Emilio Del Bono, ex sindaco di Brescia, aveva iniziato a parlarne attorno al 2014. Era ancora una fase di impostazione generale, un sogno più che un progetto. Ma è in quel periodo che è nato il tram. Perlomeno, nelle intenzioni dell’Amministrazione bresciana, che sulla scia del successo della metropolitana punta da anni a offrire una mobilità più sostenibile e integrata, tornando proprio al tram, che caratterizzò la Brescia del primo Novecento e che tornerà a farlo dal 2030.
Le prime ipotesi di cronoprogramma guardavano già molto avanti, ma qualcosa naturalmente è cambiato: per anni si è parlato del 2024 per l’avvio dei lavori (che stanno invece partendo ufficialmente oggi) e del 2029 per la prima corsa. Anche in questo caso ci si deve spostare un po’ più in là, ma nelle intenzioni non si dovrebbe andare oltre il 2030. Come si è arrivati qua, dunque?
1. L’idea (2014–2017)
Nella seconda metà degli anni Dieci del Duemila l’idea del tram entra progressivamente nel dibattito sulla mobilità cittadina. Non esiste ancora un progetto strutturato, ma la direzione è piuttosto chiara: completare il sistema del trasporto pubblico dopo la metropolitana, estendendo la rete tramviaria verso i quartieri non serviti.
Nel dicembre 2017 il tema viene esplicitamente inserito tra le priorità di lungo periodo. In questa fase si parla di pianificazione decennale, di sostenibilità e di un modello di città in evoluzione. Le indicazioni restano ancora generali, ma iniziano a delineare l’architettura di un nuovo sistema su ferro.
2. La prima definizione dei tracciati (2018)
Il 2018 segna il passaggio dalla visione alla progettazione preliminare. Ma soprattutto, segna l’inserimento del tram come opera strategica per Brescia nel Pums, Piano urbano della mobilità sostenibile, un atto politico-amministrativo che riceve l’imprimatur del Consiglio comunale.
Sempre in questo periodo viene affidato a Brescia Mobilità lo studio di fattibilità tecnico ed economico per due linee tramviarie. È il primo momento in cui il disegno della rete prende forma concreta. I tracciati individuati attraversano la città lungo due direttrici principali. Da una parte la linea nord-sud-ovest tra Pendolina e Fiera, dall’altra un asse est-ovest tra via Valcamonica e Bornata. Il piano urbano della mobilità sostenibile stima un investimento complessivo vicino ai 380 milioni di euro, deposito incluso. In questa fase i percorsi sono ancora indicativi.
Poco dopo lo studio viene integrato con un lavoro di approfondimento tecnico e finanziario. L’obiettivo diventa quello di costruire una proposta solida per accedere ai finanziamenti nazionali destinati al trasporto rapido di massa.
3. I primi cronoprogrammi (2018-2021)
Tra il 2018 e il 2019 il progetto entra nella fase decisiva per la sua sostenibilità economica. Lo studio di fattibilità viene validato e trasmesso al ministero per la richiesta di cofinanziamento. È un passaggio cruciale perché lega la realizzazione dell’opera all’esito delle risorse statali.
In quegli anni il cronoprogramma viene più volte aggiornato. Le ipotesi oscillano, ma mantengono una struttura comune: l’avvio dei lavori si sposta progressivamente verso il 2023-2024, mentre la prima corsa viene collocata tra il 2027 e il 2029.
Il progetto della linea Pendolina–Fiera è l’asse prioritario. La scelta deriva dalla sua funzione di collegamento tra periferie ovest, centro e polo fieristico, con interscambi sulla metropolitana. Il costo si stabilizza in una fascia tra 350 e 390 milioni di euro, a seconda delle soluzioni tecniche considerate.
Nel 2021 arriva la svolta finanziaria più importante. Il progetto ottiene un finanziamento statale pari a 359,5 milioni di euro, che copre la quasi totalità dell’investimento. Da quel momento il tram entra formalmente nella fase di attuazione.
