Li avevamo lasciati a Venezia, fra gattini abbarbicati sui cornicioni del quattrocentesco Palazzo Franchetti e meccaniche visioni riflesse nella piscina di Le Cabanon alla Giudecca. Alla Biennale d’Arte inaugurata a maggio il duo bresciano Eva & Franco Mattes si è preso l’Instagram con l’esposizione collaterale «Rage Bait», promossa dall’Autotelic Foundation e curata da Nadim Samman & Luisa Haustein.
Ora parte di quella mostra, che si è chiusa il 30 giugno, ha ricevuto a Francavilla al Mare, in provincia di Chieti, uno dei più prestigi ed antichi riconoscimenti italiani in ambito artistico. A titolo unanime il 77esimo Premio Michetti è stato assegnato a Eva & Franco Mattes per «Are You Still There?» (2025), videoinstallazione che mette a nudo le dinamiche perverse che governano i territori dell’ecosistema digitale.
«Effetto Eliza»
L’opera dei due artisti bresciani, geniali catalizzatori di riflessioni culturali attraverso il medium della net art, è un’indagine nei territori dell’effetto Eliza, scoperto nel 1966 da Joseph Weizenbaum e secondo il quale tendiamo ad attribuire empatia a sistemi digitali che si limitano a riformulare input o domande. Nell’installazione «Are You Still There?» alcuni personaggi brainrot italiani prendono in prestito conversazioni reali avvenute su hotline per la prevenzione dei suicidi. Conversazioni potenzialmente utilizzate per addestrare i chatbot di AI a cui molte persone hanno iniziato a rivolgersi per ottenere supporto psicologico. Persone che in momenti di estrema vulnerabilità si sono ritrovate ad empatizzare con macchine addestrate a sembrare empatiche.

Un lavoro creato con l’intenzione di ricordarci, come ci avevano raccontato i due artisti in primavera in primavera, che «l’intelligenza artificiale non è immateriale, né neutrale. Si basa su un sistema di estrazione di risorse, dati e lavoro: dalle miniere di litio e quarzo per i processori, alle catene di lavoro invisibile nel Sud del mondo per moderare o classificare contenuti fino a enormi infrastrutture energetiche che alimentano i modelli. A questo si aggiunge l'impatto sociale e psicologico».
Che è il campo di indagine in cui i Mattes eccellono, come ha riconosciuto la giuria del «Michetti», assegnando loro il riconoscimento «per la ricerca anticipatrice che intreccia media art, performance, installazione e pratiche di rete; per il rigore critico con cui indagano le trasformazioni dell'identità, dell'immagine, della sorveglianza e delle dinamiche del potere nella cosmovisione digitale; e per la capacità di coniugare ironia, profondità concettuale, innovazione formale e dimensione emozionale nell'affrontare alcune delle questioni centrali della contemporaneità, ampliando i confini delle pratiche artistiche».
La nuova mostra
La cerimonia di premiazione ha peraltro inaugurato la mostra «Cosmovisions», aperta fino al 13 settembre al Museo Michetti di Francavilla al Mare (Chieti). Curata da Nicolas Bourriaud e Massimiliano Scuderi, riunisce 20 artisti italiani e internazionali con 48 opere tra installazioni, video e lavori multimediali che riflettono sulle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale, dalla robotica e dalle tecnologie digitali, interrogando il rapporto tra innovazione, ecosistema umano e ambiente naturale.




