A che punto sono le Case di comunità nel Bresciano

I servizi hanno preso avvio un po’ ovunque, spesso in sedi provvisorie o accanto a cantieri ancora aperti. Adesso per le nuove Case di comunità si apre la fase più delicata: concludere i lavori entro fine marzo, ma soprattutto creare le condizioni – in termini di personale, tecnologie adeguate e capacità di lavorare in rete – per offrire una risposta puntuale e continuativa ai bisogni del territorio.
Cosa sono
In linea con il Decreto 77 del 2022, le Case di comunità – ricordiamo – si basano su un modello di presa in carico dal punto di vista sanitario, sociosanitario e socioassistenziale che prende forma vicino a casa (o direttamente a domicilio) in tempi in cui la popolazione è composta sempre più da anziani e malati cronici, la domanda di salute cresce ed è necessario superare il vecchio assetto ospedalocentrico che ha mostrato i propri limiti.
Nel Bresciano ne sono previste una trentina, perlopiù finanziate dal Pnrr. Sotto il profilo strutturale devono essere completate entro il 31 marzo. A queste si aggiungono nuove strutture sociosanitarie (come quelle di Salò e Pisogne), che non sono tenute a rispettare la scadenza del Piano.
Quali sono attive
Nel territorio che fa capo alla Asst Spedali Civili risultano operative le Cdc di Ospitaletto, Tavernole, Flero, Nave, Travagliato, Rezzato e, in città, quella di viale Duca degli Abruzzi. Offrono vari servizi, come prima valutazione del bisogno di salute della persona (al Punto unico di accesso, Pua), continuità assistenziale, vaccinazioni, prelievi, vaccinazioni, assistenza domiciliare, assistenza protesica, consultorio familiare.
Ci lavorano, tra gli altri, gli infermieri di famiglia e comunità IFeC (che nel 2025 nelle sole Cdc di Ospitaletto e Travagliato hanno erogato oltre diecimila prestazioni), gli psicologi delle cure primarie e di comunità e numerosi specialisti (come cardiologi, diabetologi, pneumologi, neurologi, oculisti e geriatri). In alcune, come quella di Nave, sono presenti i medici di famiglia; a Tavernole c’è anche il pediatra di libera scelta.
Cantieri ancora aperti
Altrove è ancora tempo di cantieri. Come ci spiega Enrico Burato, direttore sociosanitario dell’Asst Spedali Civili, «a Gardone Valtrompia proseguono a buon ritmo i lavori dell’Ospedale di comunità e della Casa di comunità. A quest’ultima verranno affiancati servizi oggi presenti in ospedale, come la Neuropsichiatria infantile territoriale e il Cps territoriale. Il collaudo è previsto a marzo».
In città, come accennato, «la Cdc di viale Duca degli Abruzzi è operativa e dispone pure di Centrale operativa territoriale (Cot) per il coordinamento dei percorsi di cura». Quella di via Corsica è in fase di completamento: «Buona parte dei servizi è attiva nei poliambulatori – chiarisce Burato –, i nuovi spazi verranno collaudati a febbraio». Per la Cdc di via Don Vender i lavori sono iniziati soltanto in ottobre e finiranno entro fine 2026.
Quanto al cantiere della Cdc di via Marconi, «ci sono stati dei ritardi e l’operazione terminerà entro giugno. Un piano della struttura verrà dedicato alla diagnostica per immagini: ci saranno tac, risonanza magnetica, due mammografi e due ecografi. Macchinari che da un lato consentiranno agli utenti di eseguire esami senza dover entrare in ospedale e dall’altro permetteranno all’ospedale di concentrarsi sui pazienti ricoverati».
La sfida
Cantieri a parte, adesso la vera sfida consiste nell’implementare i servizi di presa in carico dei cronici e di promozione della salute. In tal senso «in tutte le nostre Case di comunità sono previsti i Poct (Point of care testing) per l’esecuzione di esami diagnostici di base fuori dall’ospedale.
E in almeno una Cdc per Distretto attiveremo un ambulatorio a bassa complessità con medico operativo h 24 con la speranza di ridurre i codici bianchi, e quindi le attese, dei pazienti cronici e anziani in pronto soccorso».
Presenti gli psicologi
Sempre in materia di servizi, molto apprezzato si sta già rivelando quello erogato nelle Cdc dagli psicologi delle cure primarie (che offrono ascolto e intervento psicologico) e dagli psicologi di comunità (che svolgono il triage e indirizzano verso il servizio più opportuno). Nella Cdc di via Corsica, ad esempio, nel 2025, tra gennaio e novembre, ci sono state 312 prese in carico, nel 41% dei casi per sindrome mista ansioso depressiva. I pazienti sono soprattutto donne (70%) e di casa in città.
Altri 204 utenti sono stati presi in carico, tra marzo e novembre, dagli psicologi della Cdc di viale Duca degli Abruzzi per problemi psicosociali (48%) e disturbi emotivi comuni, quali disregolazione emotiva (24%) e disturbi di ansia (14%) e depressivi (7%). Infine, conclude Burato, «tra gli specialisti di riferimento nelle Cdc ci sarà anche il geriatra di comunità: ne stiamo inserendo uno in ogni Distretto».
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