Lettere al direttore

Caro Michele, non sei miserabile. E tanto meno solo

Leggendo le parole nella lettera di Michele, qualche giorno fa, ho sentito la mia mano tendersi in modo immaginario e immediato verso la sua. Se si potesse parlare con lui, portargli qualcosa, anche solo un piccolo pensiero di conforto, offrirgli una pizza, berci un caffè, io resto fin d’ora a totale disposizione. Stavolta non entro nel merito, se non per dire che la categoria dei veri miserabili, intesi come soggetti spregevoli e turpi, biechi e cattivi, avidi e anticristiani, di cui purtroppo è pieno il mondo, non comprende di sicuro persone come lui. Anzi, lui è invece proprio quel Jean Valjean, redento da Dio e confortato, specie in fondo al grandioso romanzo di Hugo. Michele è uno dei tanti, troppi italiani che ogni giorno lottano per un pezzo di pane e un tozzo di dignità, avverso uno Stato che è ormai da anni un nemico dichiarato proprio del suo popolo. Avverso gente ricca di denaro ma miserabile d’animo. Michele, tu puoi camminare fiero e andare a Messa con tua mamma e tua moglie a testa alta! Ti parla uno che ha perso suo papà a 13 anni e che a 18 era già per strada a lavorare e studiare giorno e sera per aiutare la propria di mamma, rimasta sola, con parenti spregevoli che al tempo ci rubarono pure dei lasciti testamentari di mia nonna (ecco i veri miserabili). Michele, grazie del tuo coraggio, il tuo esempio è una luce meravigliosa che brilla in una Terra comandata da menti ove la ragione pare essere totalmente eclissata.

Roberto

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