Clima, il piano di A2A: 7 miliardi in 10 anni per il cambiamento
Gli anni della poderosa spinta – culturale ed ideologica – sulla transizione climatica sembrano alle spalle e hanno oggi lasciato spazio ad una fase di stabilizzazione. Ed è proprio questo il momento nel quale bisogna lavorare di più per farsi trovare pronti. Giocare d’anticipo per condizionare il cambiamento».
Telmo Pievani, filosofo dell’evoluzione, si dice sicuro: «Negli anni Ottanta si parlava tanto di buco dell’ozono. Dopo studi scientifici e la continuità di quella transizione il problema è stato affrontato e in parte risolto col rientro del buco dell’ozono di oltre il 70%. Allo stesso modo oggi le leggi della termodinamica ci confermano che arriveremo a 2 gradi in più entro il 2030. Bisogna allora cambiare prospettiva per affrontare la difficoltà».
Il piano di transizione climatica
Con le sue parole Pievani interpreta la visione che il gruppo A2A ha messo nero su bianco nel primo Piano di transizione climatica (presentato ieri a Milano), che definisce target, leve operative e strumenti finanziari per guidare il percorso di decarbonizzazione del gruppo verso l’obiettivo del Net Zero al 2050.
Il Piano (che verrà aggiornato annualmente in parallelo col piano industriale) si fonda su uno scenario energetico che prevede per l’Italia il raggiungimento della neutralità climatica tra 25 anni, con un ruolo rilevante delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 e una crescita della domanda elettrica legata all’elettrificazione dei consumi a cui si aggiunge il recente sviluppo dei data center (ma dal prossimo aggiornamento sarà più chiaro anche l’upside di richiesta di energia da parte di questi hub digitali).
Le leve
Sarà un percorso graduale che prevede, tra i vari obiettivi, la riduzione del 50% delle emissioni dirette entro il 2035 e dell’80% entro il 2040 (rispetto al 2017). Proprio fino al 2035 A2A ha previsto investimenti per 7 miliardi di euro dedicati alle principali misure di decarbonizzazione, dal potenziamento delle rinnovabili alle tecnologie per l’efficienza energetica (5 miliardi), dalla valorizzazione dei rifiuti come materia o energia allo sviluppo della rete di teleriscaldamento (2 miliardi).
«La crisi climatica richiede visione, coerenza e la capacità di agire con responsabilità nel lungo periodo – spiega l’Amministratore delegato della multiutility Renato Mazzoncini –. Affrontiamo questa sfida facendo leva sulle nostre competenze industriali, sull’innovazione tecnologica su cui stiamo investendo e su un modello di business che integra dimensione ambientale, economica e sociale. A causa degli scenari in grande cambiamento, dovremo costantemente aggiornare traiettoria e azioni di questo Piano, ma abbiamo definito tappe intermedie ambiziose per arrivare ad un obiettivo chiaro».
In un momento storico caratterizzato da incertezze geopolitiche e rivoluzioni industriali, la sicurezza dell’autonomia e della resilienza energetica diventano allora temi sempre più urgenti.
«In questo scenario i piani di transizione climatica delle imprese rivestono un ruolo essenziale nella mobilitazione dei capitali – aggiunge il presidente di A2A, Roberto Tasca – : permettono di valutare preventivamente i rischi, individuare nuove opportunità di investimento, rafforzare la fiducia del mercato e favorire un migliore accesso al credito, contribuendo alla riduzione dei costi di finanziamento. Essi costituiscono inoltre la base delle strategie di finanza sostenibile, un ambito nel quale il nostro gruppo è stato pioniere, con l’emissione del primo European Green Bond e del primo Blue Bond in Italia. A2A ha deciso di assumersi la responsabilità di quelle che sono le aspettative nei confronti dell’umanità».
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