Cronaca

L’ombra del dolo sull’incendio scoppiato nei boschi della Valtrompia

Individuati tra Cimmo e Pezzoro diversi punti di innesco. Si tratta del terzo fronte dopo quelli di Tignale e di Idro
Barbara Fenotti
Incendio nei boschi della Valtrompia
Incendio nei boschi della Valtrompia

Tre incendi boschivi in pochi giorni e un Ferragosto segnato dal fuoco nel Bresciano. Il fronte più recente, e sul quale ora si concentrano anche le indagini, si è aperto nella notte tra sabato e domenica in Valtrompia, nei boschi tra Cimmo, Pezzoro e Magno, tra Gardone e Tavernole sul Mella.

Le fiamme, divampate attorno alle 4, hanno percorso una superficie stimata in 5-6 ettari interamente coperta da bosco. Sul posto anche Giacomo Remedio, direttore delle operazioni di spegnimento della Comunità montana valtrumplina, che racconta come sul posto «hanno operato due elicotteri, una cinquantina di volontari e i carabinieri forestali».

Il nuovo fronte

Remedio aggiunge: «La segnalazione è arrivata alle 4 e siamo intervenuti subito: verso le 5 eravamo già operativi. Fortunatamente non ci sono abitazioni nella zona interessata: ci sono alcuni capanni e casette agricole, ma non sono stati intaccati dalle fiamme».

Determinante è stata anche la presenza della strada che da Pezzoro sale verso Prada Longa, che «ha fatto da tagliafuoco, contenendo l’incendio e impedendogli di propagarsi verso la parte bassa del Guglielmo». Un elemento che ha contribuito a circoscrivere un rogo alimentato da condizioni particolarmente favorevoli alle fiamme, tra temperature elevate, terreno secco e vegetazione asciutta.

Nel tardo pomeriggio erano ancora in corso le attività di bonifica, anche con l’impiego di un mezzo aereo, per mettere in sicurezza il perimetro ed evitare nuove ripartenze.

Parallelamente proseguono le indagini dei carabinieri forestali, chiamati a ricostruire i diversi punti di origine delle fiamme. Proprio la presenza di più punti di innesco, insieme all’orario in cui è divampato il rogo, orienta gli accertamenti verso l’ipotesi dolosa, che resta comunque da verificare.

Settimana pesantissima

Il rogo della Valtrompia è soltanto l’ultimo di una serie che negli ultimi giorni ha impegnato il sistema antincendio boschivo bresciano su più fronti.

La situazione più pesante resta quella di Tignale, dove l’emergenza è iniziata la sera del 7 agosto nella zona della Forca, in località Olzano. Il fuoco ha percorso oltre 55 ettari di bosco e, nella fase più critica, ha portato anche all’evacuazione precauzionale di abitazioni e strutture ricettive. Canadair, elicotteri, Vigili del fuoco e volontari Aib si sono alternati nelle operazioni.

Nella notte tra sabato e domenica le fiamme hanno ripreso vigore all’interno dell’area già bruciata, confermando quanto siano delicate le operazioni di bonifica. Un altro fronte si era aperto nei giorni scorsi in Valsabbia, sulla montagna sopra Idro, nella zona della Croce di Perlè.

In quel caso i focolai sarebbero stati innescati dai fulmini caduti martedì pomeriggio. La conformazione del versante aveva complicato le operazioni: rocce e cespugli di erica incendiati precipitavano verso valle rendendo pericoloso l’avvicinamento degli uomini. Mercoledì era stato necessario l’intervento di un Canadair, che aveva effettuato 18 lanci caricando l’acqua direttamente dal lago d’Idro, e il giorno successivo era entrato in azione anche un elicottero.

La situazione

Tre fronti diversi per origine e dimensioni, scoppiati però nel pieno di una fase particolarmente delicata per i boschi lombardi. La Regione, dalle 14 dello scorso 10 agosto, ha infatti dichiarato su tutto il territorio regionale il periodo di alto rischio per gli incendi boschivi, che resterà in vigore fino a revoca.

Il provvedimento è stato assunto sulla base delle condizioni meteorologiche e della vegetazione, oltre che dell’andamento degli incendi. E quanto accaduto nel giro di pochi giorni tra Garda, Valsabbia e Valtrompia restituisce la misura di un’emergenza che, in questa fase dell’estate, tiene alta l’attenzione in tutta la provincia e vede il massimo impegno delle risorse disponibili.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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