Cronaca

Da Asm ad A2A: la storia di Brescia dentro tre lettere

Per un secolo la municipalizzata progettò la Brescia moderna, dal teleriscaldamento alla metropolitana. Fino alla fusione con Milano, che cambiò il rapporto tra l’azienda e la città
Il ponte d'accesso al Termoutilizzatore - © www.giornaledibrescia.it
Il ponte d'accesso al Termoutilizzatore - © www.giornaledibrescia.it

Ci sono città che si raccontano attraverso i sindaci. Brescia, per molti decenni, si è raccontata anche attraverso una sigla di tre lettere: Asm. Chi è arrivato in città negli ultimi anni la conosce appena, quasi fosse un marchio assorbito dalla storia. Chi invece ha attraversato la Brescia del secondo Novecento sa che quelle tre lettere significavano molto più di una municipalizzata: erano il filo invisibile che univa il rubinetto di casa al Consiglio comunale, il cassonetto alla centrale elettrica, il termosifone al piano regolatore. C’era un pezzo di Asm ogni volta che la città decideva di cambiare pelle. La politica amministrava, Asm costruiva. Non solo in senso letterale, ma in quello più profondo del termine: dava forma alla modernità.

È forse questa la vera anomalia bresciana: mentre altrove le aziende municipalizzate erano percepite come enti chiamati a erogare servizi, a Brescia diventarono uno strumento di governo.

Il teleriscaldamento porta calore nelle case -  © www.giornaledibrescia.it
Il teleriscaldamento porta calore nelle case - © www.giornaledibrescia.it

Un luogo in cui tecnologia, industria e amministrazione pubblica finirono per parlare la stessa lingua. Non sempre senza conflitti e non sempre senza zone d’ombra. Ma con una continuità che pochi altri territori italiani possono rivendicare. Per capire l’A2A di oggi bisogna allora dimenticare, per un momento, A2A. Bisogna tornare a quando Brescia non aveva ancora deciso di diventare una media città europea, ma aveva già iniziato a comportarsi come tale.

La fabbrica della modernità

Nel dopoguerra la città cresce con una velocità che oggi è difficile immaginare: le acciaierie allargano gli organici, la manifattura richiama manodopera, nuovi quartieri prendono forma ai margini del centro storico, l’espansione industriale chiede energia, reti, acqua, trasporti, servizi. È in questa stagione che la municipalizzata smette di essere un semplice braccio operativo del Comune e diventa un pezzo della sua strategia. Negli anni successivi quella intuizione si tradurrà in investimenti continui e in una capacità di programmare che farà scuola ben oltre i confini provinciali.

La centrale del teleriscaldamento di A2A - © www.giornaledibrescia.it
La centrale del teleriscaldamento di A2A - © www.giornaledibrescia.it

Il passaggio decisivo arriva negli anni Settanta. Mentre gran parte delle città italiane affronta la crisi energetica cercando soluzioni di emergenza, Brescia sceglie un’altra strada. Nasce il progetto del teleriscaldamento, un sistema che mette insieme produzione di energia, recupero del calore industriale e distribuzione urbana. La prima rete entra in funzione nel 1972, nel quartiere di Brescia Due, e negli anni successivi cresce insieme alla città, fino a diventare uno dei modelli europei più studiati per integrazione fra energia e servizi pubblici. Fu molto più di un’opera tecnologica: fu un cambio di mentalità. Per la prima volta una municipalizzata non rincorreva lo sviluppo urbano, lo anticipava.

Le invenzioni di Asm

Ogni città conserva qualche oggetto che racconta meglio di un monumento il proprio carattere. Per Brescia, per quasi un secolo, quell’oggetto è stato… il contatore. Dietro la storia di Asm ci sono un mucchio di storie parallele che passano da quell’oggetto apparentemente anonimo, ma dal quale sono scaturite centinaia di piccole rivoluzione quotidiane. Ma, anche in questo caso, cerchiamo di partire dal principio. 

La prima vera rivoluzione risale al 1908, quando il Comune decise di dar vita all’Azienda dei Servizi Municipalizzati. L’anno successivo quella scelta fu sottoposta al giudizio dei cittadini: oggi può sembrare normale, ma allora non lo era affatto. Furono i bresciani, con un referendum, a dare il via libera alla municipalizzazione del servizio elettrico, scegliendo che un’infrastruttura destinata a cambiare la città restasse nelle mani pubbliche.

