Politica

Battagliola: «No agli estremismi. Se serve correremo anche da soli»

Il capogruppo di Brescia Civica: «Il centrodestra deve scegliere un candidato civico. Io? Non mi tirerei indietro». E propone la Commissione speciale sullo stadio
Palazzo Loggia - © www.giornaledibrescia.it
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Tre anni fa entrò in Consiglio comunale senza aver mai fatto politica. Oggi guida il gruppo di Brescia Civica, la lista nata attorno alla candidatura di Fabio Rolfi e poi diventata una realtà autonoma nel panorama del centrodestra cittadino. Massimiliano Battagliola, avvocato, rivendica il ruolo del civismo come «quarta gamba» della coalizione e guarda già alle comunali del 2028. Senza tirarsi indietro.

Battagliola, dopo tre anni in Consiglio comunale si è mai pentito di essersi candidato?

Me lo sono chiesto più volte. È un impegno enorme, soprattutto se si cerca di farlo seriamente. Io ho una professione impegnativa e non ho alcuna intenzione di rinunciarvi: conciliare lavoro e politica non è semplice. Però devo dire una cosa: non immaginavo che questa esperienza fosse così affascinante, è molto più coinvolgente e appassionante di quanto pensassi e la considero estremamente costruttiva.

Massimiliano Battagliola
Massimiliano Battagliola

Lei è arrivato in politica a 50 anni. Cosa ha scoperto dall’interno che da cittadino non vedeva?

Ho scoperto molte dinamiche politiche e partitiche. Alcune mi appartengono meno, perché ho sempre mantenuto una sensibilità civica. Non avendo direttive di partito, quando devo prendere una decisione provo a chiedermi una cosa semplice: cosa vorrebbero i cittadini? Essendo nato e cresciuto a Brescia, cerco sempre di ragionare da cittadino prima ancora che da politico.

Si sente a suo agio nel centrodestra?

Sì. Mi riconosco in un’area moderata, concreta, riformista, di ispirazione cristiana e liberale. Un’area che parla anche a chi non si riconosce nei partiti tradizionali.

Che cosa distingue Brescia Civica dai partiti del centrodestra?

Credo che le liste civiche avranno un ruolo sempre più importante nelle amministrative. Molti cittadini non si identificano più nei partiti ma nelle persone e nei progetti. Noi siamo nati per rappresentare quell’area moderata che guarda al mondo delle famiglie, del commercio, dell’artigianato, dell’impresa e dei quartieri. E abbiamo sempre detto una cosa: vogliamo fare un’opposizione costruttiva. Non il no a prescindere.

Qual è la differenza principale con l’attuale amministrazione?

Abbiamo una visione diversa della città. Ci sembra che l’attuale modello sia troppo autoreferenziale. Noi crediamo più nel merito, nella trasparenza e nel rapporto diretto con i cittadini. Governare una città significa partire dai bisogni concreti delle persone.

Però una critica che viene spesso rivolta all’opposizione è: contestate ma non proponete. Avete davvero una proposta alternativa?

È una critica che sentiamo spesso, ma non la condivido. Noi abbiamo avanzato molte proposte. Penso agli asili nido, alla riduzione delle rette delle case di riposo, a una revisione della spesa comunale, all’ottimizzazione della Tari. Oppure alla cultura.

La cultura è uno dei temi che la appassionano di più: un’idea che vorrebbe vedere realizzata?

Sì, è un tema che mi appassiona e che vivo, perché penso che Brescia abbia un patrimonio enorme che potrebbe essere valorizzato meglio. Ad esempio continuo a chiedermi perché una città come la nostra non abbia ancora un museo d’arte contemporanea.

Dove lo farebbe?

Ho proposto due idee. Una più ambiziosa: recuperare l’area del Gasometro e trasformarla in uno spazio dedicato all’arte contemporanea. L’altra più semplice: sviluppare il Mo.Ca. come vero museo d’arte contemporanea, con una collezione permanente e mostre temporanee. Abbiamo un patrimonio artistico, soprattutto legato al Novecento bresciano, che meriterebbe molta più attenzione.

Uno dei dossier su cui vi siete soffermati di più delicati è quello del Centro sportivo San Filippo. Perché?

È un caso emblematico. Da anni vediamo strutture che necessitano di investimenti continui e una situazione economica che resta complicata. Non voglio attribuire colpe alle singole persone. Dico però che se un sistema continua a produrre gli stessi problemi, bisogna interrogarsi sul sistema.

Che cosa farebbe?

Non ho la presunzione di avere la soluzione in tasca. Mi confronterei con chi ha competenze specifiche e con esperienze maturate altrove. Però una cosa è evidente: non si può continuare a rinviare. Perché il rischio è che un patrimonio importante perda progressivamente valore e lo stato delle nostre strutture sportive è sotto gli occhi di tutti.

Lo stesso ragionamento vale per lo stadio?