4. La progettazione definitiva (2022-2023)
Il 2022 segna l’avvio della progettazione definitiva della linea T2, la Pendolina–Fiera. Brescia Mobilità affida tramite gara i servizi tecnici per lo sviluppo del progetto esecutivo. È una fase molto tecnica, in cui il tracciato viene tradotto in soluzioni ingegneristiche dettagliate.
Il progetto si consolida su alcuni elementi fissi. La linea misura circa 11,6 chilometri, con 24 fermate, e si connette in più punti con la metropolitana. La maggior parte del tracciato è prevista in sede propria, oltre il 70 per cento, con l’obiettivo di garantire regolarità e velocità.
Nel corso del 2022 viene selezionato il soggetto incaricato della progettazione definitiva, che sviluppa il tracciato sulla base dello studio iniziale. Nel 2023 il progetto viene consegnato e avviato alla fase di verifica e approvazione. Si apre anche la procedura per la conferenza dei servizi e per le valutazioni ambientali, oltre alla preparazione della gara per l’appalto integrato.
In questa fase il cronoprogramma resta ambizioso, con l’obiettivo di avviare i lavori tra il 2024 e il 2025. Tuttavia, la complessità delle procedure porta a un progressivo riallineamento delle scadenze.
5. Tracciato e contratti (2024-2025)
Nel 2024 il progetto subisce un primo aggiustamento significativo. Il tracciato nella zona di Urago Mella viene modificato per ridurre l’impatto su alcune aree residenziali e verdi. La revisione rende il percorso più lineare e interviene anche sulla configurazione delle fermate nella parte nord della città.

Nello stesso periodo proseguono le attività di definizione degli espropri e delle opere accessorie, insieme agli adeguamenti progettuali richiesti dalle verifiche tecniche.
Nel 2025 viene firmato il contratto che assegna – dopo una gara europea – la progettazione esecutiva, la fornitura dei treni e la realizzazione della linea a un raggruppamento di imprese composto da soggetti industriali del settore ferroviario e infrastrutturale. Il valore dell’opera si attesta attorno ai 326 milioni di euro per la sola linea T2 con 18 convogli da 52 posti a sedere (per un totale di 246). A vincere la gara è stato il raggruppamento temporaneo d’impresa formato da Manelli, Hitachi Rail e Alstom.
In una fase successiva, sulla scia di ricorsi e questioni societarie interne alle singole imprese, a subentrare a Manelli è stata Cmc, che prende le redini delle opere civili.
Da quel momento il progetto entra nella sua fase esecutiva. La progettazione finale viene avviata con l’obiettivo di arrivare ai cantieri nel 2026 e completare l’opera in circa cinque anni.
6. Cantieri e opere preliminari (2025-inizio 2026)
Tra il 2025 e l’inizio del 2026 il progetto si concentra sulle infrastrutture di supporto. L’area della Fiera diventa il principale punto operativo, destinato a ospitare il deposito dei convogli e il parcheggio di interscambio. In parallelo vengono realizzati interventi di riqualificazione su alcune aree già funzionali alla futura linea.
Le attività preliminari riguardano anche la gestione dei sottoservizi e la preparazione delle prime tratte di intervento, in particolare quelle tra la Fiera e la stazione e tra la Pendolina e San Faustino. Sono le zone individuate come punti di avvio del cantiere.
All’inizio del 2026 il progetto esecutivo viene completato e presentato come ultimo passaggio tecnico prima dell’apertura dei lavori diffusi sul territorio cittadino.
7. L’avvio dei lavori (6 luglio 2026)
Il 6 luglio 2026 segna l’avvio ufficiale dei lavori della linea T2 Fiera–Pendolina. La fase iniziale riguarda soprattutto le aree a nord della Fiera, dove vengono realizzati il deposito dei convogli e il parcheggio di interscambio.
Il cantiere viene organizzato per avanzare progressivamente lungo il tracciato, partendo dalle zone meno urbanizzate e spostandosi verso il centro città. Le lavorazioni coinvolgono infrastruttura, sottoservizi e viabilità, con una sequenza pensata per ridurre l’impatto sulla circolazione. La prima corsa? Resta fissata al 2030.




