una sola e piccola scala come via di accesso, promettendo un esclusivo Paese dei balocchi.

Champagne e vodka traboccavano dalle bottiglie distribuite a minorenni e tappate con i fuochi che avrebbero poi innescato il rogo. Soldi veri (e tanti) da incassare allestendo scenografie finte e improvvisate.

Anche questo ora emerge. Il titolare Jacques Moretti ammette di aver sistemato lui i pannelli isolanti con materiale a buon mercato, mentre si parla di un video di sua moglie Jessica che lascia il locale in fiamme con la cassa sottobraccio.

A pensar male, viene il sospetto che la preoccupazione maggiore, a Crans-Montana, sia per la valanga di disdette delle prenotazioni. Non basterà cancellare i post dai social per spegnere le fiamme e lavare la cenere di quel rogo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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