Assolutamente. Sullo stadio i tempi sono maturi. Oggi abbiamo una realtà societaria che appare seria e radicata sul territorio. Credo che sia arrivato il momento di aprire una discussione politica vera sul futuro dell’impianto, il tempo scorre: bisogna affrontare il tema ora che la legge stadi ci offre la possibilità di lavorarci. Il tempo non è poi così tanto: serve una Commissione che se ne occupi adesso.

Propone una commissione speciale sullo stadio, come era stato fatto per la metro?

Potrebbe essere uno strumento utile. Di sicuro serve affrontare il tema rapidamente. Nel 2029 il Rigamonti compirà settant’anni. Non possiamo arrivare all’ultimo momento.

I consiglieri di centrodestra in Loggia © www.giornaledibrescia.it
I consiglieri di centrodestra in Loggia © www.giornaledibrescia.it

Sul tavolo della Loggia ora c’è il progetto della holding. Vi sentite coinvolti? Cosa ne pensa?

No il coinvolgimento non c’è stato, al momento conosciamo il progetto quanto i cittadini. Potrebbe anche essere una soluzione valida, ma servono approfondimenti tecnici. Se ci dimostrassero che può risolvere alcuni problemi strutturali, non avremmo preclusioni.

La sicurezza è un altro vostro cavallo di battaglia. Secondo lei l’amministrazione sottovaluta il problema?

Non condivido l’atteggiamento di chi tende a minimizzarlo. La sicurezza è un diritto fondamentale, non è un problema esclusivamente bresciano e non può essere affrontato solo in chiave repressiva, ma oggi siamo arrivati a un livello che impone interventi concreti.

Quali?

Più presenza sul territorio, più polizia locale, più videosorveglianza. E un’attenzione particolare ai quartieri. La percezione di insicurezza, soprattutto nelle zone più lontane dal centro storico, è reale e non può essere ignorata.

Esistono ancora le periferie a Brescia?

Se per periferie intendiamo quartieri lontani dal centro e che vengono in parte trascurati, certo che esistono. Molti cittadini continuano a percepire una differenza di attenzione tra centro storico e quartieri. È una segnalazione che raccolgo continuamente parlando con le persone.

Qual è l’errore più grande dell’amministrazione Castelletti secondo lei?

L’investimento sul brand «Brescia la città europea». Non sono mai riuscito a comprenderne fino in fondo il senso: avrei capito una promozione rivolta all’esterno, ho fatto più fatica a comprenderne l’utilizzo all’interno della città e quindi anche a capire come mai siano stati investiti tutti quei soldi, quelle risorse potevano essere investite in servizi.

E invece una cosa che salva?

Pur avendo una visione molto diversa, riconosco che nel momento di crisi del Brescia Calcio l’amministrazione si è impegnata per cercare una soluzione. È stato un atteggiamento che ho apprezzato.

Arriviamo alla politica. Qual è il principale problema del centrodestra bresciano?

Che non può pensare di vincere senza il civismo.

Battagliola, primo da sinistra, durante un consiglio comunale
Battagliola, primo da sinistra, durante un consiglio comunale

È il messaggio che vuole mandare agli alleati?

Assolutamente sì. Il centrodestra, se vuole essere competitivo, deve capire che il valore aggiunto arriva anche dal mondo civico. Non siamo nati per togliere voti ai partiti, ma per allargare la coalizione e intercettare cittadini che oggi non si riconoscono nelle appartenenze tradizionali.

Per questo chiedete un candidato sindaco civico?

Sì. Noi auspichiamo una candidatura che provenga dalla società civile. Una persona capace di unire, di parlare a tutta la città e di rappresentare un progetto ampio.

È una condizione?

Oggi sarebbe prematuro porla come ultimatum. Però è la strada che suggeriamo con convinzione.

E se il candidato fosse scelto dai partiti?

Valuteremo. Dipenderà dalla persona e dal progetto. Potrebbe essere anche un profilo civico e moderato interno o suggerito dagli altri partiti del centrodestra.

Se dovesse vincere ancora il centrosinistra?

Sarebbero a quel punto quattro mandati consecutivi: credo che dovremmo prendere atto che Brescia è diventata una città stabilmente orientata a sinistra. Per questo penso che il centrodestra debba avere il coraggio di innovare.

Lei sarebbe disponibile a candidarsi sindaco?

Non sto lavorando a una candidatura personale. Però se un domani tutta la coalizione individuasse in me la persona giusta, non mi tirerei indietro. Sarebbe ipocrita dire il contrario.

Quindi non si auto-candida, ma non si sfila.

Esattamente. Mi metto a disposizione. È una cosa diversa.

Vannacci, la remigrazione, le nuove destre. Brescia Civica starebbe in una coalizione che accogliesse posizioni estremiste?

Noi siamo una forza moderata. Siamo contrari a qualsiasi estremismo. Siamo antifascisti, anticomunisti e profondamente democratici. Se non ci fosse convergenza su questi valori fondamentali, non avremmo alcun problema a fare scelte diverse.

Anche correre da soli?

Anche correre da soli. Non è il nostro obiettivo, ma non rinunceremo ai nostri principi per una convenienza elettorale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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