Strada facendo

Gerolamo Savoldo, grande artista bresciano un po’ dimenticato

È considerato uno «punti di riferimento imprescindibili per la pittura di Caravaggio», eppure l’impressione è che venga percepito come un interprete marginale
Adriano Baffelli

Adriano Baffelli

Commentatore

«Ritratto di giovane con flauto», Gerolamo Savoldo, 1525 circa
«Ritratto di giovane con flauto», Gerolamo Savoldo, 1525 circa

È sempre piacevole e istruttivo visitare la Pinacoteca Tosio Martinengo, prezioso scrigno d’arte e di cultura della nostra Brescia. Nelle varie sale e negli spazi magistralmente allestiti si trova anche la sezione dedicata alla scuola bresciana del Cinquecento. Una precisa fase di quest’ultima, legata alla generazione che seguì cronologicamente quella illuminata da Vincenzo Foppa, come spiegano gli esperti, registra il dominio di tre protagonisti di primo piano: Savoldo, Romanino e Moretto, che fecero della scuola bresciana, come scriveva lo storico dell’arte Roberto Longhi: «La più ricca di intelligenze che vanti in quel tempo l’Italia settentrionale».

L’opera

L’attenzione del vostro autore è rivolta senza esitazioni al magnifico Flautista di Savoldo. Per non sbagliare tasto, ci affidiamo alla definizione della Pinacoteca: «... Le figure, austere nell’essenzialità degli atteggiamenti e delle espressioni raccolte in meditazione, sono avvolte in solidi panneggi sui quali la luce crea effetti preziosi accentuati dal continuo contrapporsi di ombra e di luce. Questa caratteristica individua Savoldo come uno dei punti di riferimento imprescindibili per la pittura di Caravaggio».

Una conferma della nostra percezione di appassionati, ma non certo competenti, da parte di studiosi e cultori della Materia. Eppure, ed è questa la riflessione che condividiamo con voi lettori, Gerolamo Savoldo non è così percepito dal grande pubblico. Quasi certamente è meno noto di quanto meriterebbe e ci si aspetterebbe osservando i suoi quadri. Certo, non un bresciano dimenticato in toto, ma nemmeno presenza di primo piano nella collettiva memoria all’ombra del Cidneo. Per alcuni, esiste nei manuali, decisamente meno nella coscienza diffusa.

Figura oscurata

La sua figura artistica pare adagiata in disparte, oscurata da nomi più riconosciuti del Rinascimento lombardo e Veneto. Il pittore bresciano è stato da più critici considerato un grande artista, un gigante del Rinascimento italiano. Nonostante ciò, l’impressione è che sia dai più considerato un interprete marginale. La nostra idea è che in realtà, basta soffermarsi davanti a un suo dipinto per comprendere la sua vera dimensione.

Concordiamo con quanto affermato durante la nostra visita da un professore di Storia dell’arte, che molto ha approfondito la Scuola Bresciana del Cinquecento: «Altro che comprimario: Savoldo è un maestro vero, con una voce personalissima, capace di una pittura silenziosa, sospesa, densissima di intelligenza visiva». Dovremmo sforzarci di uscire dal comodo mainstream e avere maggiore cura e ricordare come meritano tutti i nostri grandi concittadini illustri, conosciuti e meno conosciuti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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