Mentre scrivo queste righe sto trascorrendo le ultime ore a Roncadelle, quando mi leggerete sarò spiaggiato a Viserbella. Vi resterò per quindi giorni, mi concedo la più tradizionale delle villeggiature fino a Ferragosto, non vedo l’ora di celebrare la festa estiva per antonomasia tra fette d’anguria e gavettoni. Intanto ho già messo in valigia la Settimana enigmistica, poi la porterò sotto l’ombrellone, inizierò un cruciverba e finirà che guardo il telefono come un medio uomo di mezza età.
Quest’anno ho preso delle nuove scarpe da corsa, ogni mattina alla buon’ora partirò per lunghe camminate a passo spedito. Confido di tornare particolarmente in forma. Farò certo anche il bagno, in quell’acqua meravigliosa e bassa. Elemento questo che mi viene annualmente contestato dagli amici cultori dell’acqua limpida, quelli che vanno in Sardegna o in Puglia (giusto per fare due esempi) e poi si svegliano all’alba per andare nella caletta incontaminata.
A me l’acqua limpida non mi emoziona, è un quid pluris che non mi scalda l’anima. Del resto fa già così caldo. Io in vacanza mi voglio riposare nella tranquillità del già visto, nella serenità della ripetitività. E quindi respingo anche le critiche di quelli che vedono il mondo, che iniziano un anno prima a organizzarsi. Una noia che mi devasta solo a pensarci. La mia unica preoccupazione prima di partire è stata per la mia ortaglia, ma c’è mia nonna a occuparsene, a 96 anni resta una solida certezza.




