Per quasi un secolo qui si fabbricavano radiatori, caldaie e sanitari. Adesso, per capire che cosa diventeranno le ex Ideal Standard e Ideal Clima, bisogna mettere sul tavolo almeno tre progetti diversi. Un data center, una trasformazione ancora tutta da scrivere e, precisamente nel mezzo, l’impianto per produrre l’idrogeno destinato ai treni della Brescia-Iseo-Edolo. Con una complicazione non proprio secondaria: di quest’ultimo, al momento, non è nemmeno certo il destino. Benvenuti nel nuovo puzzle urbanistico di via Milano.
I giganti vuoti
Due gigantesche aree industriali contigue, figlie della stessa storia produttiva, che il Pgt vigente considera ancora un unico ambito di trasformazione. Il nuovo Piano della città (quello atteso in adozione entro dicembre) conserverà la visione complessiva del quadrante, ma farà i conti con una realtà già più frammentata: ex Ideal Standard ed ex Ideal Clima diventeranno due distinte unità d’intervento. La divisione, del resto, nella pratica esiste già.

Sull’ex Ideal Standard si muove Intred, che punta a insediarvi un data center. L’iter è avviato e il Comune ha chiesto alla società di integrare il rapporto ambientale: «Siamo in attesa delle integrazioni di Intred – spiega l’assessora all’Urbanistica Michela Tiboni –. Sulla base delle ultime interlocuzioni ci risulterebbe che vogliano proseguire con il progetto del data center».
Dall’altra parte c’è l’ex Ideal Clima, proprietà di Idea srl e oggi in capo al curatore fallimentare. Esiste un’istanza di piano attuativo in variante che interessa l’intero comparto, ma qui il futuro è ancora tutto da scrivere. Servirà uno specifico piano attuativo e a proporlo sarà verosimilmente l’eventuale nuovo acquirente. Il Pgt può fissare la cornice; per sapere cosa ci finirà dentro bisognerà conoscere le idee e le proposte di chi comprerà l’area. Proprio in mezzo a questi due giganteschi comparti passa il «progetto ferrovia».
I binari nel limbo
A cavallo delle due ex fabbriche, infatti, Ferrovienord aveva progettato il terzo tassello: l’impianto di Borgo San Giovanni per produrre e distribuire l’idrogeno della futura flotta H2iseO. Una porzione ricade sull’ex Ideal Clima, un’altra sull’ex Ideal Standard (dove la pianificazione prevede oggi una destinazione a verde pensile). Ed è questo il pezzo del mosaico incagliato nel limbo. A fine giugno Ferrovienord ha chiesto al Ministero dell’Ambiente di fermare il procedimento sulla messa in sicurezza dell’area, spiegando che – dopo la perdita dei fondi Pnrr – la stessa realizzazione dell’impianto era «oggetto di rivalutazione».
I poli di Iseo ed Edolo sono pronti e potranno alimentare la prima flotta, mentre Brescia era stata pensata come snodo della fase a regime. Tre mesi dopo quella domanda è rimasta parcheggiata accanto ai binari e pesa anche sulle carte urbanistiche. La Loggia aspetta di sapere se Ferrovienord intenda ancora utilizzare quelle porzioni prima di poter chiudere il disegno complessivo.

Così il vecchio recinto delle Ideal, che il Pgt «sorveglia» nel suo insieme, oggi contiene tre tempi diversi: Intred deve integrare le carte per il data center, l’ex Ideal Clima aspetta un futuro proprietario, Ferrovienord deve decidere se confermare l’impianto. Il nuovo Pgt proverà a tenere insieme il quadrante. Il problema, prima ancora di disegnare il futuro, è capire quali tasselli di quel futuro esistano ancora.




