Per tre anni la società sportiva San Filippo è stata travolta da proteste, duelli politici e accuse. Gestione delle piscine contestata, impianti fatiscenti, conti troppo risicati, interrogazioni, accessi agli atti, accuse reciproche, lettere delle società sportive, richieste di commissariamento: una carrellata di magagne, insomma. Una partecipata chiacchierata dentro e fuori Palazzo Loggia.
Nicola Fiorin, al suo secondo mandato da presidente della società che gestisce 84 impianti sportivi pubblici cittadini, oggi prova a ribaltare il racconto. «Abbiamo ereditato una società in ginocchio» ripete. Difende il lavoro del cda, rivendica bilanci tornati in utile, promette miglioramenti e ricorda il clima di una società che «stava per saltare per aria».

Quando si è insediato quanto era grave la situazione?
Molto più grave di quanto si pensasse. Abbiamo ereditato una società che era in ginocchio, sull’orlo del commissariamento e alla quale era stata trasferita la gestione di 84 impianti sportivi rispetto ai dieci iniziali, in sostanza tutta l’impiantistica sportiva della città. C’era stato un direttore licenziato dopo un anno molto sofferto, un cda appena decaduto, una struttura completamente disarticolata.
Quando esplode tutto?
Nel 2023 salta il bubbone. C’è stata una tempesta quasi perfetta: il Covid, il nuovo contratto di servizio, il licenziamento del direttore, i problemi di gestione economica. San Filippo aveva crediti per quasi un milione di euro da recuperare. In quel momento ci siamo trovati davanti la fotografia reale degli impianti.
Che fotografia?
Impianti restituiti senza verbali di consegna, certificazioni mancanti o scadute, manutenzioni ridotte al minimo sindacale. Abbiamo dovuto iniziare una mappatura completa per capire davvero in che condizioni fossero le strutture.
Alcuni impianti erano in condizioni critiche: era ed è evidente. Quanto pesa oggi il tema manutenzioni?
L’ultimo fabbisogno stimato parla di circa 25 milioni di euro più Iva di interventi. Però rispetto all’inizio qualcosa si è mosso: il Comune ha iniziato a investire un milione di euro all’anno e, anzi, ha fatto di più: nei primi tre anni siamo arrivati quasi a cinque milioni.
Dove siete intervenuti?
Abbiamo rifatto completamente la piscina di viale Piave, messo a terra interventi importanti a Lamarmora e in diverse palestre di prossimità, penso alla Pirandello o alla scuola media Prealpino. E adesso partono altri lavori.

Su Lamarmora c’era sul tavolo un maxi progetto con A2A: che fine ha fatto?
È una partita che sta gestendo direttamente la Loggia con l’utility. Non so altro.
Nessuna riqualificazione in vista per la «casa madre»?
Sì, a giugno iniziano i cantieri al centro sportivo San Filippo: rifacciamo tutti e quattro i campi di via Bazoli e la tribuna del cosiddetto campo dell’orologio. Sono lavori finanziati direttamente da noi, con 650mila euro accantonati negli ultimi due bilanci.
E il palazzetto?
Quel percorso inizierà subito dopo: abbiamo già progetti e preventivi. Nel frattempo stanno andando avanti anche altri interventi: il palazzetto Azzurri d’Italia di via Nullo, quello di San Polo, mentre da settembre si metterà finalmente mano allo stadio del rugby. E tra le priorità che abbiamo indicato c’è anche il centro sportivo Vittorio Mero.
Molte lamentele riguardano anche i campi da calcio...
Posso dire che nel giro di tre anni verranno rifatti tutti i campi da calcio della città. Questo grazie anche al fatto che molti stanno andando in scadenza. Noi partiamo da via Bazoli, che era il nostro biglietto da visita ed era diventato urgente intervenire. Voglio che diventi il simbolo della nuova gestione San Filippo.
Il risanamento della società ha rallentato l’operatività?
Diciamo che dall’esterno si vede la piscina chiusa o il campo malmesso, ma non si vede il lavoro dietro le quinte. Noi abbiamo ristrutturato la società dall’interno: procedure nuove, controlli, formazione del personale, digitalizzazione. E questo ha migliorato a cascata anche l’operatività.
Per esempio?
Quando siamo arrivati, per iscriversi ai corsi di nuoto c’erano code dalle sei del mattino fuori dagli impianti. Oggi abbiamo portato tutto online. Anche al centro di via Bazoli abbiamo introdotto prenotazioni e pagamenti digitali. Per carità, non sarà una rivoluzione, però siamo almeno passati dall’età della pietra alla fine del Medioevo, diciamo così.
E i conti sono in ordine?
Abbiamo appena approvato un bilancio importante, con 84mila euro di utile. E questo dopo avere costituito un fondo per le manutenzioni straordinarie. Due anni fa ci accusavano di essere un pozzo senza fondo.
Il fronte più caldo resta quello delle piscine e delle società agonistiche, che la accusano, tra le altre cose, di poca trasparenza. Cosa ribatte?
Sulle piscine si intrecciano più interessi, sportivi ed economici. Ma bisogna ricordare una cosa fondamentale: sono piscine pubbliche. Devono servire agonisti, famiglie, scuole, disabili, nuoto libero. Non possono e non devono essere considerate proprietà privata di qualcuno.

