La strada percorsa mi ha portato sul ponte che unisce le due sponde, bresciana e bergamasca, proprio dove il lago d'Iseo diventa fiume Oglio, tra Paratico e Sarnico. A proposito del collegamento tra le due rive, dovrebbero esserci interessanti novità. Ma non abbiate fretta. Nuotiamo prima a ritroso verso un lustro fa, per poi traguardare il possibile futuro.
La struttura, nella fase iniziale della pandemia, assunse la plastica funzione di un laico altare davanti al quale idealmente si inginocchiavano le due comunità attonite e impaurite, trafitte da un dolore senza fine. Due comunità rimaste senza respiro, proprio come le migliaia di loro figlie e figli strappati alla vita anelando impotenti e smarriti, aria. Il richiamo a quella drammatica fase di cinque anni o sono serve a ricordare come in quel frangente Paratico e Sarnico si sentirono più vicine che mai.
Lago e fiume non dividevano più ma univano. Ulteriore collante prese forma nello striscione apparso all'improvviso. Uno striscione calcistico, che univa il diavolo e l'acquasanta o viceversa: Brescia e Bergamo, storicamente sul terreno della calcistica tenzone Brescia e Atalanta, appunto: qualcosa di inconciliabile. La sola pronuncia insieme considerata una sorta di sacrilega attività. Eppure, accadde.

Proprio dai discepoli più intransigenti ed oppositivi di Eupalla nacque la spinta profonda, sincera, convinta, efficace a un abbraccio senza limiti, sena precedenti e chissà con quale futuro davanti a sé. Sotto l'effetto tragico, traumatico e taumaturgico del dolore distribuito senza sosta dalla Nera signora in ogni contrada, quasi in ogni famiglia delle due laboriose province, sbocciò, luminoso e intelligente fiore bagnato da immensa sensibilità, il semplicemente rivoluzionario messaggio: «Divisi sugli spalti, uniti nel dolore», impresso su uno striscione che all'improvviso campeggiava sul ponte in esame. Uno striscione con i colori del Brescia e dell'Atalanta.
Lasciamo i ricordi e gli Abbracci – temporanei? – tra avverse tifoserie e focalizziamoci sull'infrastruttura che ha fatto da quinta al positivo messaggio. Il ponte tra Paratico e Sarnico ha oltre due secoli di vita, 210 anni per la precisione, dato che la struttura lignea originaria fu portata a compimento a fine agosto del 1816.
Servirono due anni di progettazione, impegno burocratico e intervento vero e proprio per dare corpo al visionario progetto dell'allora sindaco della cittadina bergamasca, Pierantonio Parigi, che nel 1814 immaginò: «Un ponte sopra di questo lago, che offra una comoda e immediata comunicazione alle diverse popolazioni dei due limitrofi dipartimenti Mella e Serio», impegnandosi in ogni modo per la sua realizzazione.
Poco dopo l'inizio del 1816 aprì il cantiere che fu celermente chiuso il 25 agosto dello stesso anno. Ha un cuore d'ariete, essendo dell'aprile 1888, il progetto del nuovo ponte in acciaio, che fece sino in fondo la sua parte sino all'estate del 1982, allorquando il vecchio lasciò spazio a un nuovo manufatto, sostenuto da piloni in cemento Armato.
Chi conosce il ponte, lo utilizza, vi transita regolarmente, ne conosce le misure contenute e, soprattutto, sa quanto sia trafficato. Nella stagione estiva, Durante i fine settimana, ma non solo, si forma un lungo interminabile biscione d’acciaio che strozza per alcuni chilometri l’unica arteria che consente un agevole passaggio tra terra Bresciana e provincia Bergamasca e viceversa.
Quanto potrà reggere tale situazione? Stranamente si è parlato poco, ad ogni livello, di tale situazione. Gli addetti ai lavori conoscono da tempo l'ipotesi progettuale di una variante, che interesserebbe la Statale 469, tra Capriolo e Sarnico, della quale si è parlato, appunto, troppo poco oppure all'insegna del pessimismo, dando per scontato che non fosse possibile reperire i circa 140-150 milioni di euro che l'intervento richiederebbe.
Il parere positivo sull'ipotesi progettuale, contenuto nel recente Decreto Infrastrutture alla Camera, grazie all'accoglimento di tre emendamenti presentati dalla deputata bergamasca della Lega, Rebecca Frassini, segretario della Commissione bicamerale per le questioni regionali, potrebbe segnare una svolta e aprire le porte a un nuovo collegamento tra le due province.

L'approvazione del decreto dovrebbe – auspichiamo – significare: disponibilità delle risorse economiche necessarie e accelerazione delle procedure, aspetti fondamentali per garantire quanto prima un'alternativa alla strozzatura sebina. Un'accelerazione si potrebbe registrare anche per la decisione di affidare la realizzazione dell'infrastruttura a un Commissario, individuato in Claudio Gemme, amministratore delegato di Anas. Una scelta che, nelle intenzioni dei sostenitori, dovrebbe porre le basi per una realizzazione più rapida di queste, come di altre opere attese da anni.
Si ripeterebbe in sedicesimi quanto avvenuto nella ricostruzione del Ponte Morandi a Genova, con il Commissario quale soluzione per snellire i passaggi burocratici, comprimere i tempi delle autorizzazioni e dare maggiore certezza all'iter. Un segno che, finalmente, si considera l'infrastruttura una priorità, sottraendola almeno in parte alla lentezza delle procedure ordinarie.




