Dal Danubio alla Valvestino fino all’Iraq: la storia riemerge dall’acqua

In agosto il Ponte di Costantino è tornato alla luce in Bulgaria dopo quasi 1.700 anni a causa della siccità del fiume. Tanti gli esempi in tutto il mondo di reperti riemersi in un modo simile
I resti del Ponte di Costantino - Foto Pleven Regional History Museum
I resti del Ponte di Costantino - Foto Pleven Regional History Museum

Quella in terra bulgara potrebbe sembrare una scoperta come tante, soprattutto per noi italiani abituati a camminare e a posare gli occhi sulle rovine dell’Età antica. Eppure in questo inizio agosto il riaffiorare dalle acque del Danubio del Ponte di Costantino è, per chi si occupa di storiografia e di archeologia, un ritrovamento senza precedenti. La maestosa opera realizzata sotto Costantino il Grande, fatta in muratura e legno e lunga oltre due chilometri, non rappresenta solamente uno degli apici ingegneristici dell’antichità, ma costituisce anche un ponte metaforico tra una fase storica e un’altra.​​​​​​

Proprio lungo le frontiere danubiane, porose e mai del tutto chiuse soprattutto per volontà dell’Impero romano sempre alla ricerca di soldati e braccia per i campi, si è andato via via creando quel fenomeno che prenderà le forme dei regni-romano barbarici: Adrianopoli nel 378, ilsacco di Roma del 410, la «caduta» dell’Impero d’Occidente nel 476, Odoacre e Teodorico, tutto e tutti sono in qualche modo passati dal pur poco duraturo Ponte di Costantino – restò in piedi circa quattro decenni – restituitoci dall’acqua dopo più di un millennio e mezzo di quiescenza.

In tutto il mondo

Già, l’acqua, quell’altro fattore che rende questo ritrovamento straordinario. In primo luogo perché pone in modo inequivocabile davanti agli occhi gli effetti del cambiamento climatico, con la siccità sempre più diffusa destinata in un gioco tragicomico a offrire all’Uomo più pezzi del passato, beneficio che si paga col rischio di sacrificare il futuro. Secondariamente il Ponte di Costantino ricorda come l’acqua sia da sempre e per sempre elemento imprescindibile per la vita, biologica ma anche sociale, culturale ed economica. ​​​​​​

L'antica città di Zakhiku
L'antica città di Zakhiku

In un valzer di potenza tra dominio e soggezione, l’umanità l’ha sfruttata e da lei, indifferente, è stata diverse volte punita. Ed è proprio grazie all’interazione tra questi due elementi che oggi possiamo ammirare grandi frammenti di ciò che è stato.

Un caso su tutti è il riemergere dell’antica città di Zakhiku (sito archeologico di Kemune), distrutta da un terremoto nel XIV a.C. e tornata alla luce solo nel 2018 durante la secca del bacino idrico della diga di Mosul in Iraq. Si può inoltre ricordare la recente scoperta delle celebri «Pietre della fame» lungo il corso dell’Elba tra Germania e Repubblica Ceca, massi incisi tra i secoli XVI-XVII e che riaffioravano dalle acque durante gravi periodi di siccità, mettendo in guardia dai rischi della carenza idrica già svariate centinaia di anni fa.

Il lago di Resia e il campanile di Curon che spunta dalle acque
Il lago di Resia e il campanile di Curon che spunta dalle acque

In Italia famosissimo è invece il campanile di Curon, che si staglia nel mezzo dell’artificiale lago di Resia in Alto Adige (ad alcuni sovverrà anche una poca fortunata seppur degna di nota serie tv made in Italy). Senza spostarsi troppo lontano e restando nella nostra provincia è possibile, quando i livelli dell’acqua sono particolarmente bassi, vedere ciò che rimane dell’ex dogana posta al confine tra l’Italia e l’Impero austro-ungarico.

Uno dei relitti riemersi in Serbia
Uno dei relitti riemersi in Serbia

E ancora, per chiudere il cerchio, tornando a tempi recenti e al grande fiume Danubio, è di quest’estate la ricomparsa in Serbia dei relitti di navi della flotta della Germania nazista nel Mar Nero ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Ci sono poi casi in cui è l’Uomo stesso a cercare nell’acqua i segreti del proprio passato, tra missioni subacquee e scavi archeologici arditi: come dimenticare in questa circostanza il ritrovamento nel 2022 in Toscana dei bronzi di San Casciano dei Bagni nel santuario termale etrusco-romano?

Simbologia

Perché, che la si veda in negativo attraverso la lente del cambiamento climatico o in positivo utilizzando quella della relazione vivificante, umanità e acqua sono strettamente legate fra di loro, dal microscopico mondo biologico fino al grande spazio della civiltà.

No, il Ponte di Costantino non è un ritrovamento qualsiasi ma il riflesso di questo incontro-scontro fisico e spirituale, tra noi e questa forza simbolica capace di cancellare e allo stesso tempo di rigenerare, come nel battesimo o nelle abluzioni rituali. E ciò che dal Danubio è tornato a noi pone dinanzi a una verità. L’acqua può custodire il passato e dare la vita, e proprio per questo nessuna civiltà può permettersi il lusso di dimenticarsi quanto fragile sia il proprio rapporto con essa.

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