Da Franca Ghitti a Olimpia Zagnoli, 8 mostre bresciane da vedere in estate

Non solo Vittoria Alata: le esposizioni in città e provincia da non perdere in questo periodo così caldo sono diverse, con tanta fotografia e un po’ di illustrazione
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Galapagos Islands, 2021, di Cristina Mittermeier
Galapagos Islands, 2021, di Cristina Mittermeier

Le mostre estive di questo 2026 a Brescia ruotano attorno a una statua. La Vittoria Alata. Possiamo concederglielo, dato che il suo ritrovamento compie duecento anni proprio in questi giorni. Quelle a lei dedicata – soprattutto fotografiche – non sono però le uniche mostre da vedere durante il periodo più caldo dell’anno. Restando in città – e in provincia – si può godere di molta arte, un po’ per tutti i gusti. Perché se il filo conduttore è effettivamente il bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata, che ha dato vita a un articolato programma di mostre che mettono in dialogo il patrimonio archeologico con la fotografia contemporanea, il design, la moda e la ricerca artistica, accanto agli appuntamenti dedicati alla celebre statua romana la città propone grandi esposizioni internazionali, percorsi nella fotografia d’autore e mostre diffuse tra musei, gallerie e spazi indipendenti.

La Vittoria Alata

La mostra «La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e una eterna bellezza», curata da Giovanna Calvenzi e allestita fino all’1 novembre 2026 presenta le foto di 40 fotografi che hanno interpretato la statua attraverso linguaggi molto diversi, dalla fotografia concettuale alla ricerca architettonica, passando per la sperimentazione cromatica e la messa in scena.

Il risultato è un racconto collettivo che restituisce la statua non come semplice reperto archeologico, ma come simbolo ancora capace di ispirare nuove letture. La mostra è aperta al pubblico dal 17 luglio.

Sempre nel segno del Bicentenario si inserisce «Shaping Memories», visitabile al Mo.Ca. fino al 6 settembre. Curata da Ilaria Bignotti, Silvia Casagrande e Camilla Remondina, nasce da un’idea di Silvia Casagrande e prende spunto dal drappeggio del chitone della Vittoria Alata per costruire un percorso che intreccia arte contemporanea, moda sperimentale e ricerca visiva. L’esposizione dedica inoltre uno spazio alle opere delle giovani artiste e dei giovani artisti selezionati attraverso l’open call «Vittoria 200. Forever Young», rivolta alle persone tra i 18 e i 35 anni. L’obiettivo è riflettere sul rapporto tra memoria e contemporaneità, coinvolgendo le nuove generazioni in una rilettura del patrimonio storico cittadino.

In Cavallerizza

Alla Cavallerizza, fino al 30 agosto, il racconto prosegue con «Vittoria Alata. Viaggio di andata e ritorno», mostra fotografica di Renato Corsini. Attraverso immagini realizzate tra il 2018 e il 2020 viene documentato il delicato trasferimento della statua, il lungo intervento conservativo e il ritorno nel Capitolium, restituendo non soltanto le fasi di un restauro, ma anche il valore culturale e scientifico di un progetto che ha restituito alla città uno dei suoi simboli più importanti.

Negli stessi spazi è allestita anche «Mario Cresci. In aliam figuram mutare. Interazioni con la Pietà Rondanini di Michelangelo», dedicata alla ricerca che il fotografo ha sviluppato attorno al celebre capolavoro michelangiolesco. Circa quaranta opere raccontano un percorso di osservazione e reinterpretazione che mette in evidenza la forza simbolica e le molteplici possibilità di lettura della scultura.

Dall’illustrazione alla fotografia

Tra gli appuntamenti dell’estate spicca anche il ritorno di Olimpia Zagnoli. La Mutty Gallery di via Trieste a Brescia ospita infatti, fino all’1 agosto, «È ancora una Grande Estate», nuova tappa di un progetto nato dieci anni fa dopo una residenza artistica in Toscana. Se allora protagonista era il paesaggio collinare, oggi l’immaginario si sposta verso il mare. L’illustratrice, nota per le copertine del New Yorker, i manifesti delle Olimpiadi di Milano Cortina e le collaborazioni con marchi internazionali, propone un percorso caratterizzato dalle sue inconfondibili figure essenziali, dai colori netti e dalle geometrie che hanno reso riconoscibile il suo stile.

Chi ama la fotografia documentaria può invece spostarsi alla Rocca di Lonato del Garda, dove fino al 30 agosto è visitabile «Nepal Today. In the Forest, in the Villages», curata da Filippo Maggia. La mostra raccoglie cinquanta fotografie realizzate da Uma Bista, Sagar Chhetri e Kishor Sharma per raccontare il Nepal contemporaneo attraverso lo sguardo di autrici e autori locali. Le immagini affrontano i cambiamenti sociali, culturali e politici di una giovane democrazia, trasformando la fotografia in uno strumento di osservazione critica del presente.

Natura, ambiente e memoria

Al Museo del Risorgimento, negli spazi del Castello di Brescia, è invece allestita fino al 10 gennaio 2027 «La Grande Saggezza», dedicata alla fotografa e biologa marina Cristina Mittermeier. L’esposizione, nata nell’ambito della National Geographic Society e composta da ottanta fotografie, utilizza la straordinaria bellezza degli ecosistemi terrestri e marini per riflettere sulla necessità di tutelare il pianeta. Dai ghiacci artici alle foreste, fino agli oceani, le immagini raccontano paesaggi e popolazioni indigene, unendo rigore scientifico e ricerca artistica. L’ingresso è libero.

Il Museo di Santa Giulia propone invece fino al 4 aprile 2027 «Franca Ghitti. Una storia di Altri Alfabeti», grande mostra site-specific dedicata all’artista camuna. Curata da Fausto Lorenzi ed Elena Pontiggia, l’esposizione si sviluppa lungo gli spazi del museo – dai chiostri alle domus romane, dalla basilica di San Salvatore al Viridarium – creando un dialogo continuo tra le opere di Ghitti e il patrimonio storico della città.

Una delle opere di Franca Ghitti esposte al museo di Santa Giulia fino ad aprile 2027 - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
Una delle opere di Franca Ghitti esposte al museo di Santa Giulia fino ad aprile 2027 - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

Legni, ferri, chiodi e materiali recuperati diventano strumenti per raccontare memoria, lavoro e identità collettiva, in un percorso che mette in evidenza il legame profondo tra la ricerca dell’artista e la storia del territorio bresciano.

Continuano, poi, l’esposizione di Bruce Gilden tra Santa Giulia e Pinacoteca Tosio Martinengo e la mostra dedicata alla fotografa-bambinaia Vivian Maier, con i suoi scatti street-style rimasti segreti fino alla scoperta nel baule di una mansarda. La si può vedere alla galleria d’arte Paci Contemporary in Borgo Wurher fino al 30 settembre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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