È curioso. Ma in qualche modo indicativo dell’approccio con cui si guardava alla novità e all’ignoto, quasi fantascientifico meccanismo, che garantiva la possibilità di interconnettere computer tra loro: i primi articoli in cui compare la parola «internet» sul nostro quotidiano, datati 1988, sono relativi alla minaccia di diffusione di virus informatici (ben già presenti e sino ad allora traghettati di dischetto in dischetto) attraverso le embrionali autostrade digitali.
Quel primo «Ping»
Comprensibile, dal momento che la prima connessione in Italia risaliva solamente a due anni prima: era il 30 aprile 1986, 40 anni fa come oggi, quando correndo lungo un cavo dell’allora Sip un segnale digitale fu lanciato verso gli States. Una novità molto più che da nerd patentati, appannaggio piuttosto di soli scienziati. Il merito infatti fu di tre ricercatori del Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico del Cnr (Antonio Blasco Bonito, Stefano Trumpy e Luciano Lenzini) che da Pisa via Italcable di Frascati (la struttura da cui venivano diramate le chiamate telefoniche internazionali) sperimentarono il trasferimento di informazioni sino a Fucino in Abruzzo e quindi via satellite (Intelsat IV) a Roaring Creek in Pennsylvania, sede di una stazione di ricezione satellitare dell’AT&T americana. Il messaggio lanciato nell’etere? «Ping». La risposta giunta dagli States? «Ok».




