Lettere al direttore

L’archivio storico di Asm: un bene da salvaguardare

Sono un ex dipendente di Asm che nel corso della sua attività lavorativa ha sempre cercato di non trascurare la conservazione - o almeno la non dispersione - di documenti, immagini, ecc., che testimoniano l’evoluzione dell’Azienda, essendo consapevole del fatto che attraverso la storia di quest’ultima è passata non piccola parte della storia stessa di Brescia. Fortunatamente ai vertici aziendali (compreso l’ing. Renzo Capra, dirigente, poi direttore, poi direttore generale, infine presidente), nonostante ben altre preoccupazioni di ordine tecnico-gestionale, c’era anche sensibilità su questo tema della «preservazione». Prima con la collaborazione della Fondazione Micheletti e poi proseguendo autonomamente, si era pazientemente costituito un buon nucleo di Archivio Storico Asm, frequentemente utilizzato da ricercatori il cui lavoro si è poi riversato anche su una serie di pubblicazioni di non poco interesse. Orbene: la fusione con Aem che ha dato origine ad A2A ha comportato ovvie modifiche organizzative e trasformazioni in ruoli e competenze del personale; inoltre molte persone da allora sono uscite dall’Azienda (pensionamento, ecc.), ma soprattutto si è verificato una diversa distribuzione dei «centri direzionali», tra Milano e Brescia. Tutto ovvio, logico e comprensibile, ma ciò può comportare una marginalizzazione della realtà di questo Archivio, e non è fuori luogo temere che col pensionamento di quelle forze superstiti consapevoli della sua esistenza e della sua importanza, questa bella ma silenziosa (oggi più del solito) realtà si riduca allo stato di res nullius. Quanto sopra riguarda certamente, in modo prioritario, l’esistenza e la preservazione del materiale, ma anche il mantenimento di una agevole possibilità di consultazione da parte di ricercatori, che peraltro negli anni passati se ne sono serviti fruttuosamente. Il mondo andrebbe certamente avanti anche senza l’archivio storico Asm, ma sarebbe spiacevole sottovalutare l’esistenza di una memoria del passato dell’azienda e della stessa città che in questa ha sempre visto un «fiore all’occhiello».

// Franco Ragni
Brescia

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