La vecchia sala di controllo della centrale di Asm di Lamarmora - © www.giornaledibrescia.it
La vecchia sala di controllo della centrale di Asm di Lamarmora - © www.giornaledibrescia.it

Anche le prime attività della nuova azienda raccontano un’altra epoca. Asm gestiva i tram cittadini (trainati dai cavalli), produceva energia elettrica e aveva perfino una fabbrica del ghiaccio artificiale. Prima dell’arrivo dei frigoriferi, quel ghiaccio serviva a conservare gli alimenti nelle case, nei negozi e nei mercati: sembra un’immagine uscita da una fotografia in bianco e nero, ma allora era un servizio essenziale. Nel corso del Novecento la municipalizzata avrebbe continuato ad accompagnare ogni grande trasformazione urbana. Dalla rete tranviaria alla mobilità contemporanea, fino alla metropolitana automatica, l’idea rimase sempre la stessa: costruire le infrastrutture prima che diventassero un’emergenza.

Quello spirito riaffiorò anche nel 2005, quando Brescia diventò uno dei primi laboratori italiani dell’Internet ad alta velocità attraverso la rete elettrica. I dati correvano negli stessi cavi che portavano la corrente nelle case, sfruttando una tecnologia sviluppata insieme ai telecontatori. La sperimentazione partì in sei punti della città, coinvolgendo inizialmente 215 utenti. Nel giro di pochi anni il servizio superò i 15mila clienti. La fibra ottica avrebbe poi imboccato un’altra strada, ma quell’esperimento dice molto della mentalità di Asm: usare le reti esistenti per immaginare servizi che ancora non c’erano.

I punti in cui Asm ha effettuato la prima sperimentazione della connessione internet -  © www.giornaledibrescia.it
I punti in cui Asm ha effettuato la prima sperimentazione della connessione internet - © www.giornaledibrescia.it

E poi c’è l’eredità meno visibile. Con la nascita della Fondazione Asm, una parte del rapporto costruito in un secolo con Brescia è proseguita fuori dall’industria: sostegno alla cultura, alla ricerca scientifica, al sociale, all’ambiente. Come se la municipalizzata avesse cambiato linguaggio senza però rinunciare del tutto alla propria vocazione civica. Messe una accanto all’altra, queste storie raccontano forse meglio di qualsiasi slogan che cosa sia stata Asm per la nostra città. Un’azienda che produceva elettricità, calore o trasporti, ma soprattutto un luogo in cui Brescia provava, spesso con qualche anno di anticipo, a immaginare il proprio futuro.

Queste innovazioni, tuttavia, raccontano solo una parte della storia. Perché, con il passare degli anni, Asm finì per occupare un ruolo molto più ampio.

Il potere silenzioso

Passo dopo passo, Asm smette definitivamente di essere soltanto un’azienda e diventa un’istituzione. Tanto che a Brescia si è spesso detto che il Comune aveva due municipi: quello di Palazzo Loggia e quello, meno esplicito ma altrettanto influente, di via Lamarmora. La frase è volutamente provocatoria, eppure coglie un dato reale: poche decisioni strategiche sulla crescita della città potevano prescindere dal ruolo della municipalizzata.

Il teleriscaldamento cambiava il modo di costruire i quartieri. La gestione dei rifiuti ridefiniva il rapporto con l’ambiente. Le reti energetiche orientavano lo sviluppo industriale. Gli investimenti producevano lavoro. I dividendi tornavano nelle casse comunali. Ogni scelta tecnica aveva conseguenze politiche. Ogni scelta politica produceva effetti industriali. In questo equilibrio stava il vero «modello Brescia»: non un’azienda pubblica che eseguiva gli indirizzi del Comune, ma un’Amministrazione e una municipalizzata che, nel bene e nel male, pensavano insieme il futuro della città.

Il progetto di riqualificazione di piazzetta Santa Croce con l'autosilo meccanizzato - © www.giornaledibrescia.it
Il progetto di riqualificazione di piazzetta Santa Croce con l'autosilo meccanizzato - © www.giornaledibrescia.it

È anche per questo che le nomine ai vertici di Asm non sono mai state soltanto una questione manageriale, erano il punto d’incontro tra politica, industria, finanza pubblica e visione amministrativa. Chi sedeva in quei consigli di amministrazione non gestiva soltanto bilanci: contribuiva a orientare la trasformazione urbana.

