Quando un risciò guidato da adolescenti iper eccitati rischia di travolgerti; quando il mare è solcato da una flotta di pedalò; quando alla vetrinetta di un bar vedi il cartello: a mezzanotte bomboloni caldi. Ecco, quando c’è tutto questo vuol dire che sei finalmente in villeggiatura. A Viserbella, ovviamente.
Solo il giorno prima eri a zappettare e concimare il cicorione pan di zucchero, a legare gli indisciplinati rami dei pomodori, a guardare financo con le lacrime le zucchine arrivate alla fine di una corsa che definire gloriosa è un eufemismo. E poi eccoti qua, con i piedi in acqua e in un attimo tutte le fatiche di un anno scivolano via, il tempo del meritato riposo è arrivato.
Le ore trascorrono placide e serene, l’immutabilità nei decenni della riviera romagnola è un baccello accogliente che ti coccola anche l’anima. Poi certo, la vita ti riserva sempre delle sorprese. Così può capitare di svegliarti da una pennichella troppo lunga e di sentire una musica corposa che arriva dal mare. Ed eccola la nave/animazione.
A riva si balla e si canta, e quando ti rendi conto di non conoscere nessuna canzone ti chiedi dove sei stato nei mesi passati. Davanti a te uno di quelli che negli anni Novanta andava la domenica pomeriggio in quelle discoteche con l’aria satura di ascelle sudate si muove scomposto. Il suo corpo è ricoperto da troppi tatuaggi che il tempo ha spietatamente travolto. Il ritmo un po’ alla volta ti travolge, immerso fino al collo inizi a ballare. Per fortuna che l’acqua è talmente torbida che nessuno ti vede.




