Cronaca

Freno d’emergenza per i treni a idrogeno: in dubbio il polo di Brescia

Niente fondi Pnrr: Ferrovienord in una lettera al Ministero dell’Ambiente chiede lo stop all’iter per l’impianto di Borgo San Giovanni. Ma l’opera è decisiva per l’intero progetto
Marco Tedoldi

Marco Tedoldi

Giornalista

Uno dei nuovi treni a idrogeno
Uno dei nuovi treni a idrogeno

Ferrovienord tira il freno d’emergenza sul progetto della prima linea ferroviaria italiana alimentata a idrogeno. La società del gruppo Fnm ha chiesto al Ministero dell’Ambiente di sospendere il procedimento autorizzativo dell’impianto di produzione e distribuzione previsto a Brescia, nell’area di Borgo San Giovanni. E ha messo nero su bianco che la realizzazione dell’opera è ora «oggetto di rivalutazione». Non sono in discussione né i treni né gli impianti di Iseo ed Edolo, ormai completati. A vacillare è però uno dei tasselli più importanti dell’intera filiera: il polo cittadino destinato a produrre e distribuire l’idrogeno necessario ad alimentare a regime i convogli della Brescia-Iseo-Edolo. Un’infrastruttura considerata finora imprescindibile e la cui realizzazione, all’improvviso, non appare più scontata.

La richiesta

I dubbi emergono da una comunicazione inviata il 30 giugno da Ferrovienord al Ministero dell’Ambiente e agli enti coinvolti nel procedimento autorizzativo. «Anche in considerazione del venir meno dei fondi Pnrr – scrive la società –, la permanenza dell’interesse alla realizzazione dell’opera ferroviaria è, in questi giorni, oggetto di rivalutazione, sì che la sua attualità non può, allo stato, ritenersi acquisita». Il passaggio successivo è ancora più esplicito: «Ove la realizzazione dell’opera ferroviaria non venisse confermata, verrebbe meno in radice il presupposto funzionale dell’iniziativa». In altre parole, se si decidesse di rinunciare all’impianto, non avrebbe più senso portare a termine il procedimento ambientale avviato sull’area.

Le motivazioni

La lettera arriva proprio mentre l’iter sembrava avviato verso la conclusione. Il Ministero si preparava a chiudere positivamente la Conferenza dei servizi sulla messa in sicurezza permanente dell’area destinata a ospitare l’impianto. Ferrovienord, invece, ha chiesto di fermare tutto. Nelle conclusioni della nota la società domanda «di non procedere, allo stato, all’adozione del decreto di conclusione positiva della Conferenza» e di «disporre il differimento, o comunque la sospensione, della determinazione conclusiva, in attesa della definizione della verifica sull’attualità dell’opera ferroviaria».

L'impianto realizzato a Iseo
L'impianto realizzato a Iseo

Il freno d’emergenza viene motivato anzitutto dal venir meno dei finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’impianto non avrebbe potuto essere completato entro le scadenze del Pnrr, anche per la complessità delle procedure legate alla sua collocazione nel Sito di interesse nazionale Caffaro. Ma la nota di Ferrovienord mostra che il progetto è ancora lontano dai binari di partenza. «L’intervento relativo all’opera ferroviaria non risulta, allo stato, autorizzato, né è stato avviato il relativo procedimento autorizzativo – scrive la società –. Il progetto dell’opera ferroviaria non è stato ancora sottoposto a Regione Lombardia» per l’approvazione. Non si sta quindi frenando un cantiere ormai pronto a partire: è la stessa realizzazione dell’impianto a essere rimessa in discussione prima ancora dell’avvio dell’iter autorizzativo.

Una situazione che stride con le rassicurazioni arrivate appena poche settimane fa. Rispondendo all’interrogazione presentata in Consiglio regionale da Emilio Del Bono e Miriam Cominelli, la Regione aveva sostenuto che il ritardo dell’impianto di Brescia non avrebbe compromesso l’avvio del servizio nel 2027.

Nella prima fase entreranno infatti in servizio otto treni. Gli impianti già realizzati dalla stessa Ferrovienord a Iseo ed Edolo, insieme alla stazione mobile di rifornimento prevista a Rovato, sarebbero sufficienti ad alimentarli. Nella stessa risposta, però, la Regione aggiungeva che «le tempistiche di messa in servizio dell’impianto di produzione e distribuzione di idrogeno di Brescia nel 2028 sono compatibili con quelle di consegna dell’ultimo lotto di sei treni».

Scenario incerto

È proprio qui che si apre il punto interrogativo. Mentre Palazzo Lombardia descrive come acquisito lo scenario del 2028, il soggetto attuatore comunica al Ministero che la permanenza dell’interesse a realizzare l’opera è in fase di rivalutazione. Due messaggi difficili da conciliare.

A bordo del treno a idrogeno
A bordo del treno a idrogeno

Eppure soltanto due anni fa il cronoprogramma raccontava una storia molto diversa. Nel febbraio 2024, durante un sopralluogo nell’area di Borgo San Giovanni, il responsabile dei progetti idrogeno di Fnm, Stefano Erba, spiegava al Giornale di Brescia che, in assenza di intoppi, l’impianto sarebbe stato pronto entro la metà del 2026, «in tempo per non perdere il finanziamento del Pnrr». Quella scadenza è trascorsa. I fondi Pnrr sono venuti meno e la stessa Ferrovienord ritiene ora necessario sospendere il procedimento, in attesa di decidere se l’opera debba ancora essere realizzata.

La questione però va ben oltre il destino di un singolo cantiere. Finché i treni in servizio saranno otto, il sistema potrà reggersi sugli impianti di Iseo ed Edolo e sulla stazione mobile di Rovato. Ma H2iseO Hydrogen Valley è stato concepito per una flotta di quattordici convogli.

Il nodo Brescia

Quando, secondo i programmi, nel 2028 arriveranno i sei treni della seconda fase, il polo di Brescia non sarà più un’infrastruttura accessoria. Diventerà un nodo centrale per la produzione e la distribuzione dell’idrogeno lungo la linea. Il vero interrogativo, dunque, non riguarda più soltanto la scelta dell’idrogeno come tecnologia, tema che negli ultimi anni ha alimentato un acceso dibattito.

La domanda, oggi, è un’altra: l’impianto di Borgo San Giovanni si farà davvero? Se la risposta dovesse essere negativa, H2iseO Hydrogen Valley non verrebbe automaticamente meno. Ma cambierebbe profondamente il progetto con cui la Lombardia aveva immaginato di fare della Brescia-Iseo-Edolo il laboratorio italiano del trasporto ferroviario a idrogeno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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