Castello Bonoris: «Un maniero che sembra uscito da una fiaba»

Il direttore del sistema museale Montichiari Musei, Federico Troletti, presenta la fortezza neogotica di Montichiari
Giulia Bonardi
Il castello Bonoris
Il castello Bonoris

Se chiedessimo a un bambino di immaginare un castello delle fiabe, probabilmente avrebbe proprio l’aspetto del Castello Bonoris, uno dei simboli indiscussi di Montichiari. Protagonista di visite guidate nei fine settimana dalla primavera a ottobre, lo scorso anno ha attirato oltre 8mila visitatori (compresi gli studenti dei laboratori didattici) ed è sempre più al centro di eventi culturali organizzati anche per valorizzare il suo parco.

La costruzione del maniero, di proprietà del Comune dal 1996 e gestito dallo staff di Montichiari Musei, risale agli anni tra il 1891 e il 1901. L’imponente architettura neogotica che domina la città dalla collina di San Pancrazio, è sorta sulle rovine dell’antica rocca: a volerla è stato lui, il conte Gaetano Bonoris, riproducendo l’immaginario di una struttura medievale, attraverso un mix tra sogno e realtà. Forse, proprio questo mix è il segreto del suo innegabile fascino. Un’idea condivisa anche da Federico Troletti, il direttore del sistema museale Montichiari Musei.

Direttore, quali sono origine e modelli del Castello?

«I modelli architettonici del maniero neogotico furono il borgo e la rocca medievali di Torino costruiti nel 1884 in occasione dell’Esposizione Universale, che, a loro volta, riproducevano nel loro insieme i più famosi esempi dell’architettura tre-quattrocentesca piemontese e valdostana, come i castelli di Fénis o Issogne. L’interesse per questi modelli artistici coinvolse anche gli interni del Castello, dove operarono gli stessi mobilieri e pittori che pochi anni prima avevano preso parte alla costruzione del borgo neo-medioevale di Torino».

Qual è il segreto del suo fascino?

«La ricostruzione del modello medievale lascia spazio anche alla dimensione fiabesca: il Castello Bonoris non riproduce le caratteristiche di un castello specifico, ma è il sunto di diversi manieri medievali. Qui vengono riuniti tutti quegli elementi che, nell’immaginario collettivo, definiscono il castello perfetto. Ci sono il ponte levatoio, il rivellino, le torri, le mura: elementi che, pur non essendo realmente necessari in un edificio di epoca moderna, concretizzano il sogno romantico della fortezza medievale. È un castello quasi da manuale. Proprio per questo può essere guardato con occhi fiabeschi, ma anche interpretato come una sintesi dell’architettura medievale, sebbene non abbia le sue vaste proporzioni interne».​​​​​​

Il direttore Federico Troletti
Il direttore Federico Troletti

Quali sono gli obiettivi di valorizzazione?

«Con l’assessorato alla Cultura, c’è la volontà di valorizzare e vivere sempre di più il bellissimo parco antistante il Castello che accoglie, dunque, manifestazioni ed eventi di vario tipo, culturali e ricreativi per tutti. Mi piace ricordare l’attenzione ai bambini, che si concretizza tramite attività dedicate, oltre alle visite guidate scolastiche con attività tra storia, storia dell’arte e fiaba».

E sotto il profilo scientifico?

«Interessante è una ricerca proposta dall’Università degli Studi di Brescia che ha, quindi, un’origine scientifica, ma potrà portare anche a sbocchi turistici e di fruizione: l’Università studierà il rapporto tra le strutture più antiche e quelle successive, comprendendo come si sia inserito sulla precedente rocca medievale e quali siano state le modifiche che il maniero ha subito nel tempo per volontà del conte Bonoris. Ciò condurrà a una ricostruzione 3D del percorso realizzativo del Castello che ha portato la struttura all’aspetto attuale. Se da un lato il progetto interessa il mondo della ricerca, dall’altro apre anche a una prospettiva di fruizione turistica e divulgativa, permettendo al pubblico di capire in modo più immediato l’evoluzione del Castello nel tempo e di conoscerne pienamente la storia».

E per i visitatori?

«Sul fronte della fruizione si desidera dotare il Castello di un’illuminazione artistica, interna e specialmente esterna per rendere, appunto, più vivibile anche il parco (è già in corso una procedura con tale finalità a cui sta lavorando l’Amministrazione comunale, ndr). Sempre sul fronte della fruizione, importante è il nuovo pannello tattile per ciechi e ipovedenti che rientra nel progetto “Una notte un museo”».

Sono in corso anche interventi di recupero e manutenzione?

«Per quanto riguarda gli interventi sulla struttura, il Castello, negli ultimi anni, è stato oggetto di interventi, in due tranches: in particolare attraverso un finanziamento regionale a cui il Comune ha aggiunto altre risorse, sono stati già realizzati i bagni per le persone con disabilità e lavori di restauro sul rivellino, mentre entro il 2027 dovrà essere concretizzata la seconda parte dei lavori sostenuti dal Comune, che prevedono, in particolare, la manutenzione del tetto e il restauro dei particolari infissi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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