Il giorno in cui è nata, l’Onnipotente doveva essere di buonumore. O forse gli è scappato un po’ di talento. Fatto sta che Stefania Martin (Martìn, come il pescatore, non Màrtin) ha una voce strepitosa: salta da un’ottava all’altra come la ginnasta Vanessa Ferrari sul tappeto elastico. A Brescia è di casa: non solo perché è nata in quel di Folzano, ma anche perché, con varie formazioni, si esibisce molto spesso sui palcoscenici della nostra provincia.
Collaboratrice preziosa. Una voce così fa comodo: se sei del mestiere, quando la senti non te la lasci scappare. Non a caso, oltre ad essere nel cast di Radio Italia Live (il maestro Bruno Santori se la tiene stretta), molti big del panorama musicale nostrano la vogliono come vocalist: Mina, ad esempio, con la quale ha registrato addirittura cinque dischi. E poi ci sono Eros Ramazzotti, Gianni Morandi, Caparezza…
Un tour infinito
L’elenco si allunga. La nostra Stefania, infatti, è adesso in tour con Riccardo Cocciante: dopo le dieci date dell’anno scorso, a marzo è ripartito un filotto di diciannove concerti, con il tour che si concluderà a settembre al Forum di Assago e poi, immancabile, all’Arena di Verona.
Stakanovista dell’ugola, vive col Gps acceso, rimbalzando da un palco all’altro: Bergamo (dove insegna al Conservatorio della città orobica), ovviamente Brescia, Brindisi, Riccione, Pavia… Sempre col sorriso, sempre allegra. Però, non avendo il dono dell’ubiquità, quando Cocciante chiama e le date coincidono, Stefania molla la sua Bandafaber, di cui è la voce insieme con Ugo Frialdi.

Gli amici della band non sono invidiosi: perdonano questi ripetuti e annunciati tradimenti col cantautore nato a Saigon nel 1946 (stessa «classe» di Edoardo Bennato, Beppe Carletti, Caterina Caselli, Katia Ricciarelli, Freddie Mercury, Gianni Bella… Evidentemente una buonisima annata). Perché le vogliono bene, ma anche perché sanno che il successo di Stefania si riverbera su loro.
Garbo e puntiglio
Chiediamo alla Martin come è arrivata alla corte di Cocciante. «In punta di piedi e dalla porta di servizio – dice –. Grazie al passaparola di alcuni colleghi musicisti, Marco Vito, il direttore dell’orchestra di Cocciante, mi aveva chiamata per una sostituzione. Poi sono stata confermata».
Che tipo è Cocciante? «Professionalmente un grande: senza di lui la musica non sarebbe la stessa cosa. Come uomo è di una gentilezza e di una nobiltà d’animo incredibili: esige serietà ed educazione, ma contraccambia trattando tutti con grande rispetto. È molto legato alla band, che peraltro lo adora: per gli 80 anni ha invitato tutti alla sua festa di compleanno. Però quando c’è qualcosa che non va si fa sentire: con garbo, ma non rinuncia mai a fare gli appunti che vanno fatti. Anche a noi del coro».
È impressionante: «Non gli sfugge proprio niente: sente tutto, anche le più piccole imperfezioni. Alle prove, quando qualcosa non va, interviene subito con consigli e possibili soluzioni». «È un’esperienza bellissima – chiude Stefania Martin –, sia dal punto di vista professionale che umano. Tra l’altro, Cocciante è tornato in studio per registrare “Ho vent’anni con te”. C’ero anch’io: onorata e felice».