Andiamo agli esempi concreti: parlano di gestione iniqua degli spazi acqua. È vero?
Le società che contestano sono quattro su 40. Noi comunque abbiamo preso sul serio le segnalazioni: abbiamo coinvolto la Federazione italiana nuoto, avviato verifiche interne e aperto un gruppo di lavoro per studiare un nuovo assetto gestionale.
Cosa cambierà?
Probabilmente internalizzeremo alcuni servizi oggi affidati all’esterno. L’obiettivo è superare l’attuale sistema.
Lei però lascia intendere che dietro alcune proteste ci sia altro: è così?
Dico solo che le critiche provenienti da certi pulpiti, considerando la storia recente della San Filippo, sono francamente imbarazzanti. E qualche elemento di perplessità mi resta.
Perché? A cosa si riferisce?
Perché ci sono società che per anni hanno avuto condizioni molto favorevoli. Una di queste, oggi in protesta, entrava due volte alla settimana mezz’ora prima dell’apertura ufficiale, con un manutentore pagato da San Filippo che andava ad aprire apposta. Quando poi mi si dice che sarebbero vessati faccio fatica a capire.
In Loggia il centrodestra ha avviato uno scontro duro sulla San Filippo: aveva qualche ragione?
Sono stati tre anni molto pesanti. Però io penso che San Filippo sia stata anche il pretesto per una polemica tutta politica. Detto questo, un’opposizione che controlla è sempre una risorsa democratica.
Ha mai pensato di lasciare l’incarico?
No. Io non me ne sarei mai andato da sconfitto prima di avere messo in ordine le cose.
Le accuse hanno riguardato anche l’incarico affidato alla professoressa Raffaella Cassano, che ha redatto il piano economico: le ridarebbe quell’incarico?
Assolutamente sì: prima del suo studio non si aveva contezza della situazione. E penso che ci siano molte persone che dovrebbero chiedere scusa alla professoressa Cassano. È stata attaccata continuamente, ma il lavoro che ha fatto sulla mappatura e sulla riorganizzazione della società è stato riconosciuto da tutti i tecnici con cui abbiamo lavorato. Senza contare che si è poi scoperto che non tutti avevano le carte in regola per lanciare la prima pietra.
Oggi quali sono prospettiva e mission della San Filippo?
Bisogna capire che idea di sport vuole avere Brescia nei prossimi anni. Perché lo sport non è soltanto agonismo: è salute, welfare, qualità urbana. Queste linee di indirizzo le darà la Loggia. Io personalmente penso che si debba parlare di welfare sportivo: serve un fondo per lo sport che aiuti famiglie e società. Perché tra energia, gestione e manutenzioni i costi dello sport aumenteranno sempre di più.

Le piscine sono sufficienti rispetto alla domanda?
La zona est oggi è scoperta. Ma una piscina è un impianto costosissimo da gestire. Serve una strategia vera. Lamarmora, per esempio, è utilizzata in modo enorme, viale Piave potrebbe avere sempre più una vocazione che guarda alla cura. Sono oltre 500mila gli accessi all’anno nelle piscine cittadine. E con il cambiamento climatico questi impianti diventeranno sempre più strategici.
Inutile però fingere che alle porte non ci sia il disegno della holding delle partecipate. Opportunità o rischio?
Può essere un’opportunità interessante per integrare servizi e avere maggiore forza finanziaria. Sono curioso di capire, quando sarà pronto, cosa lo studio immagina e che ruolo vorrebbe assegnare alla San Filippo. Brescia ha una particolarità: qui esiste una società che si occupa di sport a 360 gradi. E questo è un patrimonio unico.



