Batterista, pianista, bassista (un’evoluzione recente a dirla tutta) e – all’occorrenza – vocalist. E poi ancora produttore, turnista, compositore. Se volete provare a incasellare Emanuele Maniscalco in una categoria, state perdendo tempo. L’artista bresciano rifugge con schiva naturalezza le etichette. Anzi, ebbro di un sano eclettismo, continua imperterrito a battere ogni percorso gli possa garantire libertà creativa e soddisfazione musicale. Non importa se sia in un gruppo, in contesti multidisciplinari o in francescana solitudine. Con quest’ultima che, attualmente, pare essere la sua opzione preferita.
Da solo
Dopo averlo portato sul palco del Diluvio festival (che è stato anche partner a livello di produzione), Maniscalco vuole perfezionare ulteriormente il suo lavoro in solo, curiosamente battezzato Beatship Fontana («il nome – confessa – mi è venuto in sogno»), che lo vede impegnato a batteria-tastiere/pianoforte e, da pochissimo, anche a voce e drum machine.
«Questo progetto – spiega – viene da molto lontano. Nel 2017 avevo iniziato a pensare di utilizzare entrambi i miei strumenti in concerto, ma temevo che un’esibizione di questo tipo potesse sfociare in qualcosa con poca sostanza». Rischio aggirato «evitando di preparare pattern definiti e lasciando fluire liberamente l’ispirazione, sviluppando appieno il discorso improvvisativo».

Da lì le cose si sono evolute, con un passaggio in studio di incisione con Alessandro Fiori (che ha originato il disco «Væver»), quindi il lavoro in uno spettacolo di danza contemporanea e musica insieme a Camilla Monga («che ci ha portato in giro per l’Europa con "Sull’Attimo", in luoghi davvero ricchi di fascino») fino alla nuova incarnazione del Maniscalco solista.
«È stata un’evoluzione costante, che mi ha portato oggi ad utilizzare anche la voce, che in qualche modo ti rende più vulnerabile quando affronti la forma canzone. Senza dimenticare la drum machine, utile per tessiture ritmiche ancora più articolate. Gestire in simultanea tutto quanto è ancora piuttosto stressante, ma spero di poterlo proporre con maggiore frequenza, così da affinare le dinamiche sul palco».
Non solo jazz
Oltre a coltivare le sue due anime come strumentista («per quanto, soprattutto a livello di studio, mi sto concentrando maggiormente sul pianoforte»), Emanuele ha allargato i suoi orizzonti, cimentandosi come bassista (e ai cori) con Wayloz.
«Quella del basso è un’aggiunta recente, ma per me di grande stimolo. Con Wayloz siamo stati selezionati per la rassegna "Suoni dal futuro", ideata da Manuel Agnelli e dal collettivo Germi. Ci siamo trovati (accanto a Maniscalco e Wayloz, alla chitarra, c’era Carlo Poddighe alla batteria, ndr) a fare un tour di otto date, un’esperienza davvero meravigliosa. Anche per il senso di comunità che si è creato. Inoltre, ho dovuto fare qualche coro, iniziando così a usare in modo più attivo la mia voce. Al punto da volerla inserire nel mio progetto in solo».
E proprio con Wyaloz Maniscalco si esibirà domani, sabato 15 agosto, sul palco della Festa di Radio Onda d’Urto, in apertura a Eric Sardinas.
Tornando a progetti più affini alle note blu, c’è il trio con Sandro Gibellini ed Enrico Terragnoli, giusto a mantenere saldo quel filo che lo collega al jazz. Senza, per questo, coltivare derive nostalgiche: «Jazz è una parola vuota se non è associata ad uno sguardo al futuro – sottolinea convinto Maniscalco –: è più una attitudine se vogliamo, l’espressione di un’urgenza creativa che sappia andare al di là di formule precostituite e sia innovativa».
Sogni nel cassetto
Se, infine, dovesse indicare i proprio sogni artistici, Emanuele Maniscalco non avrebbe dubbi: «In cima alla lista ci sarebbe un disco con Enrico Rava alla tromba e Thomas Morgan al contrabbasso. Ovviamente su etichetta Ecm. È un progetto che siamo stati davvero vicino a concretizzare e che, come idea, piaceva allo stesso Manfred Eicher (lo storico patron della label tedesca, ndr). Poi, tra il Covid e altri imprevisti, è rimasto solo un sogno. Chissà che non si riesca a realizzarlo, anche se è difficile».
C’è poi il capitolo Bill Frisell: «Per suonare con lui – ammette Maniscalco – sarei disposto a mettermi completamente nelle sue mani. Sarebbe un connubio che mi renderebbe felice».
Più in generale, sogni artistici a parte, il musicista bresciano vorrebbe finalmente «tornare a pubblicare un disco a mio nome visto che l’ultimo lavoro in questo senso risale al 2022. Entro fine 2026 spero esca l’album di Beatrice Sberna cui ho collaborato e che è già completato, ma ho comunque idee su cui lavorare per il prossimo futuro».




