Marzano: «A Gaza una situazione drammatica, continua l’occupazione»

Il professore associato di Storia contemporanea all’Università di Roma Tre parteciperà oggi alle 17.30 a un incontro sul tema nell’auditorium San Barnaba in città
Distruzione a Gaza - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Distruzione a Gaza - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Sono passati ormai alcuni mesi da quando si è iniziato a parlare di pace a Gaza. Il Piano Trump, la «fase due», i negoziati. Tutti termini che abbiamo imparato a conoscere, ma che poi hanno fatto fatica a concretizzarsi. A diventare fatti. Di quello che è successo – e che sta succedendo – in Palestina e a Gaza ne abbiamo parlato con Arturo Marzano, professore associato di Storia contemporanea all’Università di Roma Tre e autore di due libri sull’argomento. «Il labirinto di Gaza: storie, politiche, rappresentazioni» (Scholé, 2024, 384 pp.), scritto con Marcella Simoni, professoressa associata di Storia e istituzioni dell’Asia all’Università Ca’ Foscari diVenezia; e «Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti» (il Mulino, 2025, 464 pp.).

Oggi, alle 17.30, Marzano parteciperà all’incontro organizzato dalla Fondazione Clementina Calzari Trebeschi «La questione palestinese. Storia, diritto internazionale e diplomazia» all’auditorium San Barnaba di corsa Magenta 44 in città. Con lui, il professore emerito di Diritto internazionale all’Università di Torino Edoardo Greppi e il già ambasciatore e rappresentante dell’Italia presso l’Unione europea Pietro Benassi. Modererà Paola Parolari, professoressa di Filosofia del diritto dell’Università di Brescia.

Professore, partiamo dall’attualità, com’è la situazione a Gaza adesso?

Terribilmente drammatica. È vero che non ci sono più bombardamenti pesanti, ma a parte questo la situazione è comunque catastrofica perché la fase due ancora non è iniziata. Ma la fase due è problematica in sé: Hamas avrebbe dovuto scomparire, auto eliminarsi o essere eliminata da qualcuno: è evidente a tutti che questo ha sempre rappresentato un problema. L’esercito israeliano continua a occupare il 52% della striscia. Qualche settimana fa bimbi di 8 e 10 anni sono stati uccisi dall’esercito israeliano. Circa 2 milioni di persone sono bloccate nel 48% di una striscia piccolissima, parliamo di circa 150 km quadrati senza più infrastrutture e ora con un clima molto rigido. Inoltre non ci sono aiuti umanitari. Dal punto di vista politico tutto tace perché in realtà il governo israeliano non ha un interesse politico, vuole mantenere tutto così: questo lo avvantaggia perché può, a parole, dire che è interessato ad andare avanti sulla pace, mentre concretamente continua a occupare una parte di Gaza e tutta la Cisgiordania. Sta continuando un piano di pulizia etnica chiaro e limpido.

Lei come vede il piano Trump?

Ha avuto un aspetto positivo, ossia la fine dei bombardamenti pesanti e la fine dell'incursione israeliana verso la città di Gaza. Trump ha fatto quello che nessun altro era in grado di fare, ma solo perché è il presidente degli Stati Uniti: l’unico attore internazionale in grado di fermare Israele. Potrebbero farlo anche in maniera più convinta: non lo fanno perché non sono interessati. Ci sono quindi molti aspetti negativi. Il più ampio è la visione coloniale della Palestina. Sembra il mandato britannico del 1920, quando l’idea era che i palestinesi non fossero in grado di governarsi e quindi qualcun altro doveva farlo al loro posto.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump - Ansa © www.giornaledibrescia.it

Nell’incontro che si terrà qui a Brescia si parlerà anche di diritto internazionale. Nel libro si parla di un fallimento della comunità internazionale. È così? ha fallito?

La comunità internazionale comprende molte cose. Vuol dire attori statali e internazionali. Vuol dire governi. Ma vuol dire anche noi, i cittadini. Davanti a quello che si può chiamare genocidio, in cui un esercito ha brutalmente ucciso 70.000 persone, di cui 20.000 bambini, nessuno ha fatto nulla. Salvo alcuni esempi ammirevoli, come la Flotilla le manifestazioni di piazza. Gli Stati Uniti hanno fatto pochissimo, l’Unione europea non pervenuta, le Nazioni unite paralizzate. Tutto rimanda a un contesto in cui l’ordine internazionale si è sgretolato. Esistono i più forti, che fanno ciò che vogliono, e i più deboli.

Se dovesse provare a immaginare la situazione in Palestina nei prossimi mesi, a cosa penserebbe?

Purtroppo vedo una situazione molto negativa. Non ci sono alternative politiche in Israele per far sì che nasca un governo interessato a un compromesso con i palestinesi. Questo ora è il problema principale perché Israele è occupante e la Palestina è occupata. Poi, ovviamente, la Palestina ha i suoi problemi: c'è una classe dirigente ormai del tutto inesistente, che non ha più l'appoggio popolare. Anche i palestinesi devono dunque lavorare, ma è chiaramente difficile farlo in una situazione di occupazione. Un’opzione potrebbe essere la nomina di Marwan Barghuthi a leader della Palestina: si trova però in carcere e Israele non ha alcun interesse a liberarlo. La responsabilità maggiore è sulle spalle di Israele perché è la potenza occupante.

Il titolo del libro che ha scritto del 2024 è «Il labirinto di Gaza». Nasce proprio dalla difficoltà che c’è nell’uscire da una situazione così complessa?

Devo dire che il titolo l'ha scelto Marcella. L’idea è proprio quella. È la difficoltà di uscire da una situazione difficilissima. Con Marcella scriviamo nell’introduzione del volume che in Palestina sono tutti un po' ostaggi. Del Governo israeliano logicamente, ma anche di Hamas, che – voglio sgomberare il campo da ogni dubbio – il 7 ottobre ha compiuto un atto terroristico e criminale e Israele aveva il diritto di difendersi. Ma esiste il concetto di proporzionalità, che non è stato certo rispettato. Detto ciò, c'è un intreccio di situazioni che rendono tutto molto complicato, esattamente come succede in un labirinto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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