Il gelo nei campi fa lievitare i costi, ma è manna contro i parassiti

Freddo polare e caldo infernale: l’agricoltura è messa a durissima prova dagli eventi climatici. Nei campi l’inverno 2026 sta battendo duro e non si può dimenticare che il 2025 – pochi mesi addietro – è stato comunque uno, se non il più caldo degli ultimi anni.
Partiamo da queste settimane di gelo. Un inverno particolarmente freddo ha effetti contrastanti sul settore agricolo: crea criticità operative ma, dall’altro, può portare benefici agronomici di medio periodo. Quale è il quadro che gli agricoltori si trovano quotidianamente? Temperature sotto la media con prolungate e frequenti gelate notturne soprattutto in pianura; nebbia persistente e brina nonché nevicate più frequenti in collina ed a livelli più alti mentre in pianura gli eventi sono più sporadici.
Una volta il detto era: sotto la neve c’è il pane. «Ed in effetti – commenta Giovanni Martinelli presidente di Condifesa e vicepresidente di Coldiretti Brescia – gli ambiti positivi del classico inverno sono di ridurre naturalmente i parassiti ed i patogeni: dalle larve agli afidi soprattutto per i cereali autunno vernini come nei frutteti e vigneti. Il freddo favorisce il ciclo vegetativo di svariate colture.

C’è inoltre da contare che la pioggia e la neve invernale permettono di rimpinguare le scorte di acqua da utilizzare, poi, fra primavera ed estate. Dicembre è stato tendenzialmente piovoso e questa pioggia ha aiutato la crescita e lo sviluppo di loietto, frumento e orzo che sono attualmente in uno stato di quiescenza».
I costi negli allevamenti
Nelle stalle l’abbassamento della colonnina di mercurio porta ad un aumento dei costi energetici oltre, ad esempio, ad una attenta protezione degli abbeveratoi. D’altra parte può crescere il rischio di malattie e lo stress da freddo può portare ad un calo della produzione di latte così come di difficoltà nella produzione di foraggi, se pensiamo alla filiera lattiero-casearia del Grana Padano.
Di certo non possiamo escludere situazioni negative anche nel settore della suinicoltura e degli avicoli: malattie respiratorie si possono sommare a incremento di problemi podali nei bovini portando il tutto ad un aumento dei costi sanitari.

Criticità ed aumento di costi che possono sorgere nelle serre: per svariati settori l’ambito energetico è quello che può influire in modo più determinato sui costi e portare ad una perdita di reddito: dalle maggiori spese per il riscaldamento alle protezioni antigelo ed irrigazioni antibrina.
Le orticole invernali
I danni possono picchiare forte su orticole invernali non protette o giovani impianti arborei o ancora in vigneti precoci in zone più esposte. In tutto questo panorama non possiamo non includere la capacità imprenditoriale che si concretizza con monitoraggi sempre più frequenti e puntuali nonché innovazioni, come le previsioni meteo di precisione, e sistemi di allerta.
L’altro lato della medaglia
Nel Bresciano poi l’uso di varietà più resistenti è quasi una prassi consueta così come tecniche di agricoltura integrata e gestione del suolo per migliorare drenaggi e resilienza. Ed ancora ci sono gli strumenti assicurativi e le misure di sostegno da parte delle Istituzioni.
Cerchiamo comunque il lato positivo. «Se ad un inverno rigido segue una primavera regolare – commenta ancora Giovanni Martinelli – questo gelo potrebbe risultare positivo e queste settimane di freddo possono rientrare anche nella norma. I problemi gravi arrivano quando si debbono sopportare danni per le gelate tardive di fine marzo ed inizi aprile od anche a maggio. In quei casi le colture arboree sono le più colpite ma anche le erbacee possono portare a risultati decisamente negativi ed importanti danni per la redditivà aziendale spesso non recuperabili o non completamente assicurabili».
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