La fusione che divise la città

Quando nel 2007 arriva la fusione con Aem Milano, il dibattito supera rapidamente gli aspetti finanziari. Formalmente nasce una delle più grandi multiutility italiane, operativa dal 1° gennaio 2008, con sede legale a Brescia e controllo condiviso tra i Comuni di Brescia e Milano. Ma il punto, per molti bresciani, era un altro: che cosa stava finendo davvero? Una società? Oppure un modo di immaginare il rapporto fra città e servizi pubblici?

Da quel momento Asm smette di essere una sigla quotidiana. Rimane l’eredità materiale - le reti, gli impianti, le competenze, una parte importante delle entrate comunali - ma cambia il perimetro emotivo. La municipalizzata della città diventa un grande gruppo industriale che guarda ai mercati energetici europei, alle acquisizioni, alla finanza, alla transizione. È un salto. Ma ogni salto comporta una rinuncia: da quel momento i bresciani smisero, poco alla volta, di dire «la municipalizzata», cominciarono a dire il nome dell’azienda, ossia A2A. Può sembrare una sfumatura linguistica, in realtà segna un cambio d’epoca e un «addio sentimentale» a una storia.

L’eredità

In questo pezzo lasciamo da parte le furibonde liti politiche che contraddistinsero quel passaggio, per molti doloroso, da Asm ad A2A. In fondo, la domanda interessante, oggi, forse non è tanto se la fusione sia stata un successo: i numeri raccontano una crescita che difficilmente sarebbe stata raggiungibile restando una municipalizzata locale. Il punto però è: che cosa resta del «modello Brescia»?

Il servizio Brescia in bici, attivo nel 2000, per il noleggio gratuito delle dueruote - © www.giornaledibrescia.it
Il servizio Brescia in bici, attivo nel 2000, per il noleggio gratuito delle dueruote - © www.giornaledibrescia.it

La risposta passa anche attraverso ciò che A2A è diventata. Negli anni la società ha cambiato pelle: è cresciuta, si è quotata in Borsa, ha esteso il proprio raggio d’azione ben oltre i confini lombardi. Da municipalizzata è diventata una grande utility nazionale, chiamata a rispondere insieme ai Comuni azionisti (Brescia e Milano, appunto), agli investitori e a un mercato dell’energia sempre più competitivo. È qui che si è consumato il passaggio più delicato.

Per molti bresciani A2A continua a essere la più riuscita invenzione amministrativa della città contemporanea. Per altri, invece, quel legame si è inevitabilmente affievolito. Non perché Brescia abbia smesso di essere un punto di riferimento per l’azienda, ma perché la logica di una società quotata non può più coincidere con quella della vecchia municipalizzata. C’è chi continua a riconoscervi un patrimonio della città e chi, al contrario, avverte che il baricentro si è spostato verso una dimensione in cui Milano pesa inevitabilmente più di Brescia. È una percezione, prima ancora che un dato. Ma le percezioni, quando attraversano una comunità, finiscono spesso per diventare parte della storia.

La sala di telecontrollo di Asm, alla fine degli anni Novanta - © www.giornaledibrescia.it
La sala di telecontrollo di Asm, alla fine degli anni Novanta - © www.giornaledibrescia.it

Eppure sarebbe un errore fermarsi alla nostalgia. Le intuizioni più riuscite non sono quelle che restano immutate, ma quelle che riescono a cambiare senza tradire la propria origine. Vale anche per il teleriscaldamento. Quando nacque, all’inizio degli anni Settanta, rappresentò una scelta che anticipava il futuro: recuperare energia che altrimenti sarebbe andata dispersa e trasformarla in un servizio pubblico. Oggi quello stesso modello è chiamato a confrontarsi con una nuova stagione tecnologica, fatta di reti a temperature più basse, recupero del calore dai processi industriali, geotermia, pompe di calore e decarbonizzazione.

Il teleriscaldamento saprà reinventarsi ancora una volta, come fece mezzo secolo fa? Forse è questa la vera eredità di Asm. Non aver distribuito elettricità, gas o calore. Aver insegnato a Brescia che una città può costruire il proprio futuro quando politica, tecnica e industria riescono a guardare nella stessa direzione. E che ogni generazione, poi, ha il compito di riscrivere quella visione senza limitarsi ad amministrarne il ricordo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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